Fondazione Ugo Bordoni. A. Sassano : ‘Una storia che viene da lontano e guarda con attenzione al futuro’

di di Raffaele Barberio |

Appuntamento a Roma per parlare di Ricerca e Consulenza al servizio delle istituzioni promosso dalla Fondazione Ugo Bordoni

Italia


Antonio Sassano

Scienza e consulenza alle istituzioni: un binomio possibile è il tema del 7° Seminario Bordoni che si terrà il prossimo 7 maggio a Roma al Centro Congressi di Palazzo Rospigliosi. Sarà un’occasione importante per parlare di un tema quanto mai attuale, ma anche di fare in un certo senso un primo bilancio delle attività della Fondazione Ugo Bordoni avviate a partire dalla scorsa primavera. Su questi temi cruciali abbiamo incontrato il prof. Antonio Sassano, direttore generale della Fondazione, chiedendogli di ripercorrere insieme il percorso storico della Fondazione Bordoni e le prospettive di sviluppo previste nella prospettiva di un rigenerato ed innovativo ruolo al servizio delle istituzioni e della ricerca.

 

K4B. Prof. Sassano, in pochi mesi lei in veste di direttore generale della Fub e il suo presidente prof. Maurizio Décina avete in un certo senso cambiato pelle alla FUB. Vogliamo ricordare da dove viene la Fondazione?

 

Sassano. Si, certo. Come pochi forse sanno, la Fondazione intitolata al professor Ugo Bordoni, docente negli anni Trenta nella Facoltà di Ingegneria dell’Università di Roma, fu istituita nel 1952. L’obiettivo era di farne lo strumento dell’allora Ministero delle Poste e dell’Istituto Superiore delle Telecomunicazioni nel campo della ricerca e della tecnologia delle comunicazioni. Lo schema operativo era molto semplice. L’Istituto Superiore forniva la sede e i laboratori, il finanziamento era costituito da una percentuale dei ricavi delle società telefoniche. Il primo presidente fu il professore Algeri Marino, docente di Comunicazioni Elettriche; con lui erano i migliori professori e ricercatori delle maggiori Università del Paese. Dalla sua nascita, vorrei ricordare, la Fondazione ha formato esperti in tutti i settori delle nuove tecnologie dell’informazione: microelettronica, telecomunicazioni, informatica e controlli automatici.

 

 

K4B. Ma intanto si andava verso la privatizzazione del servizio telefonico…

 

Sassano. Infatti, nel 1994 le società telefoniche operanti nel Paese furono fuse in Telecom Italia, in preparazione della privatizzazione avvenuta nel 1997. Subito dopo, nel 1998 con la privatizzazione, il modello della Fondazione che aveva tenuto per quasi 50 anni, entra in crisi e con il D.M. del 5 dicembre 2000, viene dichiarata estinta e messa in liquidazione.

 

 

K4B. Un atto che rappresenta, in un certo senso, un giro di boa…

 

Sassano. Senza dubbio, infatti nel 2001 viene costituita la nuova Fondazione come istituzione no-profit e riconosciuta, dalla legge 3/2003, “…istituto privato di alta cultura..” e posta sotto la vigilanza del Ministero delle Comunicazioni.

 

 

K4B. Cosa ha rappresentato questo cambio dal punto di vista del reperimento delle risorse di funzionamento?

 

Sassano. Le sue fonti principali di finanziamento sono costituite innanzitutto da finanziamenti del Ministero delle Comunicazioni, regolati attraverso specifiche convenzioni, quindi da contributi alla ricerca definiti dalle leggi 3/2003 e 80/2005, nonché dai contributi di aziende del settore riconosciuti statutariamente come Fondatori. Infine, fino al 2007 la Fondazione ha usufruito di un fondo straordinario creato con la gara per le licenze del sistema radiomobile Umts per la realizzazione di un sistema nazionale di monitoraggio dei campi elettromagnetici. Vorrei anche ricordare che al Consiglio di Amministrazione della Fondazione partecipano membri nominati sia dai Fondatori che dal Ministero.

 

 

K4B. Il quadro tracciato è significativo, e ora? E’ cambiato qualcosa nella mission della Fondazione?

 

Sassano. Direi che si è adeguata alle relazioni istituzionali nelle quali la Fondazione opera. Oggi il compito della FUB consiste prevalentemente nella consulenza per il Ministero delle Comunicazioni su telefonia, televisione, Internet, sicurezza delle reti, comunicazioni wireless e tecnologie informatiche. Un complesso di problemi che pongono la necessità di un’organizzazione della Fondazione Bordoni basata sulle migliori capacità scientifiche e professionali, di cui è certamente dotata, per affiancare la pubblica amministrazione nello svolgimento delle sue funzioni.

 

 

K4B. Continuità e discontinuità; la nuova dirigenza ha portato con sé un rilancio della FUB in chiave innovativa rispetto alle iniziative del primo quinquennio…

 

Sassano. Se mi permette, vorrei evitare le schematizzazioni. Direi che si è aperto un processo nuovo. Nella primavera del 2007 il nuovo Consiglio di Amministrazione della Fondazione ha lanciato un programma di ampio rinnovamento della struttura della Fondazione medesima, sia dal punto di vista del controllo dei costi che da quello dell’organizzazione, nominando un Advisory Board Tecnico Scientifico composto da professori del settore dell’ingegneria dell’informazione e dell’economia, e stabilendo una struttura articolata per aree di competenza tecnica, in supporto ai progetti delle attività correnti orientate agli obiettivi indicati dal Ministero delle Comunicazioni.

 

 

K4B. Per fare cosa?

 

Sassano. I progetti più rilevanti del 2007 sono quelli relativi al supporto operativo al Ministero delle Comunicazioni, sia per la gestione della transizione verso la televisione digitale terrestre, innanzitutto con la creazione del database delle frequenze e l’assistenza operativa nei casi della Sardegna e della Valle D’Aosta, sia per la gara per l’assegnazione delle licenze Wimax. La fattiva collaborazione degli esperti della Fondazione e la disponibilità di una struttura organizzativa efficiente hanno certamente contribuito al concreto successo di queste due iniziative.

 

 

K4B. Come definirebbe oggi in sintesi a FUB?

 

Sassano. Per quella che è: una struttura tecnica che ha affiancato l’Amministrazione (il Ministero delle Comunicazioni, ma anche altre Istituzioni pubbliche) nello studio e nella soluzione di problematiche complesse concernenti le telecomunicazioni e l’informatica.

 

 

K4B. Questo ci porta dritti al prossimo appuntamento dei Seminari Bordoni, il settimo della serie, che questa volta dedicate al rapporto tra ricerca e consulenza a favore delle istituzioni, con un’iniziativa di peso che comprende la conferenza sul tema di Karl-Heinz Neumann, direttore del tedesco WIK. Mi pare un appuntamento non casuale…

 

Sassano. Si, perché il WIK (Wissenschaftliches Institut für Infrastuktur und Kommunikationsdienste) ha una storia e una missione analoghe a quelle della FUB. Anche il WIK ha un’origine pubblica. E’ stato fondato nel 1982 come Centro Studi della BundesPost e, come la Fondazione Bordoni, ha subito una trasformazione in coincidenza con il processo di liberalizzazione delle telecomunicazioni degli anni Novanta. Attualmente è uno dei centri di eccellenza mondiali nella ricerca e delle consulenze nel settore dell’analisi e della regolamentazione del mercato delle telecomunicazioni.

 

 

K4B. Sin qui le somiglianze, con quali differenze?

Sassano. L’elemento che differenzia le due organizzazioni è la governance. La Fondazione Bordoni ha nel suo Consiglio di Amministrazione sia rappresentanti delle Istituzioni (5 membri nominati dal Ministro delle Comunicazioni, il ministero vigilante), sia rappresentanti delle aziende (i soci fondatori).

Al contrario, la composizione del Supervisory Board del WIK è totalmente istituzionale. Ne fanno parte: un rappresentante del Ministero delle Comunicazioni, un rappresentante del Ministero delle Attività Economiche, il Presidente del Comitato Scientifico (un professore universitario) e il rappresentante dell’Associazione delle Industrie Tedesche (BDI).

 

 

K4B. E operativamente?

 

Sassano. Il Supervisory Board del WIK è affiancato da due Advisory Board:un Advisory board scientifico e un Advisory board delle industrie del settore telecomunicazioni. Il primo è composto da rappresentanti di Università e Centri di ricerca, mentre il secondo è composto da rappresentanti di importanti aziende operanti in Germania nel settore delle telecomunicazioni.

 

 

K4B. Il prossimo Seminario Bordoni del 7 maggio sembra presentarsi, da questo punto di vista, come un confronto tra modelli e una discussione su criticità ed opportunità di ciascuno di essi, o sbaglio?

 

Sassano. Se mi permette, prima di rispondere vorrei sottolineare alcuni fatti, fatti concreti. Il primo è che la Fondazione Bordoni ha già, nel nostro Paese, un ruolo istituzionale. Riferisce annualmente al Parlamento, con una Relazione prevista dalla legge che l’ha istituita come Ente Morale di Alta Cultura. Da canto suo, il Ministero delle Comunicazioni ha più volte rinnovato con convenzioni specifiche lo speciale rapporto di fiducia e collaborazione. Il secondo è che, nonostante la presenza di soci fondatori industriali nel Board, la FUB ha dimostrato, nei fatti, una grande indipendenza e si è guadagnata sul campo un ruolo di terzietà riconosciuto da tutti gli “stakeholders“. Il terzo è che nell’ultimo anno l’obiettivo della nuova gestione è stato quello di consolidare questa immagine con interventi strutturali (vorrei citare il nuovo Codice Etico con una esplicita previsione di “Chinese Wall” e l’istituzione dell’ Advisory Board scientifico), con una intensificata attività di comunicazione aperta e neutrale e, infine, raccogliendo unanimi riconoscimenti di efficienza e neutralità di giudizio ai Tavoli di Lavoro sulla transizione televisiva Analogico-Digitale, nel supporto tecnico fornito alla Gara per il WiMax e nel supporto al Ministero nelle attività di coordinamento internazionale.

 

 

K4B. In questo quadro, il Seminario Bordoni del prossimo 7 maggio rappresenta un confronto tra modelli, tra WIK e FUB, o l’indicazione di una linea futura di condotta della FUB alla luce delle esperienze altrui?

 

Sassano. Francamente, direi ambedue. Ma il nostro compito non è quello di essere assertivi. La riflessione che proponiamo va orientata perché supporti le scelte future.

 

 

K4B. E allora verso quale direzione andrà la FUB?

 

Sassano. Guardi questo è proprio il punto di approdo che ci proponiamo di raggiungere dopo il processo di riflessione che proponiamo, ma non abbiamo una tesi. Abbiamo certo le nostre idee, ma le scelte in questi ambiti devono essere condivise tra gli stakeholder ed è per questo che, più che darle una soluzione auspicata, posso anticiparle le domande attraverso le quali con la nostra iniziativa intendiamo sollecitare.

 

 

K4B. Possiamo anticiparne il senso ai lettori, addetti ai lavori ed esperti che ci leggono?

 

Sassano. Certamente. Il primo quesito è: Qual è il giudizio delle principali Istituzioni del nostro Paese sulle competenze della Fondazione e sulla necessità di una istituzione specializzata e al servizio delle Istituzioni su temi quali i Sistemi Radio, la Tecnologia delle Reti di Nuova generazione, la Qualità del Servizio, la Sicurezza delle Reti, le Infrastrutture Critiche e i Sistemi di Information Mining?”

 

 

K4B. Sembra una valutazione su quanto fatto sino ad ora. E il secondo?

 

Sassano. Il secondo guarda invece alle soluzioni da adottare per assicurare la giusta governance alle attività da espletare: “Per potenziare e consolidare il ruolo della Fondazione Bordoni nel panorama dell’ICT nazionale e per consentire alla FUB di intensificare il suo rapporto con le Istituzioni può essere adatta una “governance” analoga a quella della WIK con un “board” istituzionale e “advisory board” scientifici e industriali?”

 

 

K4B. A questo punto chi ci legge ha la possibilità di contribuire alla ricerca e costruzione delle risposte, partecipando al Seminario Bordoni del 7 maggio, o sbaglio?

 

Sassano. Non sbaglia. Vi aspettiamo.

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