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Auto elettriche: ridurre le disuguaglianze sociali a partire dai sistemi di ricarica. Il caso del Regno Unito

La mobilità elettrificata

In tutto il mondo l’auto elettrica sta sostituendo progressivamente i vecchi mezzi a benzina e diesel. Le vendite di vetture elettrificate sono cresciute del +168% nella prima metà del 2021 ed entro il 2028 il loro prezzo medio scenderà anche al di sotto di quello delle auto a combustibili fossili.

Entro la fine di questo decennio è molto probabile che, anche grazie alla transizione energetica ed ecologica e agli incentivi all’acquisto, i mezzi elettrificati diventeranno molto comuni sulle nostre strade.

Se da una parte, però, la mobilità elettrica ci consente di ridurre a zero le emissioni di CO2 provenienti dal traffico, dall’altra è anche vero che questa modalità di spostamento porta con sé numerose criticità in termini ambientali.

Punti critici dell’elettrico

Le batterie di queste auto, vero cuore tecnologico dell’eMobility, per essere costruite richiedono all’industria un grande consumo di energia e soprattutto di metalli e minerali molto rari. Mediamente 160 kg di litio, cobalto, nickel, grafite, manganese, alluminio, rame per ogni batteria.

Poi c’è l’ovvio problema della crescita della domanda di energia elettrica a livello nazionale, da distribuire attraverso nuove infrastrutture, più efficienti e sostenibili, fino alla rete locale di punti di ricarica, che dovrà essere sempre più diffusa e di prossimità al cittadino-automobilista.

Il primo punto si risolve con la ricerca di nuovi materiali, il riciclo massimo delle batterie esauste in tutte le loro parti, la riduzione dell’impiego di questi minerali preziosi e il potenziamento dell’autonomia stessa delle batterie.

L’offerta di energia elettrica dovrà essere progressivamente sempre più pulita, fino al 100% da fonti energetiche rinnovabili (che a loro volta hanno bisogno di energia e materie prime rare per la loro costruzione).

Sistemi di ricarica e disuguaglianze sociali

Un altro problema sta poi nel modo in cui si offre energia ai consumatori, attraverso punti ricarica che non sono tutti uguali e che soprattutto possono generare pesanti disuguaglianze sociali, secondo quanto riportato da Rachel Lee, PhD Candidate in Electric Vehicle Usage all’University of Sheffield, in un articolo su theconversation.com.

I sistemi di ricarica domestici sono i più economici, ma impiegano molto più tempo per ricaricare un’auto elettrica: con otto ore si raggiunge un’autonomia di circa 250 km.

Se si decide di ricaricare un’auto elettrica con caricabatterie pubblico ad esempio nel parcheggio del supermercato in 45 minuti si raggiunge un’autonomia di circa 30 km.

Con caricabatterie ultra rapidi, invece, in 45 minuti si raggiunge un’autonomia di una settimana di guida.

La giusta tariffazione

È qui che si deve intervenire per ridurre le possibili disuguaglianze sociali ed economiche che potrebbero derivare da un mercato della mobilità elettrica lasciato a se stesso. Chi non ha un caricabatterie a casa, a cui attaccare la propria auto magari durante le ore notturne, dovrà provvedere con i punti ricarica in strada, che sono molto più costosi.

In Gran Bretagna, quasi 7 milioni di famiglie rientrano in questa seconda categoria di automobilisti. La cosa giusta da fare, secondo gli esperti, è offrire caricabatterie in strada allo stesso prezzo di quello domestici.

Mancano almeno 750 milia punti di ricarica a tariffa calmierata, secondo le stime dell’articolo, che dovranno essere realizzati al più presto nel Regno Unito per evitare ulteriori disuguaglianze economiche, ma anche per promuovere ulteriormente l’acquisto di vetture elettriche e per raggiungere più rapidamente l’obiettivo di zero emissioni entro il 2030.

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