Workshop a Roma. Luca Barbareschi (Pdl): ‘Costruire un tavolo permanente, con tutti gli stakeholder, per riscrivere le regole del settore’

di di Raffaele Barberio |

INTERVISTA


Luca Barbareschi

Pochi giorni fa Luca Barbareschi, nella nuova veste di parlamentare, ha promosso il workshop Cultura, spettacolo e nuove tecnologie, con l’obiettivo di avviare un processo di costruzione di strategie, opportunità e prospettive per affrontare le spinose problematicità del settore Spettacolo.

All’iniziativa, cui ha partecipato anche l’on. Gabriella Carlucci, che con Barbareschi intende promuovere la proposta di una nuova legge di comparto, hanno preso parte i rappresentanti di associazioni di Autori e Produttori, da Carlo degli Esposti a Fabiano Fabiani, da Angelo Barbagallo a Citto Maselli, da Andrea Purgatori a Michele Placido, per citare alcuni tra i nomi presenti.

Dall’incontro è scaturita la creazione di un tavolo di confronto permanente per avviare un’azione coordinata tra istituzioni e stakeholder.

  

K4B. On. Barbareschi, mettere assieme tutti coloro che contribuiscono all’industria di settore è sempre un’operazione tanto complessa quanto necessaria, ma non rischia di essere l’ennesimo tavolo di confronto che registrerà l’immancabile stanchezza, perché alla fine tutti hanno l’impressione che “i giochi si facciano altrove”?

   

Barbareschi. Quello che dice in parte è vero. Lei fa riferimento ad un aspetto terribilmente negativo del nostro Paese. Ma se guardiamo al nostro dibattito di qualche giorno fa, è la conferma della forte esigenza di affrontare i problemi del settore e di cercare individuare gli strumenti per il loro superamento in chiave strategica. Tutti i presenti hanno insistito molto sull’opportunità di assicurare un carattere permanente al tavolo e sulla necessità di istituzionalizzare il suo ruolo. Poi, se permette, inizia una nuova legislatura, che per essere fruttuosa ha bisogno di progettualità e impegno. Direi che ci sono le condizioni ambientali migliori per fare. Ed io intendo fare la mia parte.

    

K4B. Qual è il vostro punto di partenza?

    

Barbareschi. Il punto di partenza condiviso è che lavorare per l’industria culturale non vuol dire lavorare per l’effimero. Vuol dire fare attività d’impresa, sviluppare creatività, talenti e competenze, queste ultime peraltro sempre più spesso tecnologicamente orientate. La cultura ha un valore strategico e l’industria a essa collegata produce valore, contribuendo alla realizzazione del prodotto interno lordo del Paese. Cultura vuol dire contenuti, valori ed emozioni, ma determina investimenti, posti di lavoro, benessere. Va considerata come una risorsa preziosa per il Paese.

    

K4B. Cultura, spettacolo, cinema. Qual è lo stato del grande schermo e della sua industria?

   

Barbareschi. La situazione del cinema italiano è in parte critica, pur registrando un notevole incremento di pubblico nelle sale nel corso dello scorso anno. Va tuttavia fatta una distinzione tra cinema commerciale e cinema d’autore. Il cinema commerciale va abbastanza bene, gode di un pubblico giovane che ha una notevole dimestichezza con le piattaforme digitali e con i dvd. Nel corso dell’inizio dell’anno si è registrato un calo degli spettatori, in parte ascrivibile alla generale crisi dei consumi che investe il nostro Paese.

Il cinema d’autore viceversa ha un pubblico adulto, piuttosto lento, con poca dimestichezza nei confronti delle tecnologie digitali. Questo cinema vive uno stato di sofferenza.

    

K4B. Converrà che ambedue i segmenti possono godere dei benefici di un rinnovato rapporto con il cinema…

     

Barbareschi. Quello che dice è vero solo in parte, almeno per due ragioni. Se guardiamo alla RAI, non possiamo registrate come la tv di Stato, invece di assumere un ruolo proattivo, da una parte partecipa alla produzione rivendicando un ruolo strategico nella catena del valore, dall’altra, addirittura nella maggioranza dei casi, non manda nemmeno in onda i film, determinando in questo modo anche un abbassamento dei valori dell’antenna e contribuendo a creare un doppio danno alla pellicola alla cui realizzazione essa stessa ha contribuito. Se ci pensa bene è un paradosso, anzi è una schizofrenia.

D’altra parte se finanzi un prodotto lo ritieni valido ed allora non si capisce perché poi consideri ininfluente la sua distribuzione, al punto da chiuderlo in un armadio e non farlo vedere a nessuno. Il formale sostegno iniziale alla produzione si trasforma in un’azione d’insabbiamento del prodotto, se gli si nega la distribuzione.

   

K4B. E la seconda ragione?

      

Barbareschi. Riguarda la tv a pagamento.

     

K4B. Già, ma la tv a pagamento oggi offre nuovi riconoscimenti economici, sino a qualche anno fa inesistenti…

               

Barbareschi. Il problema della tv a pagamento si può considerare determinante per tutti i protagonisti del mondo dello spettacolo, riguarda infatti gli autori, i produttori, gli attori ed altri soggetti. Tuttavia, va detto che al momento non esistono, riguardo questo fronte di mercato, regole condivise. Qualche tempo fa era stato firmato un accordo transitorio per i corrispettivi della tv a pagamento, ma erano solo un palliativo temporaneo in attesa di sviluppi. Il problema è che, come sempre avviene, la legislazione si è fatta trovare completamente impreparata di fronte ai veloci sviluppi tecnologici, mentre il regime di anarchia conseguente al vuoto di regole ha favorito la marginalizzazione del problema del riconoscimento dei diritti (Purgatori) sia degli autori sia dei produttori. Come dire: quando si è costretti a correre non c’è tempo per pensare. Qui invece occorre fermarsi e ragionare.

             

K4B. Converrà che la difficoltà del cinema italiano deriverà anche da ragioni industriali. Non trova?

           

Barbareschi. Certamente, ma l’industria di settore solo da poco sta cambiando il suo modo di considerare i tratti del prodotto cinematografico come prodotto che deve rispondere anche a precise logiche produttive e di ottimizzazione industriale.

               

K4B. Logiche che peraltro riducono sensibilmente i costi…

Barbareschi. Si i costi sono la nota dolente. Nel nostro workshop abbiamo parlato di interventi sull’IVA e sull’IRAP, ma il dato più eclatante è che al cinema succede ciò che è successo ad altri con l’ingresso dell’euro: un generale raddoppio dei costi, che in Italia si avverte ancor di più rispetto alle lievitazioni economiche registrate in altri Paesi. Costi maggiori e, forse ancor di più, tempi di realizzazione mediamente più lunghi, rendono il nostro cinema poco competitivo nei confronti di altri Paesi.

           

K4B. Da quello che dice, occorre fare. E l’avvio di una nuova legislatura, che peraltro la vede nelle vesti inedite di legislatore, è l’occasione più importante per determinare nuovi scenari. Che cosa farà?

               

Barbareschi. Guardi qui, se mi permette, vorrei partire da quanto è emerso nel confronto con i rappresentanti delle associazioni: un coordinamento di tutti gli enti e le istituzioni che sono in qualche modo coinvolte. In particolare, oltre al Ministero dei Beni Culturali, occorre considerare il Ministero degli Affari Esteri, il Ministero delle Comunicazioni o quella parte di Ministero dello Sviluppo Economico nella quale verrà assorbito, l’ICE. Poi vi sono i soggetti che operano verticalmente sul settore e gli enti territoriali. Le Regioni, prese sia singolarmente che attraverso la Conferenza Stato/Regioni, Cinecittà, il CSC e Film Italia, per citare i primi che mi vengono in mente. Se consideriamo la complessità e le difficoltà economiche del periodo in cui viviamo (e questo vale non solo per il nostro Paese), sono convinto che l’ottimizzazione dei costi e delle iniziative sia la prima strada da intraprendere, unitamente all’efficienza di un tavolo permanente e rappresentativo di coordinamento.

                  

K4B. Risorse umane ed esigenze d’impresa. Qualunque settore per svilupparsi deve contare su uomini e donne motivati e adeguatamente retribuiti e tutelati, ma le imprese devono operare con razionalità. E’ possibile coniugare le due istanze nell’industria del cinema in modo diverso rispetto ad altri settori?

                  

Barbareschi. Il problema del lavoro e dei lavoratori dello spettacolo accusa un’eccessiva rigidità, che ha determinato nel corso del tempo una perdita di competitività (è stato ricordato che con gli attuali contratti un film in Italia si gira in 8-10 settimane, circa il doppio rispetto ai tempi di realizzazione negli Stati Uniti). Poi accusiamo la mancanza di specifiche regole adatte al settore, che tengano conto delle esigenze produttive concrete e non siano mutuate da altri settori. Questa soluzione potrebbe incontrare i favori di imprese e maestranze. Quanto alle dimensioni della componente umana, vorrei ricordare che l’aggregato consolidato rappresenta un’entità ben più grande della stessa FIAT. Ecco perché occorre elaborare nuove forme contrattuali per il settore, pensando anche alla creazione di un’agenzia per il lavoro dedicata che possa rappresentare una soluzione innovativa e che fortifica il tavolo di coordinamento tra le diverse associazioni ed enti interessati.

                  

K4B. Che rapporto sviluppare con i nuovi soggetti della distribuzione digitale, innanzitutto gli operatori di telecomunicazioni?

                

Barbareschi. L’evoluzione delle tecnologie ha in un certo senso reso gli operatori di telecomunicazioni nuovi protagonisti del mondo dello spettacolo, ma a fronte di un’utilizzazione massiccia dei contenuti sulle nuove piattaforme digitali, queste aziende hanno rispondono ancora a logiche di scarso riconoscimento delle prerogative economiche autorali. Su questo terreno è necessario avviare un confronto collettivo con operatori di telecomunicazioni e provider di servizi di ICT, per lasciare meno solo il fornitore di contenuti nella negoziazione relativa ai prodotti da distribuire.

              

K4B. Ora i contenuti digitali appartengono all’era di internet. Non che questo elimini lo spettacolo dal vivo, questo no, ma la copia digitale rimescola completamente le carte…

                

Barbareschi. Con l’affermazione del mercato dei contenuti digitali, autori e artisti, ma più in generale tutti i produttori e fornitori di contenuti devono cambiare modo di guardare al mercato. Le opere si riproducono digitalmente senza alcun costo industriale aggiuntivo di copia, se non con importi del tutto irrisori. Tutto ciò allarga sensibilmente il mercato di consumo, ma impone anche nuove modalità di riconoscimento delle prerogative degli autori. Oggi si consuma di più (e si consumerà sempre di più) e si paga sempre di meno per copia. Paradossalmente, però, mentre la fruizione di prodotti (tv, cinema, musica, eccetera) è aumentata, il riconoscimento agli autori è diminuito sensibilmente. C’è poi il problema della remunerazione. Nel nostro workshop, la SIAE ha ricordato l’impegno nel corso di diverse legislature passate nell’elaborazione di nuove proposte di legge, pur ammettendo tuttavia la scarsità dei risultati raggiunti, soprattutto per il mancato coordinamento e l’assenza di regole, ma, ancor di più, per l’assenza di sanzioni, indispensabili per far sì che le stesse siano rispettate.

Un aspetto però rilevante è quello della pirateria, contro la quale devono essere adottate misure di rispetto della legge e di sanzione certa per gli autori dei reati connessi, che sono spesso parte integrante di organizzazioni legate alla criminalità organizzata.

                  

K4B. Barbareschi ma rischiamo veramente di ritrovarci alla periferia dell’impero?

                    

Barbareschi. Non sarei così drastico. Abbiamo risorse e opportunità straordinarie. Il primo passo è considerare lo spazio europeo come il punto di riferimento per azioni, iniziative e sviluppi. La dimensione nazionale è votata a scomparire, mentre è nell’Europa che oggi si trovano risorse, risposte e nuove opportunità. Ecco perché dobbiamo promuovere lo spettacolo con lo stesso impegno che abbiamo usato nella promozione dei prodotti dell’enogastronomia, con l’obiettivo della salvaguardia del patrimonio di cultura materiale e al contempo diffusione di un brand-nazione che sia riconosciuto e valorizzato. Questo è quello che dobbiamo fare per lo spettacolo italiano. Per attore, sin dai tempi di Shakespeare, si intendeva l’attore in italiano; questa autorevolezza deve essere ritrovata in una dimensione europea. La stessa Europa, inoltre, ha al proprio interno, come accennavo prima, le risposte ai dilemmi che sono stati sopra elencati ed un adeguato benchmarking può consentire l’individuazione delle soluzioni migliori per il nostro Paese.

                      

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