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Banda larga: gli OTT la offrono gratis, e le telco stanno a guardare?

Le recenti iniziative delle maggiori web company americane in tema di connettività la dicono lunga sulle sfide che gli operatori telefonici tradizionali dovranno affrontare nel prossimo futuro per contrastare lo sconfinamento degli OTT nei loro territori di business.

Alla fine di settembre, Microsoft ha annunciato l’intenzione di portare la connettività Internet in circa 500 mila città e centri rurali dell’India (a una popolazione, cioè, di circa quattro milioni di abitanti). Il gruppo di Redmond sfrutterà, per la prima volta su scala così ampia, il cosiddetto “white space”, ossia lo spettro non utilizzato tra le frequenze televisive, sulle cui potenzialità sta lavorando già da diverso tempo proprio con l’obiettivo di  portare la banda larga in zone svantaggiate a costi contenuti.

In occasione della visita negli Usa del primo ministro indiano Narendra Modi, quindi, Google ha annunciato di voler installare reti Wi-Fi in circa 400 stazioni ferroviarie.

Le prime 100 stazioni, le più trafficate del Paese, saranno coperte già entro la fine del 2016 e, solo in questa prima fase, il progetto riguarderà all’incirca di 10 milioni di passeggeri ogni giorno, molti dei quali non dispongono di copertura Internet nelle loro abitazioni. Obiettivo di Google è di dare vita al “più grande progetto di WiFi pubblico in India e uno dei più importanti al mondo per numero di potenziali utenti”, ha detto il CEO Sundar Pichai.

Facebook, intanto, ha annunciato l’intenzione di fornire connettività ai campi profughi sparsi per il globo per garantire ai rifugiati un migliore accesso agli aiuti comunitari, facilitare i contatti con le famiglie e fornire utili dati alle agenzie delle Nazioni Unite.

Filantropia? Forse, anche, ma a prevalere è senz’altro l’aspetto commerciale della faccenda: già nel medio periodo, secondo gli osservatori, si potrà vedere che la connessione dei disconnessi porterà benefici al core business dei vari Google & Co.

Di certo, quello che accomuna i progetti dei giganti del web è che in nessuno di questi si fa menzione agli operatori telefonici, al loro ruolo in queste iniziative, che pure ruotano attorno alla banda larga, alla connettività e al Wi-Fi: tutti aspetti fin qui legati alle attività delle telco tradizionali.

Un secondo aspetto di non poco conto è che questi progetti non arrivano proprio come un fulmine a ciel sereno: Facebook ha già varato l’iniziativa internet.org, mentre Google nel 2013 ha varato ‘project loon’, un progetto per portare Internet a basso costo nei paesi in via di sviluppo attraverso una flotta di palloni aerostatici e dirigibili e una rete satellitare.

Progetti che, come ha spiegato l’analista Ovum Mark Newman “rappresentano innovazione attorno alla connettività internet…e niente impedisce agli operatori di fare altrettanto”.

Come dire, finora le telco sono state a guardare e invece di studiare anche loro dei sistemi per connettere i disconnessi hanno pensato bene di “…diversificare il loro core business allontanandosi dai servizi di comunicazione e connettività”, spiega Newman che pure precisa: “…questo non vuol dire che gli operatori non hanno i loro programmi per estendere le loro reti in zone rurali. Iniziative di condivisione delle reti sono all’ordine del giorno e spesso si avvalgono del sostegno finanziario dei governi”.

Ma, aggiunge l’analista, il punto è che per raggiungere le persone ancora non coperte da internet, gli operatori “tendono a fare affidamento sugli stessi fornitori, le stesse tecnologie e gli stessi modelli di business di sempre”, innovando ed evolvendosi, insomma, in maniera molto lenta e faticando a distaccarsi dall’idea di poter fornire servizi voce e dati robusti invece di costruire reti ‘carrier grade’.

A differenza delle web company, che hanno una ‘forma mentis’ globale, così come sono globali le loro tecnologie e le loro attività, le telco “tendono a limitare le loro ambizioni ai mercati in cui possiedono  licenze e reti”, continuano a ragionare, quindi, in termini di licenze e confini nazionali, aggiunge Newman.

Una delle poche eccezioni a questo stato di cose è rappresentata da Vodafone, che recentemente attraverso la Vodafone Foundation ha lanciato la ‘rete in uno zaino’ per portare connettività nelle aree colpite da calamità naturali.

Resta da vedere, conclude Newman, se gli OTT “hanno più fiducia nella loro capacità di monetizzare la connettività a banda larga – anche se la stanno offrendo gratuitamente – rispetto agli operatori, per i quali la connettività fa parte del core business”.

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