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Brexit: l’impatto sul Digital Single Market se vince il sì

Che impatto avrebbe la Brexit sul Digital Single Market? Quali le conseguenze legali in settori chiave del digitale come l’eCommerce, la Net Neutrality, la regolazione delle Tlc? E il settore del settore broadcasting? Sono queste le domande che circolano in questi giorni di vigilia del referendum del 23 giugno, oggetto di un report analitico (“Brexit: implications for the TMT sector”) dello studio legale londinese Simmons&Simmons, secondo cui la vittoria del sì avrebbe conseguenze assai significative sul business nel Regno Unito e nel resto della Ue.

Il framework legislativo della Ue

La Ue, nell’ottica di creare un Digital Single Market, ha realizzato un quadro normativo che copre il settore Telecom (reti fisse e mobili), Internet, il settore broadcasting e tutti i servizi di trasmissione. Il framework comprende le norme sui sistemi di trasmissione di segnali su rete fissa, via radio, su reti ottiche e satellitari, sistemi elettrici via cavo ecc. Reti usate per il broadcasting televisivo e via cavo, a prescindere dalla informazioni veicolate.

In caso di Brexit, il quadro normativo britannico che ha implementato tutte le direttive europee in materia del framework europeo resterebbe in vigore finché il Regno Unito non deciderà di modificarlo. Senza dubbio ci saranno delle difficoltà nel rispetto delle norme europee inserite nel sistema legislativo britannico. Tutto dipenderà dai rapporti che si instaureranno fra Regno Unito e Ue in caso di Brexit.

Il pacchetto Telecom

 

Il framework europeo gioca un ruolo importante per quanto riguarda le Condizioni Generali, le condizioni del Servizio Universali e quelle che regolano il mercato delle tlc (Communications Act del 2003) nonché sul modo in cui l’Ofcom controlla gli operatori britannici. Il framework inoltre impone all’Ofcom degli obblighi, per la promozione della Concorrenza, lo sviluppo del mercato interno della Ue e la difesa dei cittadini della Ue. In caso di Brexit, senza dubbio ci sarà un cambio di attenzione a favore dei cittadini britannici (e non più verso quelli europei). Il Governo di Londra e l’Ofcom potrebbero poi mettere mano alle regole specifiche del settore Tlc per andare incontro alle esigenze dei consumatori britannici.

Infrastrutture

In caso di Brexit, Londra potrebbe decidere di intervenire con la mano pubblica per il finanziamento delle reti a banda larga (rame e fibra), aggirando o meglio ignorando le stringenti norme Ue sugli aiuti di Stato. C’è da dire però che in fase negoziale con la Ue, in caso di Brexit, Bruxelles potrebbe comunque insistere nel richiedere norme vincolanti contro gli aiuti di Stato alle aziende private britanniche.

 Roaming

 

In caso di Brexit, l’uscita del Regno Unito dalla Ue diventerà operativa (presumibilmente) dopo il 16 giugno 2017, data fissata per l’abolizione del roaming nella Ue, e per allora è altrettanto presumibile che gli operatori Uk avranno già degli accordi con i diversi paesi Ue. Ma non è chiaro se questi accordi resteranno in vigore.

 

Net Neutrality

Il Regno Unito potrebbe decidere di muoversi in maniera autonoma sul fronte della net neutrality, che a livello comunitario è garantita secondo il principio del “no blocking no throttling” (vietato bloccare siti e regolare il traffico in base a contenuti prioritari). In realtà, anche la Ue sta pensando ad alcune eccezioni per quanto riguarda il network management, a patto che siano rispettati principi di trasparenza, non discriminazione, proporzionalità e qualità del servizio per i servizi speciali (ad esempio l’eHealth e i servizi di sicurezza online).

 

Concorrenza

In caso di Brexit, il Regno Unito potrebbe sviluppare regole autonome in materia di concorrenza, potenzialmente divergenti da quelle europee. Il che produrrebbe certo un aggravio di costi per le Tlc britanniche, con il rischio di indagini parallele (e multe duplicate) portate avanti dalle autorità Antitrust di Londra e di Bruxelles.

 

eCommerce

 

La direttiva eCommerce, per la creazione di un mercato interno del commercio elettronico, è stata adottata dalla Ue nel 2000 e assorbita nell’ordinamento britannico nel 2002.  Le conseguenze della Brexit sull’eCommerce britannico dipenderanno in prima istanza sui termini che saranno negoziati. Il Governo di Londra potrebbe decidere di cambiare le regole, ma le aziende inglesi dovranno probabilmente attenersi agli standard Ue per continuare a vendere online negli stati membri.

 

Digital Single Market

Il 6 maggio 2015 la Commissione Ue ha annunciato una strategia in 14 punti per sostenere lo sviluppo del Digital Single Market, allo scopo di sviluppare in primo luogo un mercato unico dell’eCommerce. L’obiettivo principale della Strategia è abbattere le barriere e gli ostacoli che frenano l’eCommerce transfrontaliero all’interno della Ue. Sono previsti investimenti complessivi per 21,4 miliardi di euro da parte della Ue per realizzare il Digital Single Market in Fondi Europei Strutturali. Se passerà la Brexit, a seconda dei termini che saranno negoziati, le aziende digitali del Regno Unito rischiano di non usufruire di questi fondi.

 

Regolazione sul broadcasting

In caso di Brexit, l’Ofcom potrebbe ad esempio decidere di introdurre vincoli più stringenti nei confronti dei servizi Vod (video on demand) degli OTT.

D’altra parte, i broadcaster britannici perderebbero il vantaggio del principio del “paese d’origine” contenuta nella direttiva Media e servizi audiovisivi allo studio a Bruxelles, secondo cui le emittenti, quando licenziatarie e regolate in un paese, potrebbero trasmettere gli stessi contenuti (portabilità dei contenuti) in altri paesi senza extra costi di licenza.

 

Licenze

 

L’utilizzo di licenze paneuropee per il content digitale, in particolare per i servizi musicali, è cresciuto notevolmente negli ultimi tempi. In caso di Brexit, il trattamento delle licenze nel Regno Unito e la definizione dei termini di utilizzo del termine “Unione Europea” negli accordi di licenza diventerebbe incerto.

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