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Banda ultralarga: ‘Sblocca Italia’ fermo al MEF. Oggi la deadline per prenotare le aree

Ultrabroadband

Scadono oggi i termini per le manifestazioni d’interesse degli operatori per prenotare le aree individuati da Infratel per i futuri piani d’investimento in banda ultralarga che potranno beneficiare dei 6 miliardi complessivi di incentivi pubblici (FESR e FEASR) previsti dal Piano nazionale Banda ultralarga del Governo. Ma la vera scadenza è il 31 maggio, quando gli operatori dovranno presentare i piani d’investimento, termine entro il quale i decreti attuativi con il credito d’imposta per le aziende che investono dovranno essere stati approvati. Ad oggi sono ancora fermi alla Ragioneria del MEF, che teme carenze di copertura finanziaria nel 2015.

Le prenotazioni di oggi

Le prenotazioni odierne da parte degli operatori non sono vincolanti, ma rappresentano il primo passo formale in vista della presentazione (quella sì vincolante) dei piani d’investimento concreti che secondo il crono programma dovranno arrivare entro il prossimo 31 maggio. Piani d’investimento che di certo saranno più ponderati e meno numerosi delle prenotazioni, che non costano nulla.

Telecom Italia ha già fatto sapere nei giorni scorsi per bocca del presidente Giuseppe Recchi che l’azienda intende prenotarsi per tutte le 94 mila zone in cui è stato suddiviso il territorio nazionale fra aree bianche, nere, grigie ecc. E’ prevedibile che facciano altrettanto anche gli altri operatori, fra cui Fastweb, Vodafone e Metroweb, visto che la prenotazione non implica poi alcun obbligo di intervento.

La scadenza vera il 31 maggio

La scadenza vera di tutto il processo è appunto il 31 maggio, termine entro il quale gli operatori dovranno scoprire le carte e dichiarare l’entità dell’investimento per singola area e il tipo di tecnologia prescelto (Fttc, Fttb, Ftth) in linea con gli obiettivi della Strategia nazionale per la banda ultralarga. La Strategia, molto ambiziosa, approvata dall’Esecutivo lo scorso 3 marzo, punta a raggiungere gli obiettivi europei, che prevedono, entro il 2020, 30 Mbps di banda disponibili per tutti e 100 Mbps per un cittadino su due, pari all’85% del territorio nazionale.

Ad oggi non è chiaro se e in che modo le 94 mila aree, frutto tra l’altro di consultazioni con gli operatori, saranno suddivise in macro-aree più grandi, a livello regionale o comunale, per capire il tipo di copertura previsto per ogni singola zona: se si tratterà di passare ad esempio da una copertura da 3 Mbps a 30 Mbps o da una copertura di 30 Mbps a 100 Mbps e con quale tecnologia sarà possibile raggiungere l’obiettivo fissato in forza di quali sgravi fiscali.

Ufficialmente, nessun operatore ad oggi ha annunciato investimenti oltre il 2016. Telecom Italia ha annunciato pubblicamente che porterà l’Ftth in 40 città, Metroweb, secondo la Reuters, si concentrerà su 600 comuni interessati all’Ftth.

Altri operatori si concentreranno sui cluster C e D per non entrare in competizione con i player più forti nei grandi centri urbani del cluster A.

Sblocca Italia, decreti attuativi bloccati alla Ragioneria del MEF

La scadenza odierna per le manifestazioni d’interesse è legata agli incentivi fiscali previsti dal decreto Sblocca Italia. Ad oggi però i decreti attuativi con gli incentivi fiscali per gli investimenti degli operatori sono pronti ma fermi in attesa di approvazione.

Lo stallo è dovuto alle resistenze della Ragioneria del Mef (Ministero dell’economia e delle Finanze), che vuole fissare dei tetti molto bassi al credito d’imposta concesso agli operatori per ogni singola area. La Ragioneria del Tesoro, in contrasto con l’opinione del Mise (Ministero dello Sviluppo economico), teme che il credito d’imposta previsto dai decreti attuativi dello Sblocca Italia sia troppo corposo, con il rischio di sforare le coperture disponibili per il 2015. Per questo la Ragioneria avrebbe fissato un tetto molto basso al credito d’imposta da garantire alle manifestazioni di ogni singola area, una misura che però rischia di minare l’interesse dei privati ad investire.

Goram Gutgeld, consigliere economico di Matteo Renzi per la spending review, si è attivato in questi giorni per reperire nelle pieghe del bilancio le risorse necessarie per allargare le maglie del credito d’imposta per la banda ultralarga, e risolvere in tempi stretti l’impasse finanziario. C’è da dire che il credito d’imposta è una voce che può variare in base alla domanda dei privati, che di fatto sarà quantificabile concretamente non prima del 31 maggio. Il timore della Ragioneria è che le manifestazioni d’interesse siano superiori rispetto alle disponibilità finanziarie del 2015.

Intanto, ieri l’Antitrust ha espresso un parere sulla Strategia nazionale a banda ultralarga. Secondo alcuni esperti,  l’Antitrust ha ribadito quello dell’operatore puro come modello ideale per accedere agli incentivi pubblici e non incappare nelle rimostranze dell’Ue sugli aiuti di Stato. Un operatore non integrato verticalmente, al quale partecipino senza quote di maggioranza tutti gli operatori che vogliono investire. Però, secondo gli esperti, sarebbe difficile definire operatore puro un soggetto partecipato dai due o tre maggiori retailer italiani, e forte sarebbe il rischio di barriere all’ingresso nel veicolo per nuovi entranti in particolare dall’estero.

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