Key4biz

Antitrust al Governo: rimuovere ostacoli a banda ultralarga

Segnalazione dell’Antitrust a Parlamento, Governo, Agcom e Anci per rimuovere gli ostacoli che ritardano la realizzazione della rete a banda ultralarga fissa (fibra) e mobile (5G) nel nostro paese. l’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato torna a segnalare il problema dei ritardi delle nuove reti, e ha ritenuto di indirizzare una segnalazione ai Presidenti del Senato della Repubblica e della Camera dei Deputati, al Presidente del Consiglio dei Ministri, al Ministro dello Sviluppo Economico, all’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni e all’Associazione Nazionale dei Comuni Italiani riguardo allo sviluppo delle infrastrutture di telecomunicazione fissa e mobile a banda ultra-larga, in un’ottica di promozione degli investimenti e del rispetto di un corretto gioco concorrenziale.

Scarica la segnalazione dell’Antitrust in PDF

Nella segnalazione, l’Autorità presieduta da Roberto Rustichelli ha rilevato che le infrastrutture di telecomunicazioni, sia mobili che fisse, costituiscono elemento fondamentale per lo sviluppo del tessuto imprenditoriale e la crescita economica, come dimostrato anche nel corso della recente emergenza sanitaria dall’accesso al lavoro ed all’istruzione a distanza.

Rilanciare investimenti

Occorre quindi che le istituzioni pubbliche, si legge nella nota dell’Autorità, rimuovano gli ostacoli ingiustificati all’installazione ed all’esercizio di infrastrutture di telecomunicazioni, promuovendo l’utilizzo di servizi di comunicazione elettronica da parte dei cittadini e rilanciando gli investimenti privati e pubblici nelle suddette reti di comunicazione. Tanto più che “La centralità delle infrastrutture di telecomunicazione per favorire la partecipazione dei cittadini alla vita sociale ed economica è confermata anche nell’articolo 82 del Decreto-Legge 17 marzo 2020, n. 18, c.d. (“Cura Italia”), convertito con modificazioni dalla legge 24 aprile 2020, n. 27, che ribadisce il carattere di pubblica utilità dei servizi di comunicazione elettronica e fissa l’obiettivo di potenziare le infrastrutture e di garantire il funzionamento delle reti, nonché l’operatività e continuità dei servizi di telecomunicazione”, si legge nella segnalazione.

Rimuovere ostacolo per antenne 5G e wireless

In primo luogo, l’Autorità richiama quanto espresso in precedenza sulla necessità di rimuovere gli ostacoli ingiustificati all’installazione di impianti di telecomunicazione mobile e broadband wireless access, anche in virtù di una  rinnovata verifica della validità degli attuali limiti elettromagnetici e degli standard di misurazione alla luce delle valutazioni scientifiche intervenute al riguardo,  con conseguenti importanti favorevoli ricadute sui livelli di servizio erogati ai consumatori e alle imprese. “In tal senso si ribadisce, in primo luogo, l’auspicio che vengano rimossi gli ostacoli ingiustificati all’installazione di impianti di telecomunicazione mobile e broadband wireless e che siano modificate le restrizioni alle emissioni elettromagnetiche alla luce dei risultati delle richiamate valutazioni scientifiche”, si legge nella segnalazione.

Basta oneri amministrativi per rete fissa

In secondo luogo, l’Autorità auspica un’azione volta a ridurre gli oneri amministrativi e le barriere allo sviluppo delle infrastrutture di telecomunicazione fisse con opportuni interventi sugli iter autorizzativi e sui limiti al subappalto, in modo da favorire una concorrenza tra operatori per la fornitura di infrastrutture di qualità, con adeguati benefici in termini di prezzo.

Bene i voucher, ma vadano per connessioni ad almeno 100 Mbps

Inoltre l’Autorità accoglie con favore la previsione di strumenti di sostegno alla domanda – tramite l’erogazione di voucher e dispositivi elettronici – per le famiglie meno abbienti (intervento di coesione o c.d. fase I), rispondenti ad un duplice obiettivo: inclusione sociale ed educazione al mondo digitale. Al contempo, ritiene necessario che gli ulteriori interventi destinati alle famiglie e alle imprese (interventi della c.d. fase II) debbano essere erogati esclusivamente per connessioni con velocità di almeno 100 Mpbs, nel rispetto del principio di neutralità tecnologica. In caso contrario si avrebbe un sostegno ingiustificato per tecnologie che hanno dimostrato, proprio durante l’emergenza sanitaria, di non essere adeguate al soddisfacimento delle esigenze di connettività del Paese.

E su questo punto sarà certamente d’accordo anche Open Fiber, visto che l’FTTH raggiunge performance ben superiori, fino a un gigabit al secondo.

Diritto di recesso, basta sovrapprezzi e lock-in

Infine si assume che un forte stimolo ai clienti finali ad avvalersi di nuove tecnologie possa derivare dalla mobilità della clientela tra i diversi operatori.

In tal senso, appare opportuna una modifica delle norme relative al diritto di recesso di cui art. 1, commi 3 e 3-ter, del D.L. n. 7/2007, al fine di impedire agli operatori di pretendere corrispettivi ingiustificati in caso di recesso anticipato – in termini di imposizione di costi relativi a servizi di attivazione e accessori non corrispondenti a quelli reali – tali da limitare eccessivamente la facoltà dei clienti di cambiare operatore.

Peraltro, l’eliminazione di ogni ostacolo contrattuale al cambio di operatore, tra cui il vincolo di permanenza   dei clienti già contrattualizzati fino a 48 mesi, con tecnologie obsolete, favorirebbe la concorrenza per la fornitura di servizi sempre più veloci (si eviterebbe che i clienti restino loro malgrado bloccati con connessioni più lente per 48 mesi anche se volessero procedere ad un upgrade tecnologico ndr) Questo strumento, inoltre, sosterrebbe gli investimenti legati alla domanda di connettività, senza alcun onere pubblico.

L’Autorità auspica che tali interventi siano adottati in modo da permettere un più veloce sviluppo delle infrastrutture di telecomunicazione fisse e mobili e di assicurare un level playing field concorrenziale. La concorrenza tra operatori, a tutti i livelli della filiera dei servizi di telefonia mobile e fissa, può rappresentare il motore principale per l’ammodernamento delle reti di telecomunicazione, garantendo che i consumatori siano gli effettivi destinatari dei relativi effetti benefici, in termini di prezzi, qualità dei servizi e innovazione tecnologica.

Una serie di rilievi, quelli avanzati dall’Antitrust, che di certo saranno condivisi anche da Open Fiber ad esempio quando nella segnalazione l’Autorità “auspica che vengano adottate misure che riducano i tempi di installazione delle reti di telecomunicazioni e che semplifichino gli iter di autorizzazione delle opere pubbliche necessarie per la costruzione delle reti in fibra ottica previsti dall’articolo 88 del CCE”. Open Fiber sarà poi certamente d’accordo, fra le altre cose, al passaggio in cui l’Antitrust “in merito al Piano Banda Ultralarga, auspica la messa in esercizio delle reti già realizzate dal concessionario ma ancora in attesa di collaudo” con chiaro riferimento a Infratel, responabile appunto dei collaudi.

Punti salienti della segnalazione

Nella segnalazione, l’Autorità auspica che il piano di connettività degli istituiti di istruzione sia sviluppato mediante il ricorso a procedure di assegnazione trasparenti e non discriminatorie, tali da assicurare l’utilizzo di tecnologie Gigabit in coerenza con la Strategia Italiana per la Banda Ultralarga e gli obiettivi di lungo periodo, presenti nella comunicazione della Commissione del 14 settembre 2016 sulla Connettività per un mercato unico digitale competitivo: verso una società dei Gigabit europea.

Ne consegue che un intervento di sostegno della domanda che includa anche le connessioni con velocità inferiori a 100 Mbps ricondurrebbe, per un periodo di tempo medio-lungo, parte rilevante della domanda di consumatori ed imprese a servizi a bassa potenzialità, i quali hanno dimostrato, proprio nell’emergenza sanitaria, di non essere adeguati al soddisfacimento delle esigenze di connettività del Paese, specialmente nel medio periodo. L’intervento così definito, pertanto, avrebbe l’effetto di ritardare ulteriormente l’adozione di tecnologie più veloci, superiori a 100 Mbps, e vanificare la spesa pubblica destinata alla digitalizzazione del Paese, andando a favorire la permanenza di linee con velocità superiori a 30 Mbps ma inferiori a 100 Mbps. Tali soluzioni sub-ottimali corrispondono, nella quasi totalità del territorio italiano, a un’unica tecnologia e a un unico operatore, risultando nei fatti non neutrale dal punto di vista tecnologico e discriminatorio, poiché favorisce quegli operatori che non hanno storicamente svolto alcun investimento infrastrutturale, con pregiudizio di quelli che stanno investendo in tecnologie ad altissima capacità.

In conclusione, l’Autorità  […] auspica l’adozione di provvedimenti che assicurino la riduzione degli oneri amministrativi per la creazione di reti di comunicazione elettronica e la creazione di un level playing field che favorisca il dispiegamento degli investimenti e il corretto svolgersi del gioco della concorrenza tra gli operatori. Infatti, lo stimolo della concorrenza tra operatori potrebbe favorire gli investimenti in una pluralità di reti di telecomunicazione, così permettendo lo sviluppo tecnologico del Paese e consentire, al contempo, che i consumatori possano conseguire benefici in termini di qualità e prezzi.

La concorrenza tra operatori, a tutti i livelli della filiera dei servizi di telefonia mobile e fissa, infatti, può rappresentare il motore principale per l’ammodernamento delle reti di telecomunicazione, garantendo che i consumatori siano gli effettivi destinatari dei relativi effetti benefici, in termini di prezzi, qualità dei servizi e innovazione tecnologica.

Scarica la segnalazione dell’Antitrust in PDF

Exit mobile version