Aiuti di Stato: France Télécom restituisca al Governo 1,02 mld di euro. Bocciato il ricorso alla Corte di Giustizia Ue

di Alessandra Talarico |

Francia


France Telecom, Didier Lombard

La Corte di Giustizia europea ha confermato la decisione della Commissione europea che imponeva all’operatore storico francese France Télécom, di restituire al governo 1,02 miliardi di euro ricevuti sotto forma di aiuti di Stato tra il 1994 e il 2000.

 

La sentenza conferma quanto stabilito nel 2004 dall’antitrust europeo, che aveva giudicato incompatibili con le leggi comunitarie le condizioni di favore garantite all’operatore storico per quel che riguarda le imposte dirette locali e che hanno permesso al gruppo di pagare tasse per 7,2 miliardi di euro, quando avrebbe dovuto pagarne 8,3 miliardi.

 

Queste condizioni hanno permesso alla società di risparmiare una cifra considerevole, che l’Antitrust – allora guidato da Mario Monti – riteneva compresa appunto tra 800 milioni e 1,1 miliardi di euro.

Ma France Télécom quei soldi allo Stato non li ha mai restituiti – ritenendosi addirittura vittima di un’imposizione fiscale eccessiva per 1,7 miliardi di euro – e la Commissione ha quindi deciso di portare il caso davanti alla Corte di Giustizia 

 

La società guidata da Didier Lombard ha fatto sapere in una nota che il pagamento di questa cifra non avrà alcun impatto sull’indebitamento netto né sul dividendo dal momento che il montante della multa era già stato trasferito su un conto bloccato ed escluso dal bilancio di cassa.

“Questa cifra – si legge in una nota del gruppo – verrà ora trasferita al Governo, mentre una spesa del medesimo importo, al netto delle imposte, verrà contabilizzata nel conto dei profitti e delle perdite 2009″.

 

France Télécom e il governo d’oltralpe avevano fatto ricorso al Tribunale di prima istanza del Lussemburgo nel 2005, per ottenere l’annullamento della condanna di Bruxelles.

 

Più volte, nei suoi pronunciamenti su questo caso, la Corte ha stigmatizzato la “mancanza di cooperazione” del governo francese, che non ha volutamente messo in atto le procedure di recupero del mal tolto.

Il fatto che la commissione nel 2004 non avesse fissato un montante esatto, in sostanza, non impediva alle Autorità francesi di mettere in atto una procedura di recupero della cifra, né di cooperare efficacemente alla determinazione del montante definitivo, essendo esse le più qualificate a definire sia le modalità appropriate in vista del recupero della cifra, che il montante esatto.

 

Lo Stato francese è quindi ora obbligato a recuperare la cifra incriminata nel più breve tempo possibile onde evitare un nuovo deferimento davanti alla Corte di Giustizia.