Il caso Sky arriva in Vigilanza: Villari, ‘Necessario più equilibrio’. L’opposizione insorge, ma chi difende i consumatori dal monopolista?

di Raffaella Natale |

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“Valuteremo proprio oggi in Commissione gli atti del governo e tireremo le conclusioni”. Queste le parole del presidente della Commissione di Vigilanza Rai, Riccardo Villari, che ha risposto alle domande dei cronisti sul raddoppio dell’Iva, che passa dal 10% al 20%, per le televisioni a pagamento contenuta nel decreto anticrisi, che ha sollevato le proteste di Sky.

A margine di un appuntamento del Capo dello Stato, Villari ha commentato: “…Io credo che su questa questione un po’ più di equilibrio sarebbe stato consigliabile”.

 

Il decreto anticrisi, contenente le misure per affrontare l’emergenza economica, ha infatti soppresso il regime di Iva agevolata e l’imposta è tornata così al valore normale. E l’opposizione, dopo le critiche giunte dalla Tv di Rupert Murdoch, è insorta tornando a parlare di “conflitto di interessi” per il premier Silvio Berlusconi che avrebbe così voluto “…fare un favore a Mediaset”.

In una nota ufficiale, l’amministratore delegato di Sky, Tom Mockridge, ha lanciato l’allarme: “…Questo provvedimento è un aumento delle tasse per le oltre 4.6 milioni di famiglie italiane“, e sottolineato come “…le tasse generate grazie agli abbonati di Sky cresceranno a 580 milioni di euro“. Di fatto, per Sky Italia, si tratta “di una crescita evidentemente in contrasto con l’affermazione del governo che questo pacchetto ‘sostiene lo sviluppo delle imprese'”.

Per Mockridge, “…un aumento del 10% sul prezzo dell’abbonamento costringerà probabilmente molta gente a rivedere il proprio budget. E tutto ciò minaccia evidentemente di danneggiare i nostri conti“.

 

“…Non abbiamo ancora un’idea precisa” sull’aumento del prezzo dell’abbonamento, nel caso in cui il Parlamento dovesse confermare la misura: “…E’ una decisione – ha spiegato – che spetta all’azienda e l’azienda si farà carico certamente di una parte di questo eventuale incremento“. Mockridge ha, quindi, annunciato che Sky farà “…una campagna per informare le famiglie italiane sulla decisione del governo di aumentare le tasse sulla Pay TV, ai loro danni”.

“…Prima delle elezioni – ha concluso l’ad di Sky Italia – il centrodestra promise di abbassare le tasse, per rilanciare i consumi. Ricordo bene che la riduzione delle tasse faceva parte del suo programma elettorale. E questa resta una grande questione per tutta l’economica italiana”.

 

Il governo, dal canto suo, ha respinto al mittente le accuse con il sottosegretario all’Economia, Luigi Casero: “A nessuno sfugge – ha sottolineato Casero – che l’incertezza del momento si porta dietro la possibilità di richiedere sacrifici anche a tutto il comparto televisivo. Non c’è dunque alcuna persecuzione o calcolo politico Il governo va avanti nella consapevolezza che di fronte alla crisi globale dell’economia sia doveroso aiutare le famiglie e le imprese” e favorire i consumatori.

 

E sulla decisione è, invece, stato duro il commento di Pierluigi Bersani, ministro ombra Pd dell’Economia, che ha osservato: “In quel decreto c’è una tassa sulla Pay TV che pagheranno milioni di famiglie e che pesa uno per le aziende del Presidente del consiglio e cento per un suo concorrente. Ci si siamo ormai abituati a tutto, ma voglio credere che una simile stortura del mercato non passi inosservata”.

 

Paolo Gentiloni, responsabile comunicazione Pd, ha parlato di “…blitz contro Sky, il principale concorrente privato di Mediaset” e annunciato ricorso alle autorità di garanzia per “…verificare se la norma anti Sky non è un caso classico di quel ‘sostegno privilegiato’ all’azienda di proprietà’“.

Anche per il capogruppo Idv alla Camera, Massimo Donadi, la “…tassa-Sky è l’ennesimo caso che dimostra ancora una volta la necessità e l’urgenza di risolvere il conflitto d’interessi nel nostro Paese“. E sulla stessa linea è l’Udc: “…Il governo ha il tempo per riparare l’errore commesso ed ha il dovere di farlo – ha avvertito Roberto Rao – perché altrimenti riaprirebbe polemiche e sospetti di cui non si avverte il bisogno”.

 

“…Piuttosto che bollare l’aumento dell’Iva sulla Pay TV come una misura a favore di Mediaset, bisognerebbe considerare che l’iniziativa del governo è in piena coerenza con le altre misure adottate in favore dei meno abbienti. Non si può, infatti, essere d’accordo sulla social card e poi criticare l’aumento di un’imposta che va ad incidere su chi può permettersi di pagare un abbastanza elevato canone di abbonamento a Sky, magari evadendo quello della Rai”. Lo afferma Remigio Del Grosso, Vice Presidente Consiglio Nazionale degli Utenti dell’Agcom.

“Anche se il monopolista satellitare della Pay TV offre un servizio qualitativamente migliore delle televisioni generaliste terrestri, coloro che decidono di usufruirne – ha osservato Del Grosso – devono giustamente porsi il problema di contribuire a sostenere, pagando magari un po’ di più l’abbonamento, le misure a favore dei meno abbienti. Bene invece ha fatto il Governo a rifiutare qualsiasi aumento del canone Rai che non è giustificato né dal basso livello della qualità della sua offerta, né da una non sempre oculata gestione delle risorse pubbliche”.

 

I consumatori, con il presidente del Codacons, Carlo Rienzi, hanno richiamato l’attenzione sul fatto che Sky operi sul mercato “in regime di monopolio” e pratichi “…prezzi troppo alti rispetto ai servizi offerti“.

Rienzi ha detto no all’aumento dell’Iva sulla Pay TV perché di fatto “la pagano i consumatori”, ma sia l’Agcom sia l’Antitrust dovrebbero intervenire per “…favorire maggiore concorrenza“, aprendo anche ad operatori stranieri.

“…E questo – ha osservato – in Italia non c’è”. E ad Agcom e Antitrust, insieme alla Commissione Ue, ha annunciato ricorso Articolo 21, l ‘associazione a tutela della libertà di informazione di Beppe Giulietti: “…Con questa norma – ha ironizzato – Berlusconi ha risolto definitivamente il conflitto di interessi, nel senso che ha eliminato il conflitto salvaguardando il solo interesse“.

 

 

Sky, secondo i dati dell’Autorità per le tlc, che oggi potrebbe affrontare la questione, nel 2007 aveva il 91,2% del mercato italiano nelle offerte televisive a pagamento nel mirino della norma. La concorrente Rti , ovvero Mediaset, segue con appena il 5,4% del settore, e sono irrilevanti le altre quote: lo 0,7% per Telecom Italia e un altro 2,9% in totale per gli operatori di tlc. Rti ha ottenuto in totale lo scorso anno dalle offerte a pagamento 125 milioni di euro, con una crescita molto elevata, ovvero del 48,8% rispetto all’anno precedente ma comunque per un totale di nicchia. Dalle offerte pay invece Sky nello stesso anno ha incassato 2.113 milioni, con un incremento rispetto al 2006 del 5%. Dalle offerte pay telecom Italia media (La7 e Mtv) ha guadagnato 12 milioni, e gli altri operatori di tlc in totale 72,4 milioni.

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