Minori e Web: necessaria un’attenta opera di ‘Filtro’ da parte di genitori ed educatori. Intervista a M. Crudele (ELIS)

a cura di Raffaella Natale

di Redazione | @Key4biz |

INTERVISTA


Michele Crudele

E’ partito dalla scuola media statale ‘Anna Frank’ di Roma, il progetto sociale ‘Il web per amico, promosso dal Moige (Movimento Italiano Genitori) e da “SicuramenteWeb“, l’insieme delle iniziative di Microsoft per un mondo digitale migliore, e sostenuto dalla stessa Microsoft, Gruppo Poste Italiane, Telecom Italia e Polizia Postale e delle Comunicazioni.

Il progetto ha inoltre il patrocinio del Ministero delle Politiche per la Famiglia, Ministero dell’Interno e del Ministero delle Comunicazioni.

L’obiettivo è quello di offrire tutto il proprio supporto per creare le condizioni affinché rete e risorse informatiche, oltre a essere sempre più diffuse e condivise, siano al contempo sempre più affidabili e sicure.

Ne abbiamo parlato con Michele Crudele, esperto di sistemi di protezione della navigazione e anche direttore del Centro ELIS.

 

K4B. Pensa che oggi internet sia sicuro per i più piccini?

 

Crudele. Direi di no. I pericoli si moltiplicano: la crescita dell’offerta negativa di contenuti e la facilità d’uso di strumenti di contatto con persone non raccomandabili non sono bilanciate da una maturazione dei genitori e dei docenti nell’impiego dei sistemi di protezione.

L’aspetto più negativo, soprattutto in Italia, è la leggerezza con cui portali importanti (come MSN.it che affida alla rivista per adulti GQ una parte rilevante dei contenuti) e quotidiani nazionali (come il Corriere della Sera) inseriscano nei loro siti web immagini erotiche o estreme. Sui giornali stampati non si vedono le stesse cose: perché? Forse Internet è “solo per adulti”? Invece purtroppo il bambino di cinque anni non legge mai il giornale, ma sul web ci va e su quei siti ci capita per caso o perché sono preimpostati come pagina di partenza

Oltre a essere di per sé un fatto negativo, soprattutto per la mercificazione del corpo della donna e quindi della sua dignità, la diffusione della pornografia è un fattore a favore dei pedofili. Con un’esposizione continua al sesso, nei bambini si abbassa la soglia della sensibilità. Quando ricevono un’immagine “strana” da chi cerca di entrare in contatto con loro, non si spaventano e non vanno più a chiedere spiegazioni a mamma o papà: accettano tutto “per curiosità” e continuano il dialogo. Aderiscono alla richiesta del pedofilo di mandare una loro fotografia osé e così comincia il ricatto: con la minaccia di farla vedere ai genitori, il pervertito ottiene qualsiasi prestazione da loro.

 

K4B. Come insegnare ai bambini a evitare o affrontare i pericoli che nasconde il web?

 

Crudele. La domanda è piuttosto: chi glielo insegna? Mia madre mi ha insegnato ad attraversare la strada guardando a destra e a sinistra anche nelle strade a senso unico, perché aveva esperienza di queste situazioni. Ma quale genitore o maestro conosce i pericoli di Internet? Quanti sanno che il veicolo più comune per trasmettere virus informatici sono proprio i siti erotici che sfruttano la “spregiudicatezza” dei visitatori per far loro accettare qualsiasi cosa?

La risposta è, quindi, innanzitutto nella formazione degli educatori che devono imparare a discernere il bene dal male sulla rete. Saranno loro a trasferire questa consapevolezza ai bambini che sono in grado di difendersi da soli solamente se acquistano coscienza morale.

 

K4B. Quanto sono efficaci i sistemi di filtraggio dei contenuti?

 

Crudele. Funzionano generalmente analizzando il testo (non in tutte le lingue del mondo, purtroppo) e valutando il peso delle parole “chiave” delle diverse categorie: sesso, violenza, razzismo, droghe, scommesse, ecc. Superata una certa soglia (cioè non basta che ci sia una sola volta la parola “nuda” che potrebbe riferirsi alla “nuda proprietà”) il sistema impedisce l’accesso alla pagina dando un avviso. Se il programma di filtro è installato sul proprio PC, chi ne ha i diritti di amministratore (il papà, tipicamente) può sbloccare la pagina. Se si tratta di un blocco a livello centrale (dell’Internet provider o del server aziendale o scolastico) bisogna mandare una richiesta al gestore.

I filtri sono migliorati molto ma l’offerta di materiale negativo si è diversificata e quindi non esiste sistema efficace al 100%. Per esempio le immagini che non hanno un testo significativo associato non sono mai filtrate e basta fare una banale ricerca con i motori di immagini per ottenere risultati spaventosi. I filmati non si riescono a bloccare: sono ora diffusissimi nei vari portali dedicati al caricamento di video amatoriali, e contengono molta pornografia, nonostante le “regole d’uso” prevedano che non si possano pubblicare.

Ma non è solo questione di sesso: violenza efferata, uso di droghe, incitamento al terrorismo, sono alcuni altri temi diffusi, attenuati in questo caso da una discreta efficacia dei filtri.

 

K4B. E’ per quanto riguarda gli altri strumenti di comunicazione diversi dal web, come la chat, l’instant messaging  e i programmi peer-to-peer?

 

Crudele. Spesso su queste piattaforme ci si scambia musica e film pirati ma anche tanta porcheria, inclusa la pedopornografia sotto mentite spoglie. Per tutti questi altri sistemi, i filtri devono agire a un livello più profondo e non tutti riescono a farlo. Nei Mac c’è già da tempo un programma di controllo abbastanza completo e ora Microsoft Windows Vista ne sta seguendo l’esempio, dando la possibilità di abilitare solo alcune funzioni per determinati utenti, come i bambini, creando un ambiente protetto.

In generale infatti la soluzione più sicura è limitare l’attività dei bambini a ciò che è definito dai genitori. Per esempio, per la navigazione sui siti, si può creare una “biblioteca di casa” come chiamo io il walled garden. Per le chat e la messaggistica istantanea si tratta di definire chi sono gli unici interlocutori abilitati a dialogare, così come per la posta elettronica.

 

K4B. Può spiegarci meglio il concetto di “biblioteca di casa”?

 

Crudele. Da sempre gli educatori hanno insegnato selezionando le fonti di conoscenza, dando ai bambini solamente ciò che è adatto all’età. Nessun maestro ha invitato il proprio alunno ad andare alla Biblioteca Nazionale a ‘studiare un argomento’ scegliendo da solo i libri. Invece molti docenti dicono ora: ‘Và su Internet e cerca informazioni su quel tema’. Non è formativo: il risultato potrà essere molto negativo, oppure semplicemente inaffidabile, perché non c’è modo di valutare la qualità dell’informazione su molti siti.

Quindi, ciò che un genitore o una scuola può fare è stilare una lista di siti utili per i figli o gli studenti e dare loro accesso esclusivamente a quelli. Non è una limitazione di libertà, ma una forma di educazione personalizzata.

L’obiezione frequente è che il bambino andrà a casa dell’amico che ha libero accesso a tutto Internet e da lì navigherà su siti pericolosi. Questo è sempre successo in qualsiasi casa in cui i genitori hanno criteri morali sani e non tengono materiale pericoloso (acidi, medicine, esplosivi) a portata dei piccoli. Questi ultimi hanno sempre la possibilità di andare altrove a sperimentare il male, ma sono consapevoli della trasgressione. Non c’è nulla di peggio che annullare la percezione della distinzione tra bene e male, come si fa purtroppo oggi molto spesso.

 

K4B. Come intervenire per selezionare le fonti di conoscenza adeguate all’età?

 

Crudele. Non è difficile. Si inizia con pochissimi siti e si va allargando il cerchio man mano che crescono le necessità e si hanno referenze positive di nuove risorse positive e adatte ai propri figli. Nel portale www.ilFiltro.it ne elenco alcuni, ma solo per stimolare a iniziare. E lì si trovano anche le istruzioni su come impostare gratuitamente la ‘biblioteca di casa’.

È ovvio che questo lavoro di selezione richiede tempo e impegno dei genitori e docenti che devono valutare l’opportunità dell’aggiunta o rimozione di un sito dalla lista. Ma non è questo una buona parte del loro mestiere di educatori?

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