Troppe lamentele, Facebook pronto a modificare la nuova homepage. Esperti intanto consigliano navigazione controllata per rischio pedofilia

di Raffaella Natale |

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Tutti scontenti della nuova homepage di Facebook. Dopo aver ricevuto centinaia di commenti negativi, il sito di social networking più famoso del mondo ha deciso di intervenire sulle modifiche effettuate.

La nuova interfaccia lanciata nel mondo lo scorso 11 marzo non è stata ben accolta dagli appassionati e sono stati tanti gli utenti che ne hanno lamentato la complessità.

 

Christopher Cox, direttore della produzione, sul blog della società ha ammesso: “…abbiamo ricevuto migliaia di email e commenti, oltre alle critiche dirette dei nostri amici”.

“Sono quattro le cose che, stando alle indicazioni degli utenti, necessitano un immediato intervento. Ed è proprio su quelle che, nelle prossime settimane, concentreremo i nostri sforzi per apportare i giusti miglioramenti”.

 

Facebook intende anche “rendere più gestibili i flussi” di informazione che si trovano nello spazio personale degli utenti, ma anche inserire dei link che consentano agli utenti di “…trovare le cose più facilmente” e conciliare così la vecchia e la nuova versione.

 

Il sito, disponibile in 40 lingue, vanta 175 milioni di iscritti in tutto il globo. A febbraio, dopo la pressione subita dagli utenti scontenti, Facebook ha abbandonato l’idea di modificare le condizioni d’uso che gli davano una “licenza perpetua e mondiale” su tutti i contenuti pubblicati.

 

Del fenomeno Facebook, che solo in Italia conta già 7 milioni di iscritti, si parlerà all’Università Roma Tre nel corso di una giornata di studi promossa dal Prof. Enrico Menduni.

L’incontro Il Fenomeno Facebook, realizzato in collaborazione con l’ISIMM (Istituto per lo Studio dell’Innovazione), si propone di analizzare, grazie alla presenza di esperti del settore, cosa si nasconde dietro il rapido successo e la diffusione esponenziale di questa rete sociale.

Facebook sta dimostrando una duplice capacità d’impatto: da un lato investe profondamente gli aspetti dell’identità personale in rete e tutto il sistema delle relazioni del sé con gli altri, particolarmente fra i giovani; dall’altro interviene nella sfera pubblica favorendo molteplici utilizzazioni nella comunicazione politica, nel marketing, nelle relazioni professionali e formative, nella organizzazione di campagne d’opinione e nella diffusione di tendenze e mode.

 

Ma Facebook presenta anche dei lati oscuri che sono quelli strettamente legati alla privacy degli utenti o ancora ad altri rischi a cui si potrebbe andare incontro navigando il web.

 

Secondo alcuni esperti, gli strumenti come Facebook, e più in generale le ‘reti sociali’, rischiano di favorire la pedofilia online, tanto che si prevede un possibile raddoppio dei casi.

A sottolinearlo è Mario Salvatori, amministratore delegato di Edipi, che insieme all’Associazione italiana per la sicurezza informatica (Clusit) presso l’Università’ di Milano ha organizzato il Security Summit, una tre giorni di confronto tra addetti ai lavori.

 

Quello della pedofilia, spiega Salvatori, è un vero e proprio “…pericolo incombente. In particolare, la preoccupazione che sta emergendo dagli esperti è che alcuni strumenti di utilizzo comune, tra tutti Facebook, saranno il terreno favorevole per il raddoppiamento almeno di tutti i pericoli legati al mondo dei pedofili, la diffusione di immagini e l’adescamento di minori. Questo perché facilitano la scambio di materiale. Inoltre, su Facebook si può celare anche la propria identità nel modo più totale, fingere di essere un bambino o una ragazzina e inserirsi in un giro di persone, usando la confidenzialità che il mezzo offre per avvicinare ragazzini”.

 

Come ogni strumento, però, è l’uso che se ne fa a fare la differenza. Cosa fare, quindi, per evitare certi pericoli?

“…C’è tutta un’attività di controllo e amministrazione che deve essere svolta dalle famiglie – ha concluso Salvatori – e dalla scuola, per quanto riguarda la diffusione della consapevolezza. Ancora oggi molti computer di casa sono privi di sistemi di protezione valida, o di ‘parental control’, strumenti semplici che permettono all’adulto di scegliere di rendere libero l’accesso a determinati siti o di inibirlo, e questa e’ la prima cosa da fare’.

 

Da oltremanica arriva, intanto, la notizia che milioni di cittadini britannici utenti del social network più famoso al mondo potrebbero presto essere sottoposti a severi controlli da parte delle autorità governative e registrati su uno speciale database, una sorta di “Big Brother” degli internauti.

 

Il progetto, secondo quanto riferisce oggi il quotidiano The Independent, riguarderebbe anche network analoghi, come MySpace e Bebo: il piano prevede la catalogazione di una serie di informazioni su ogni telefonata, email, accesso a internet fatto dal Regno Unito.

 

Almeno la metà dei cittadini britannici, circa 25 milioni di persone secondo le ultime stime, farebbero uso dei nuovi social network.

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