PA digitale

Basta commissari al Digitale, ecco perché serve una Commissione parlamentare permanente

Se il Parlamento ed il Governo intervengono in modo sistematico sul digitale non è necessario  ricorrere a commissari straordinari per il digitale ma l'intervento legislativo e di governo deve rientrare nella logica della 'normalità'.

di Donato A. Limone, Professore di informatica giuridica e direttore della Scuola Nazionale di Amministrazione Digitale (SNAD), Università degli studi di Roma, Unitelma Sapienza |
Donato A. Limone

La rubrica PAdigitale, a cura di Donato A. Limone, Professore di informatica giuridica e direttore della Scuola Nazionale di Amministrazione Digitale (SNAD), Università degli studi di Roma, Unitelma Sapienza. Analisi e approfondimenti sul processo di attuazione della Riforma della PA. Per consultare gli articoli precedenti clicca qui.

Nel nostro sistema istituzionale, il Parlamento ha il potere di fare le leggi; il Governo ha il potere di fare strategie e  governare. Entrambi hanno il “dovere” di legiferare e governare per e su cose concrete a favore dei cittadini e delle imprese. Tutti e due questi soggetti istituzionali hanno il dovere di operare su materie che hanno a che fare con la Società dell’informazione, la società che opera in modalità digitale (nativamente digitale). Nelle passate legislature, di questa “società” Parlamento e Governo si sono occupati del digitale (oppure non si sono occupati del digitale) in modo non sistematico, senza strategie, senza una linea precisa anche in relazione a quanto stava avvenendo nel resto della Unione Europea e del mondo. Quindi scarsi interventi legislativi (insignificanti) e carenza di una “visione” governativa del settore.

Cosa possono e devono fare Parlamento e Governo oggi?

 

Come legiferare?

Crediamo sia necessaria la istituzione di una Commissione permanente parlamentare che si occupi del digitale in senso totale e globale. Con la finalità di un intervento non più estemporaneo ma sistemico e in relazione ad una “visione” chiara, precisa, con poche regole e con indicazioni precise anche per il governo. Una azione legislativa forte, competente, rispettosa del mercato e delle autonomie amministrative delle Pubbliche amministrazioni ma finalizzata a supportare il mercato e a semplificare e digitalizzare la stessa azione amministrativa.

 

Commissari straordinari per il digitale? No grazie!

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Se il Parlamento ed il Governo intervengono in modo sistematico sul digitale non è necessario  ricorrere a commissari straordinari per il digitale ma l’intervento legislativo e di governo deve rientrare nella logica della “normalità”.

 

Dal Codice dell’amministrazione digitale al Codice della Società dell’informazione

Riteniamo che sia necessario porre mano ad una totale revisione del Codice dell’Amministrazione digitale nella direzione di fare del Codice un vero Codice: 10/15 articoli di principi fondamentali (da non modificare per anni) e formazione di regole tecniche coerenti, concrete, operative, utili, aggiornate ed integrate. Oggi il Codice dell’amministrazione digitale è un misto di principi, diritti e pseudo diritti, di prescrizioni, di annotazioni, di ipotesi di lavoro, ecc. senza capo né coda. Eppure la legge 124/2015 nella delega aveva previsto un intervento di semplificazione e delegificazione forte del Codice (ma invano).

Allora, ha senso abrogare questo codice e adottare un Codice della società dell’informazione con pochi principi che abbiano senso e valore sia per il settore privato che per il pubblico e con alcune indicazioni precise per le Pubbliche Amministrazioni. Principi comuni sul valore dei documenti informatici, delle firme elettroniche, delle trasmissioni elettroniche, delle comunicazioni digitali, della formazione, della gestione e della conservazione dei  documenti informatici, della protezione dei patrimoni informativi e dei dati personali, delle strutture di rete, ecc.

 

Eliminare il nuovo strumento delle linee guida, anzi renderlo utile. Come?

Le linee guida definite nell’art. 1 del Codice dell’Amministrazione Digitale e regolate con l’art. 71 dello stesso Codice dovrebbero aiutare ad applicare le regole tecniche. Queste dovrebbero essere adottate con decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri. Le linee guida non hanno alcun fondamento giuridico come fonti del diritto.

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