NGN, l’Italia in ritardo. Ci salva solo il mobile

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Ma gli operatori continuano a investire: 35 i miliardi spesi dalle telco in 5 anni per lo sviluppo di reti e servizi di nuova generazione. La fotografia scattata da I-COM nel Rapporto 2013.

Italia


Fibra Ottica

Una nuova fotografia dell’Italia che arranca nel digitale è stata scattata da I-Com (Istituto per la Competitività) che, nel suo Rapporto su Reti & Servizi di Nuova Generazione 2013, evidenzia come il nostro Paese sia al terzultimo posto in Europa, peggio fanno solo Grecia e Cipro, nell’indice IBI 2013 – l’indicatore sintetico delle performance dei diversi paesi europei in fatto di sviluppo della Banda Larga – e in forte ritardo anche sull’utilizzo della rete.

Unica ‘luce’ in questo quadro a tinte fosche, la banda larga mobile la cui penetrazione risulta superiore alla media europea (14,3% rispetto al 9% UE), e fa sì che l’Italia si collochi al sesto posto in Europa.

 

I motivi del ritardo

Il piazzamento, decisamente deludente, pur non essendo proprio un fatto nuovo, è frutto di diversi fattori: innanzitutto al fatto che sono ancora relativamente pochi (solo poco più della metà, contro una media Ue del 72%) gli italiani che accedono regolarmente a internet. Un gap che diventa evidente, ad esempio, nell’uso dell’eCommerce, fermo nel nostro paese al 17% contro una media Ue del 44%.

In secondo luogo, la pressoché totale mancanza di connessioni internet a 30Mbps: in Italia sono lo 0,1% contro una media Ue del 14%. Inutile ribadire che siamo ultimi in Europa.

Il gap è evidente anche nella diffusione della fibra ottica, in cui un tempo siamo stati anche precursori: nel nostro Paese, solo 2% delle connessioni usa questa tecnologia e sono appena 2,6 milioni le abitazioni collegate contro i 6,8 milioni della Francia.

 

I primi in classifica

La classifica I-Com vede ai primi posti tre paesi scandinavi: Svezia, Finlandia e Danimarca che confermano la loro leadership in termini di velocità di connessione, copertura delle reti in fibra e incremento del Mobile broadband

Se può consolarci, la Germani si colloca al 20° posto, per via della scarsa diffusione della fibra ottica, mentre la Spagna perde 11 posizioni collocandosi al quint’ultimo posto, scontando il mancato sviluppo della Banda Larga.

Bulgaria (9°) e Romania (16°) registrano invece un trend opposto.

 

Eppure, le telco investono

Il Rapporto I-Com evidenzia che le maggiori aziende di telecomunicazioni italiane hanno continuato a investire, nonostante la crisi economica in atto e il calo dei ricavi.

Complessivamente – tra il 2008 e il 2012 – i 5 operatori nazionali hanno investito 35 miliardi di euro in reti e servizi di nuova generazione, con una media annua di 7 miliardi. Nello stesso quinquennio, l’incidenza degli investimenti sul totale dei ricavi è salita dal 14,5% al 16,7% (incremento di 2 punti percentuali).

Nel 2012, gli investimenti in beni materiali (infrastrutturazione e sviluppo reti) hanno rappresentato il 60% del totale, pari a circa 4 miliardi di euro e in aumento del 7% rispetto al 2011.

 

L’evoluzione dei servizi

Lo studio I-Com evidenzia una forte evoluzione in atto nel settore bancario, assicurativo, dei trasporti e della grande distribuzione. In questi ambiti, il driver che in maniera particolare sta guidando gli investimenti è il mobile payment, trainato a sua volta dalla straordinaria diffusione di device quali gli smartphone, i tablet, etc. Operazioni quali il pagamento contactless, il mobile ticketing, l’utilizzo di black box sulle automobili e la diffusione delle App stanno già incontrando l’attenzione degli operatori e il favore degli utenti.(A.T.)

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