Rapporto Assinform 2003: intervista a Giulio Koch

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INTERVISTA


Giulio Koch
D. Il mercato italiano dell’Ict, nel 2002, ha fatto registrare una flessione. Continuità o discontinuità nelle ragioni che l’hanno determinata?

R. Se guardiamo al confronto con i 5 anni precedenti, incluso il 2001, il dato 2002 è di evidente discontinuità, nel senso che si è determinata una forte contrazione nella crescita, che impatta sia sulle TLC che sull’IT. In realtà, analizzando gli andamenti semestre su semestre, si evidenzia che il calo nella crescita inizia fin dalla fine del 2000 e prosegue in modo sensibile nei semestri successivi. Le cause sono molteplici. Due forse prevalgono sulle altre, nel segno della continuità. In ambito IT si sono contratti gli investimenti, soprattutto nelle piccole imprese, dopo il boom dovuto al Cambio Data Anno 2000 e al “change over” del passaggio all’Euro. Nelle TLC ha cominciato a contrarsi la spinta formidabile connessa con la diffusione esponenziale della telefonia mobile, giunta nell’ultimo biennio ad una fisiologica fase di maturazione.

 

D. La flessione è più marcata, nell’ultimo anno, per gli investimenti in IT, scesi del 2,2%. Effetto delle dinamiche internazionali o specificità nazionali?
 

R. Entrambi i fattori, con un prevalere del secondo sul primo. Gli effetti della crisi economica mondiale si sono sentiti, ovviamente, anche da noi. Nel nostro Paese però vi è la peculiarità di una piccola impresa che ha investito poco e che si confronta con gli investimenti consistenti di una parte della medio-grande impresa (l’80% della spesa IT è concentrata in circa 20.000 imprese, da oltre 50 addetti): questi ultimi non sufficienti a colmare il “divide” dimensionale esistente sul mercato nazionale. Fattore rafforzato anche da quello territoriale, dove in poche Regioni del centro-nord è concentrata gran parte della spesa IT italiana.



D. In compenso, l’Italia ha il maggiore incremento per gli investimenti in software e servizi (+3,3%) rispetto ai principali Paesi europei, Stati Uniti e Giappone. Siamo forse in pole position per una ripresa?

R. Il fenomeno è da valutare in un periodo di più lungo termine, perché l’incremento riguarda solo le dinamiche di crescita relativa, 2002 su 2001. Certamente è però significativo che, nonostante l’evidente diminuzione complessiva della spesa IT, le imprese italiane abbiano continuato ad investire in software e servizi, avendo quindi la capacità di “personalizzare” l’investimento e di renderlo stabile nel tempo. Sarà da valutare, alla fine dell’anno, se questo profilo di spesa stia proseguendo.


 

D. Parliamo di telecomunicazioni: anche qui nel 2002 scende il mercato degli apparati mentre sale quello dei servizi. E¿ una manifestazione contingente o indica un fenomeno strutturale?

R. E’ un fenomeno strutturale, che dura ormai da anni. Gli investimenti in reti e infrastrutture, incluse quelle mobili, sono in calo costante da numerosi semestri. Il Wap, il Gprs e l’Umts non sono stati in grado di risollevare le sorti di un settore in forte crisi e non solo in Italia. Gli apparati (intesi come “devices”) sono in evidente e inevitabile saturazione, dopo anni di incredibile boom. Con un correlato e costante calo nei prezzi. I servizi invece continuano a brillare, nonostante la contrazione nella crescita, grazie sia ai servizi mobili che ai servizi internet (questi ultimi sulla rete fissa).

 


D. Nella telefonia mobile, nonostante il contesto generalmente piatto dovuto alla saturazione del mercato della fonia, la crescita continua. E cresce anche l’Arpu per i servizi non voce: dobbiamo aspettarci uno spostamento dell’asse del confronto competitivo?

R. L’indicatore è di grande significatività perché dice quanto, anche nella telefonia mobile, lo scambio dati stia crescendo, in affiancamento – e talvolta in sostituzione – alla sola voce. Gli ormai 40 milioni di utenti reali di telefonia cellulare usano sempre più tale strumento per scambiarsi informazioni (sms, mms, immagini, ecc.) o per accedere alla rete. La sfida tra gestori si è ormai spostata su questo terreno e i dati che abbiamo rilevato dimostrano come l’utenza stia assecondando tale processo di trasformazione da un uso solo voce ad un uso voce + dati.

 

D. Quanto durerà ancora, secondo le previsioni Assinform, la crescita progressiva anche in Italia del peso di Internet sulle reti di telefonia fissa e, più in generale, quale ruolo della rete nello sviluppo complessivo dell’ICT

R. Noi non siamo soliti fare previsioni, in un mercato così evolutivo e a sviluppo accelerato e quindi imprevedibile. Questa volta faccio un’eccezione perché ritengo che il peso di internet continuerà a crescere ancora a lungo nel nostro mercato (e non solo), accrescendo il suo ruolo nell’ambito della telefonia fissa e allargando la sua “invasione” anche nella telefonia mobile, come dicevo prima. Assinform è convinta che la Net Economy stia lavorando in concreto e nel silenzio – sia presso i cittadini che presso le imprese – e la diffusione continua di internet, oltre che la sua continua evoluzione, ne è una dimostrazione evidente. Le imprese italiane – e per fortuna sono molte – che credono e hanno creduto nella strategicità delle tecnologie e della rete, per il proprio business, stanno raccogliendo frutti positivi in termini di efficienza, di produttività e di competitività.

 

D. Dal Rapporto emerge inequivocabilmente il calo soprattutto degli investimenti in infrastrutture: forse si è ecceduto negli anni precedenti?

 

R. Da un certo punto di vista questa tesi potrebbe essere sostenibile e varrebbe comunque per tutti gli investimenti fatti in nuove tecnologie, dove, senza parlare di eccessi, certamente si può parlare di spese importanti effettuate dal sistema Italia nell’ICT nell’ultimo decennio. Il punto è che molte aree del Paese e molte imprese presenti sul territorio, ancora non hanno investito in nuove tecnologie o comunque non ne hanno apprezzato i molteplici, importanti benefici. Quindi c’è ancora notevole spazio di manovra e io credo che, soprattutto in quest’ambito, l’investimento pubblico può e deve essere significativo, per portare reti veloci a tutto il Paese, come richiesto anche dal piano eEurope 2005. 


 

D. Quali sono, a suo giudizio, i fattori chiave per la ripresa del mercato It e ICT nel breve e medio periodo?

R. In occasione del Convegno di presentazione del Rapporto Assinform 2003 ho parlato della necessità di un Patto per l’Innovazione che coinvolga, in una logica di Sistema, tutti i principali attori in campo. In primis il Governo Centrale, che deve essere driver del processo. Poi i Governi Locali che hanno la possibilità, anche finanziaria, di supportare tale sviluppo. Le stesse imprese, anche tramite gli organismi di rappresentanza, sono chiamate a partecipare alla trasformazione dell’economia italiana in un’economia digitale (pensiamo all’importanza, in questo senso, della logica digitale che dovrebbe guidare i nostri distretti industriali), per il bene della loro competitività. Infine le università e gli enti di ricerca possono svolgere un ruolo importante per recuperare il ritardo che il nostro Paese ha in questo comparto.

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