Tv digitale: si profila battaglia legale per la Digital Key di Sky. Rai, Mediaset e Telecom Italia presentano esposto ad Agcom e Antitrust?

di Raffaella Natale |

Italia


Sky Italia

Dalla Gran Bretagna, in un articolo di Paul Betts pubblicato dal Financial Times si delinea il panorama italiano dell’audiovisivo.

“Le normali regole della concorrenza sono un concetto assolutamente alieno nel settore italiano dei media“, scrive Betts, sostenendo che “…nulla lo dimostra più del comparto della televisione, dove Silvio Berlusconi, il primo ministro italiano, detiene quasi un monopolio attraverso la proprietà della tv commerciale Mediaset e il suo controllo di fatto sulla tv pubblica Rai”.

Proprio Rai e Mediaset, spiega Betts, hanno adottato quest’anno una serie di tattiche inusuali per frustrare lo sviluppo di Sky Italia, la Pay TV del gruppo News Corp e unica reale alternativa agli incumbent italiani. Ad esempio il decreto del Governo che raddoppia l’Iva sulle Pay TV, oppure i criptaggi dei programmi Rai sui canali Sky, fino alla decisione della Rai di non rinnovare il contratto con Sky e non rimanere sulla piattaforma satellitare.

Solo quest’ultima decisione è costata a una società pesantemente in rosso come la Rai una somma attorno ai 425 milioni di euro, che Sky Italia ha offerto nell’arco di sette anni per rinnovare l’accordo.

 

Lo stratagemma della Rai è forse quello di costringere i quasi 5 milioni di abbonati Sky ad abbandonare i loro decoder e a passare al digitale terrestre Rai e alla nascente piattaforma satellitare frutto di una joint venture fra Rai e Mediaset. Ma intimidire Sky Italia, prosegue il Ft, è alquanto difficile; la tv satellitare ha risposto alla manovra della Rai con uno stratagemma semplice ed efficace: “avete problemi vedere i contenuti Rai con il nostro decoder? Ecco una chiavetta Usb da inserire che vi darà un accesso economico ai programmi in chiaro del digitale terrestre, inclusi quelli Rai”.

 

Una soluzione che risolverà la necessità per gli abbonati Sky di acquistare un altro decoder. E presumibilmente farà guadagnare punti a Sky a Bruxelles visto che la chiavetta faciliterà l’accesso al digitale terrestre in linea con l’agenda europea sul digitale. La strategia di Sky richiederà investimenti di marketing, ma ha l’effetto di neutralizzare la tattica della Rai, perché dà agli abbonati del satellite un facile accesso a maggiori contenuti.

 

Tutto questo deve aver irritato non poco Berlusconi, continua Betts, proprio lui che, quando Sky entrò nel mercato italiano, aveva dubitato che gli italiani avrebbero pagato per vedere la televisione. E’ stato un raro giudizio erroneo sul comportamento degli italiani e una sottovalutazione dell’abilità di Murdoch, uno che, dopo tutto, con News Corp, ha affrontato in Usa e Gran Bretagna ossi più duri che in Italia.

 

Il mercato italiano risulta ancora più agitato dalla notizia, giusto alcuni giorni fa, che a dicembre Sky lancerà la Digital Key , una chiavetta che, collegata al decoder della Pay TV, permetterà a tutti gli abbonati all’alta definizione – 1 milione, secondo la piattaforma satellitare, circa 450 mila secondo le stime Rai – di accedere a tutta l’offerta gratuita in chiaro del digitale terrestre integrata nell’Epg (la guida elettronica ai programmi) della tv satellitare.

 

Quali saranno le conseguenze per la Rai? La Vigilanza ha quindi deciso di convocare tempestivamente Masi.

 

La situazione preoccupa non poco il presidente della Commissione di vigilanza, Sergio Zavoli, che ieri, al termine dell’audizione di Masi, ha sottolineato che sono due le questioni che sul fronte della tv pubblica destano timore: “la scarsa qualità, la caduta degli ascolti e la disaffezione crescente”. Punti sui quali occorre “aprire una riflessione approfondita“.

Zavoli ha posto anche la questione delle collaborazioni esterne, tema del quale, ha detto Masi, “ci occuperemo nel piano industriale all’esame del Cda“. Il Dg risponderà anche in altra occasione su qualità e ascolti.

 

Durante l’audizione Zavoli ha avuto uno scambio di battute con Maurizio Gasparri, ironico sull’audizione del Dg convocato per la vicenda della Digital Key di Sky per i programmi in chiaro.

 

Siamo l’ufficio stampa di Sky?“, si è chiesto Gasparri.

 

Complimenti – ha osservato il presidente -, lei riesce a dire cose molto ‘vescicanti’ senza farci perdere tempo”.

 

Riguardo alla chiavetta di Sky, Masi ha detto che si tratta di “una bella e intelligente operazione commerciale” ma ha evidenziato la preoccupazione per gli eventuali “effetti distorsivi sul mercato“, ribadendo l’intenzione dell’azienda di fare tutte le verifiche del caso.

 

Il Dg ha quindi riproposto le valutazioni fatte in Cda: la Digital Keyha più i connotati di un’abile campagna promozionale e di marketing che di una reale messa a disposizione a tutti i propri abbonati della programmazione digitale terrestre in chiaro”.

L’importante, ha spiegato, è che “tutto avvenga senza effetti distorsivi del mercato e senza danneggiare la piattaforma gratuita del digitale terrestre”. L’azienda è pronta ad approfondire tutti i profili legali e regolamentari: “Non credo che Sky farà niente di illegale, ma abbiamo il dovere di verificarlo”.

 

Nel mirino di Viale Mazzini, in particolare, le modalità di inserimento dei canali Dtt nella Epg di Sky e la possibilità che l’accesso all’offerta digitale terrestre cessi in caso di mancato rinnovo dell’abbonamento alla tv satellitare. Ma da Sky si spiega che nella ‘Guida tv’ apparirà un’apposita barra aggiuntiva, ‘Digitale terrestre’, che consentirà di accedere all’intera lista di canali così come vengono sintonizzati dal decoder Dtt, senza modificarne la sequenza; inoltre la chiavetta continuerà a funzionare anche in caso di disdetta dell’abbonamento.

 

Il Dg della Rai ha precisato anche il fatto che la chiavetta Sky sarà legata ai decoder per l’alta definizione: “Una quota di minoranza dell’utenza Sky, circa il 10% secondo le nostre stime, il 5% secondo le stime Mediaset e circa il 20% secondo le indiscrezioni non certificate provenienti da Sky. L’utilizzo di questo strumento sarà comunque circoscritto a un limitato numero di abbonati”.

Inoltre, gli abbonati serviti dalla Digital Key “dovranno essere dotati di un televisore full hd” che sono “obbligatoriamente provvisti di un decoder digitale terrestre integrato. La visione del digitale terrestre è dunque già garantita dal televisore ancora prima della chiavetta che sarà disponibile a fine anno”.

 

Ma, ha proseguito, tra le altre caratteristiche della pennetta c’è quella di “dover utilizzare l’antenna terrestre“. Quindi, “non si tratta di quello che impropriamente qualcuno ha definito il decoder unico ma più correttamente uno strumento che lascia inalterata la natura chiusa e proprietaria del decoder Sky”.

Poi, la Digital Key non è stata ancora testata, né è stata verificata sotto il profilo tecnico da DGTVi, che ha il compito di certificare il decoder per il digitale terrestre, e pertanto non se ne conoscono i dettagli e le specifiche tecniche. Per Masi, è legittimo, al momento, considerarlo uno strumento al pari o al di sotto dei cosiddetti decoder zapper che non consentono spesso una fruizione adeguata della qualità televisiva.

 

A scendere in campo tra poco potrebbero, quindi, essere Antitrust e Agcom, perché oltre alla Rai anche Mediaset e Telecom Italia avrebbero avviato degli approfondimenti legali per valutare possibili esposti. In particolare i fronti che potrebbero aprirsi sarebbero due.

Da un lato l’associazione dei consumatori starebbe valutando l’opportunità di presentare un esposto all’Antitrust per “pubblicità ingannevole” da parte di Sky nella sponsorizzazione della Digital Key.

Il secondo fronte pone maggiori problematiche. Sarebbe stato dato mandato a uno studio legale di Bruxelles di valutare le problematiche legate ad eventuali problemi di “verticalità integrata” di Sky Italia. In poche parole, secondo le emittenti televisive sarebbe possibile ravvisare delle infrazioni negli impegni Antitrust presi da Sky con la Ue.

 

Anche queste valutazioni potrebbero portare alla presentazione di un esposto sia all’Antitrust che all’Agcom. La battaglia quindi si sposterà a breve sul fronte legale e regolamentare portando l’attenzione delle società televisive verso le problematiche tecnologiche piuttosto che sullo sviluppo dei contenuti e dell’offerta. Nel frattempo i grandi produttori televisivi si stanno attrezzando al futuro.

E ancora in Vigilanza, l’opposizione ha citato l’allarme deficit per chiedere conto della scelta di non rinnovare l’accordo con Sky per RaiSat.

Al momento Masi ha dichiarato di non avere cifre in mano ma ha fatto sapere che “l’azienda sta lavorando alle linee generali del piano industriale. Quando le avrò, quando il piano verrà approvato dal Cda, verrò ‘ad horas’ in Vigilanza per illustrarlo”.

 

Per quanto concerne il mancato accordo con Sky, Masi ha parlato di “gap insanabile dal punto di vista commerciale” tra “i 50 milioni l’anno offerti da Sky per vincolare l’intero bouquet Rai per sette anni e la nostra valutazione di almeno 200 milioni l’anno, 50 per RaiSat e 150 per i canali generalisti”.

In totale, “un miliardo e 400 milioni contro i 350 offerti da Sky”. “Non svendere”, ha detto il Dg, si è confermata una scelta “valida“, perché la Rai ha moltiplicato la sua offerta gratuita di qualità e assicurato alla Sipra “spazi pubblicitari più ampi e con target mirati”.

 

Obiettivo che sarebbe stato difficile da raggiungere in partnership con Sky, visto che la tv di Murdoch avrebbe anche chiesto che i canali tematici Rai non duplicassero – in termini di target e genere – quelli a pagamento di RaiSat.

 

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