‘Etica’ del Web 2.0:  necessarie regole per proteggere la libertà di informazione online

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di Paolo Dimalio

Italia


Internet

Internet, informazione e democrazia“. E’ il titolo del convegno promosso dall’Ucsi, che si è svolto ieri a Roma all’auditorium dell’Enel. Tanti i nomi di spicco: Stefano Rodotà, Gianluca Comin, Giancarlo Zizola, Padre Antonio Spadaro, Mons. Claudio Maria Celli , Luca De Biase.  

 

“… Una biblioteca di babele …”, “… l’archivio globale …” dello scibile umano. Così Padre Antonio Spadaro di Civiltà cattolica, dopo l’introduzione di Gianluca Comin (direttore relazioni esterne Enel) e del professor Giancarlo Zizola (Università degli Studi di Padova), definisce la prima fase del web. L’internauta andava su un sito e leggeva le notizie che qualcuno aveva scritto per lui. Poi arrivò il web 2.0, dove sono gli utenti a produrre i contenuti, sempre più multimediali. Esempi? Flickr e YouTube, ricettacoli virtuali per condividere foto e video. Oppure i blog, ” … metà giornali metà passaparola …”. Qui le notizie si mescolano alla fiction. La loro peculiarità, secondo Padre Spadaro, è che non danno “… nessuna garanzia di veridicità …”. 

 

I blogger sono la “… ribellione di internet al dominio del giornalismo tradizionale”. Proprio come gli Mp3, e i programmi P2P alla eMule, sono una “… rivolta epocale contro le major discografiche”.  Parola di Luca De Biase, direttore di Nòva, inserto de Il Sole 24Ore. La rete abolisce le gerarchie e travolge le geometrie dell’informazione. Un tempo, il giornalista scriveva e il pubblico leggeva. Grazie ai blog, tutti sono reporter.

 

E’ il lato oscuro della rete. Il rischio, secondo il presidente nazionale Ucsi Massimo Milone, è di “… tagliare fuori i comunicatori di professione …”, lasciando campo libero agli artigiani dell’informazione fai da te. Con buona pace della “qualità” e “affidabilità” delle notizie. Un blogger, infatti, non è obbligato a verificare le fonti. Pubblica ciò che vuole e pazienza se propina una bufala. Grillo obietterebbe che le menzogne, in rete, hanno vita breve, perché c’è sempre qualcuno pronto a sbugiardarti. Mark Twain risponderebbe così: “Una bugia fa in tempo a viaggiare per mezzo mondo mentre la verità si sta ancora mettendo le scarpe”.

 

Internet a briglia sciolta rischia di minare diritti fondamentali come privacy e reputazione. Oltre a minacciare la crescita psichica dei minori. Qual è l’antidoto agli abusi della rete? Una “…infoetica analoga alla bioetica…”. E’ la proposta di Padre Spadaro e Mons. Celli (presidente Pontificio Consiglio per le Comunicazioni Sociali). Regole morali devono illuminare scienza e ricerca, ma anche la galassia internet. Il mondo cattolico non ha dubbi: l’etica al servizio della comunicazione.

 

“Meno leggi, più deontologia: ma come?”, chiede Paolo Scandaletti, direttore di Desk (trimestrale dell’Ucsi). Sono gli operatori della comunicazione, secondo Scandaletti, a rifiutare lacci e laccioli etici. E hanno buon gioco, “… perché le leggi non impongono l’iscrizione obbligatoria alle associazioni di categoria”. E se non sono iscritti, prosegue il direttore di Desk, “… non possono essere puniti per aver infranto la deontologia professionale”.

 

Più che sulla deontologia, il professor Stefano Rodotà (Università di Roma “La Sapienza”) punta sulla “… costituzionalizzazione della rete …”. Lo scopo non è imbavagliare blogger e youtuber. Ma proteggere le libertà del web, minacciate da governi (come la Cina ) e multinazionali. La via ad una Carta dei diritti è tortuosa e passa per accordi internazionali. Secondo Rodotà, spetta alle “… organizzazioni sovranazionali fare da traino, specie all’Onu”.

Bisognerà convincere i duri e puri del web, allergici ad ogni forma di regolamentazione. Per loro, la rete ha dentro di sé la cura ad ogni sorta di male terrestre. Anche alle censure della Cina.

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