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Agcom stoppa Vivendi: un anno per scendere in Mediaset o Tim

Vivendi ha un anno di tempo per rimuovere la sua posizione dominante nel mercato dei media e delle telecomunicazioni italiane, diminuendo le sue quote in Mediaset (di cui è il secondo azionista con il 29%) o in Tim (di cui è il primo azionista con il 24%). Il gruppo francese entro 60 giorni dovrà presentare all’Autorità uno “specifico piano d’azione” che la società intende adottare per ottemperare all’ordine, pena una multa compresa fra il 2% e il 5% del fatturato.

E’ questo in sintesi l’esito dell’istruttoria dell’Agcom, avviata il 21 dicembre del 2016 sulla scalata del gruppo francese nel capitale di Cologno Monzese, con cui è in corso un pesante scontro legale sulla mancata acquisizione di Premium. Di fatto l’Agcom ha bloccato l’espansionismo di Vivendi, in linea con le posizioni critiche nei confronti del gruppo di Bollorè espresse da diversi esponenti del Governo e dal presidente della Consob Giuseppe Vegas, quest’ultimo in relazione all’opportunità della nomina di Arnaud de Puyfontiane, indicato nella lista per il rinnovo del Cda di Tim, a nuovo presidente del gruppo Tlc.

Posizione dominante

Agcom ha verificato la posizione dominante di Vivendi nel mercato delle telecomunicazioni e dei media ai sensi dell’articolo 43 del Testo Unico dei Servizi di Media Audiovisivi e Radiofonici (Tusmar) che stabilisce un divieto al superamento dei tetti di controllo. In particolare, le imprese di comunicazioni elettroniche che detengono nel mercato italiano una quota superiore al 40% non possono acquisire ricavi superiori al 10% del Sistema Integrato delle Comunicazioni, il cosiddetto Sic (tv, radio, editoria). Mediaset secondo gli ultimi dati ha ricavi attorno al 13% del Sic.

L’Agcom è stata attivata da un esposto presentato da Mediaset nel dicembre del 2016 secondo cui i divieti della legge 177 del 2005 sui tetti antitrust nel settore della comunicazione sarebbero stati aggirati da parte di Vivendi.

Questo è il primo caso da quando è in vigore la cosiddetta legge Gasparri sui tetti del settore media/tlc su cui deve cimentarsi l’Autorità.

Secondo i denuncianti, il gruppo francese, che ha poco meno del 25% di Tim, non avrebbe potuto acquisire come ha fatto il 29% in Mediaset, società che fa capo alla famiglia di Silvio Berlusconi.

Mediaset ha espresso “soddisfazione e attende ovviamente di leggere il dispositivo per stabilire le azioni future”, mentre i francesi si riservano “di adottare ogni opportuna iniziativa in tutte le sedi competenti contro la decisione presa dall’Agcom per tutelare i propri interessi, inclusa la presentazione di un ricorso al Tar e di un esposto alla Commissione europea per segnalare la violazione di fondamentali principi del diritto Ue”.

Cosa farà Bollorè?

Per quanto riguarda Vivendi, sarà ora interessante capire in che modo si vorrà muovere Vincent Bollorè. Cedere quote in Mediaset, mantenendo una posizione di secondo piano a vantaggio di Fininvest, oppure diminuire il suo peso in Tim?

E’ possibile che il gruppo di Cologno Monzese, alla luce della decisione Agcom, possa chiedere il congelamento dei diritti di voto superiori al 9,9% della quota Vivendi e puntare nell’assemblea di giugno a modificare lo statuto introducendo il voto maggiorato che rafforzerebbe la posizione dell’azionista di riferimento Fininvest.

Una prima verifica delle intenzioni di Bollorè si avrà il 4 maggio, in occasione dell’assemblea di Tim per il rinnovo del Cda.

Intanto in Borsa il titolo Mediaset e quello di Tim hanno recuperato in chiusura tornando entrambe in terreno positivo dopo un’apertura di giornata pesante a Piazza Affari.

La stampa francese

Se Vivendi deve abbandonare uno dei suoi due asset, sostiene ‘Les Echos’, “avrebbe piuttosto interesse a cedere la quota in Mediaset per mantenere quella in Telecom Italia. Innanzitutto per delle ragioni finanziarie: contrariamente a quello di Telecom Italia, l’andamento in borsa del titolo Mediaset è risalito e quindi una cessione potrebbe offrire a Vivendi un’uscita onorabile. E poi la prospettiva di un accordo con la famiglia Berlusconi sembra bassa”.

Al contrario, rileva il quotidiano francese, “cedere la quota in Telecom Italia non sarebbe un buon affare: Vivendi è il primo azionista con circa il 24% del capitale e visto l’andamento del titolo rischierebbe di perdere soldi vendendo le sue azioni”. Vincent Bolloré, con la nuova strategia messa in campo dall’operatore tlc italiano, “può potenzialmente scommettere su un miglioramento dell’andamento del titolo Telecom Italia nei mesi a venire”.

Secondo Le Monde, anche se la scelta del gruppo su cui puntare è in mano a Bollorè, in realtà l’unica strada percorribile sembra la ritirata parziale o totale da Mediaset. Vivendi ha investito 3,9 miliardi di euro in Tim per il 23,9% del capitale al 31 dicembre, e in caso di vendita si esporrebbe ad un’importante minusvalenza.

Quindi, prosegue il quotidiano francese, anche se per gli analisti la partecipazione in Tim è da considerare come provvisoria e puramente opportunistica, resta comunque improbabile che Vivendi decida di disimpegnarsi in tempi stretti. A Bollorè resta il sogno di monetizzare la sua presenza nell’operatore italiano con un ingresso nel capitale di Orange.

Al contrario, sempre secondo Le Monde, l’investimento complessivo di Vivendi in Mediaset è inferiore. Nel complesso, il gruppo francese ha speso 1,2 miliardi per salire al 28,8% del capitale di Cologno controllato da Finivest (39,7%).

L’eventuale cessione di un pacchetto del 18% di Mediaset, per un contro valore di 720 milioni, per scendere sotto la soglia critica del 10%, “potrebbe interessare dei fondi speculativi, che avrebbero interesse a collocarsi fra le due parti in causa, appoggiando l’uno o l’altro. Per Vivendi la perdita sarebbe molto limitata”, dice un esperto interpellato da Le Monde.

Il commento di Cardani

Vedremo, ma intanto oggi il presidente Agcom Angelo Marcello Cardani in audizione al Senato è tornato sulla decisione presa ieri: “Abbiamo detto che Vivendi entro un anno deve tornare indietro rispetto alla situazione che ha costruito e che a nostro parere è illegale”. “C’è il Tar e tutta una serie di sede di appello, ma al momento la decisione spetta a noi – ha detto – Chiaro che Vivendi può fare qualcosa: o tenere le azioni Mediaset e vendere o svendere quelle Telecom, oppure può fare il contrario”.

Cardani ha aggiunto “alcuni obiettano che la specializzazione culturale di Vivendi sia sempre stata più la gestione dell’audivisivo che quella delle telecomunicazioni e che quindi la direzione naturale sarebbe quella di mantenere la propria presenza in Mediaset e di disfarsi di Telecom Italia”.

Questa alternativa però – secondo Cardani – si somma allo sviluppo del mercato audiovisivo e tlc negli ultimi anni: “se Telecom finisse per aver una rete in fibra ottica super veloce niente le impedirebbe, padrona di uno strumento di trasmissione estremamente moderno, di acquistare contenuti da qualcun altro e cominciare a veicolari sulla propria rete in fibra, riacquisendo così – grazie alla convergenza di due settori – quella che secondo alcuni è la propria inclinazione professionale o culturale da tempo”, ha concluso.

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