Infrastrutture tlc: per Calabrò serve ‘strategia pubblica a sostegno degli investimenti’ o l’Italia resterà fanalino di coda

di Alessandra Talarico |

Italia


Fibra ottica

L’Italia, come conferma anche l’ultimo rapporto Ocse, soffre di una carenza cronica di infrastrutture a banda larga alternative al DSL e per recuperare il ritardo, non basta solo trovare un accordo con Telecom Italia per una maggiore ‘apertura’ della rete di proprietà dell’ex monopolista.

 

Ecco perché diventa estremamente urgente un “intervento da parte del Governo e del Parlamento a sostegno degli investimenti nel settore delle Tlc”.

A dirlo è il presidente Agcom Corrado Calabrò, secondo cui tra le priorità del nuovo esecutivo dovrebbe comparire la semplificazione delle procedure amministrative e di quelle relative agli scavi per la posa dei cavi, che rappresentano “oltre il 90% dei costi per le infrastrutture di telecomunicazione”.

 

Parlando agli studenti della Luiss, Calabrò ha ricordato che il problema ‘infrastrutture’ non riguarda solo le tlc, ma anche i trasporti su strada e ferroviari, l’energia elettrica.

È ovvio, però, che le infrastrutture per le telecomunicazioni siano il nodo centrale del suo intervento e del confronto in essere con l’operatore dominante, Telecom Italia.

 

L’attuale rete in rame, sottolinea Calabrò, non può soddisfare le necessità del Paese e se non si interverrà subito, l’Italia rischia di restare fanalino di coda dell’Europa. Per recuperare il gap è dunque necessaria, se non essenziale, la realizzazione di infrastrutture in fibra ottica con un approccio che le equipari alle reti idriche ed elettriche e in cui lo Stato faccia la sua parte, ma non come avviene in Giappone – dove la rete in fibra ottica verrà realizzata completamente dal governo – né come sta accadendo in Germania dove, nonostante il parere contrario della Ue, il governo “si è appoggiato all’ex monopolista Deutsche Telekom, favorendolo rispetto agli altri operatori”.

 

Il governo dovrebbe intervenire innanzitutto con una sorta di ‘deregolamentazione’, ma anche con “incentivi e interventi diretti per realizzare la rete in quelle zone in cui la domanda è limitata e quindi sono poco appetibili per le aziende”.

Riguardo invece le aree più densamente popolate, Calabrò parla di un approccio che “eviti le duplicazioni” così come previsto anche dalla Commissione europea, che in questi casi ammette accordi tra operatori.

 

Serve dunque una strategia ‘pubblica’ che consenta al mercato di svilupparsi in tempi più rapidi di quanto avverrebbe se tutto fosse lasciato al mercato.

“Credo – ha spiegato Calabrò – che in questi anni si sia capito che è un errore pensare che la concorrenza e il libero mercato siano da soli capaci di risolvere tutti i problemi”.

 

“La concorrenza – ha aggiunto – è una soluzione necessaria ma non sufficiente. Serve una strategia per il Paese e, invece, in Italia da troppo tempo non si fa strategia di lunga durata”.

 

Per quanto riguarda poi il confronto con Telecom Italia sulla questione della rete, Calabrò spera in un’intesa prima della relazione annuale al Parlamento, che si terrà il 15 luglio.

La strada, però, è ancora lunga: il presidente Agcom, infatti, ha spiegato che la società italiana non si dimostrata fin qui molto propensa al dialogo.

“Per fare gli accordi bisogna essere in due”, ha detto Calabrò, sottolineando che “…le posizioni ancora non coincidono, loro fanno resistenza e noi facciamo pressing, anche se c’è una base comune di confronto”.

 

Il confronto proseguirà nelle prossime settimane e si allargherà al coinvolgimento dei vertici della società.

 

“Si tratta – ha detto ancora Calabrò – di mettere le diverse caselle al loro posto e nei prossimi giorni ci proveremo”.

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