Il lato oscuro di Facebook ovvero perché si viene bannati? Il caso di Matteo Salvini

di di Giorgio Sebastiano |

Italia


Mark Zuckerberg

Facebook toglie, Facebook dà“. Dopo 15 giorni torna alla social net life l’on. Matteo Salvini, deputato della Lega Nord tra i più attivi sul social network più in voga del momento. La riattivazione è avvenuta dopo 15 giorni di morte sociale senza alcuna spiegazione, così come senza spiegazione l’account era stato chiuso.

Chiusura dell’account che l’onorevole, come centinaia di altri net-citizen prima di lui, ha vissuto molto male, perché di fatto è come essere espulsi, cacciati, banditi dalla comunità, senza poter condividere nulla con persone di cui fino a pochi mesi fa ti ricordavi a malapena di conoscere ovvero non conoscevi affatto, ma oggi fanno parte della tua famiglia, cerchia, clan, tribù o semplice agorà. Persone insomma a cui non puoi e non vuoi più rinunciare, anche se molte di esse probabilmente la relazione rimarrà solo sulla Rete.

 

Il Banning, il lato oscuro di Facebook, lo spettro che si aggira per il social network più famoso d’Italia, ti azzera tutto il lavoro fatto sino ad impedirti persino l’accesso alla casella interna di posta, i cui danni sono proporzionali all’ampiezza della tua “rete” di contatti.

Il malumore su questo modo di agire è tuttavia rimasto confinato all’interno del sistema stesso; la disattivazione dell’account dell’on. Salvini ha trasformato la cosa in politica.

“Ho depositato l’interrogazione che chiede al dipartimento delle Comunicazioni del Ministero dello Sviluppo economico se e quali contatti e quali conoscenze abbia oggi il ministero in merito non solo alla normativa a cui si rifà Facebook, ma se questa viene poi effettivamente rispettata. Facebook è una fonte inesauribile di informazioni anche riservate di potenziali clienti, adepti, fans di persone, gruppi, idee il cui limite è la sola fantasia dell’utente. Io con il mio account ho circa 2.000 contatti, la metà sono svago e l’altra metà lavoro, perché per me questo è anche strumento di lavoro, non pochi atti, parlamentari o consiliari, mi sono stati suggeriti attraverso questo strumento”.

 

Questione complessa, Facebook è un servizio gratuito, fornito da un’azienda privata sita negli stati Uniti, ha tante localizzazioni, ma realizzate “a programma”, e per capirlo basta guardare il contratto che viene fatto validare al momento dell’iscrizione: è la traduzione, non si sa peraltro quanto accurata, di quello originale statunitense, al cui foro e soprattutto alla cui legislazione si rimandano tutte le questioni legali. Azienda americana, infrastrutture americane, regolamenti leggi e, soprattutto business, americani. La cosa è ben presenta anche l’on. Mario Valducci, presidente della IX commissione “Tlc e trasporti” alla Camera dei deputati: “Oggi Facebook e’ una realtà importante del mondo della comunicazione, proprio questa sua importanza rende imprescindibile l’intervento dell’UE per regolamentare l’accesso e l’uso di un prodotto che nasce e si sviluppa negli Usa al fine di evitare spiacevoli sorprese come quella capitata al collega Salvini. Per ciò che concerne il mio ruolo di Presidente di Commissione Tlc a Montecitorio farò del tutto per capire cosa è successo e quali possano essere gli strumenti a disposizione per tutelare noi cittadini e soprattutto la nostra  privacy; a tal proposito non dobbiamo dimenticarci che tali dati sono salvati e gestiti su server statunitensi che rispondono a norme di tutela molto diverse dalle nostre”.

 

Come agire allora? Una linea prova e a darla è Eugenio Prosperetti, avvocato specializzato Tlc e Rete, già nello staff del ministro Gentiloni: “L’unico dato incontrovertibile è che anche se la piattaforma è sita in America, vengono elaborati e catalogati dati che ci appartengono in base ad un contratto che meriterebbe come minimo un’attenta valutazione da parte del garante della privacy. In merito all’interscambio di dati peraltro esistono precise norme internazionali che debbono essere fatte rispettare”.

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