WiMax: nuove prospettive per la banda larga, nell’attesa che possa colmare l’assenza di infrastrutture e ridurre il divario digitale

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Riportiamo di seguito l’intervento di Enrico Manca, presidente Isimm, al convegno ‘WiMAX: nuove prospettive per la banda larga’, (Roma, 26 marzo 2008).

Italia


Enrico Manca

Questo nostro incontro si svolge e vorrei sottolinearlo a pochi giorni di distanza dall’esito più che positivo della gara per le frequenze WiMax. Quello di oggi è, quindi, la prima occasione di riflessione a gara conclusa. Lo sottolineo perché qualcuno ha stampato inviti per una iniziativa; peraltro a pagamento, spacciandosi come prima iniziativa ecc. ecc. Si terrà fra alcuni giorni.

Il WiMax – in Italia e nel mondo – è uno dei principali e più interessanti ambiti di applicazione delle nuove tecnologie frequenziali. In Italia in particolare questo nuovo mezzo di accesso ad Internet interviene a colmare un ritardo nella diffusione della banda larga, come peraltro recentemente richiamato da parte del Commissario Europeo Viviane Reding. Pur essendo aumentati considerevolmente negli ultimi anni, infatti, gli accessi veloci ad Internet si fermano, in Italia, a una penetrazione pari al 17% della popolazione, contro una media europea del 20%. L’auspicio è che il WiMax possa colmare l’assenza di copertura di infrastrutture nelle aree rurali del Paese, contribuendo a ridurre il divario digitale.

 

Se il Paese arriva in ritardo all’appuntamento, le modalità di svolgimento della gara hanno però portato a risultati significativi, sia in termini economici, sia per la dimostrata validità del particolare meccanismo impiegato.

 

La gara per le frequenze WiMax è stata ideata nella filosofia dei cosiddetti diritti di proprietà, ossia attraverso una procedura d’asta, in cui si parte dal presupposto che i suoi partecipanti siano in grado di determinare il modo più efficiente per distribuire le risorse. Infatti, se il meccanismo funziona, le risorse, cioè le frequenze, finiscono per essere assegnate ai soggetti che le valutano di più. E’ quindi giusto esprimere un giudizio più che positivo sull’asta WiMax, in cui lo Stato italiano è riuscito a realizzare un incasso di ben 136 MLN di Euro, (pari ad un incremento di 1,76 volte della base d’asta); il più elevato fra le gare WiMax fino ad adesso svolte nell’Unione Europea.

 

Possiamo, quindi, tirare un primo bilancio positivo della recente gara di assegnazione delle frequenze radio in Italia destinate ad essere utilizzate con la tecnologia WiMax. La gara è stata definita dapprima nei suoi profili tecnici dall’Agcom e successivamente lanciata dal Ministero delle Comunicazioni. Un esempio, peraltro non isolato, di collaborazione virtuosa tra le due istituzioni, dopo quello sperimentato per le frequenze televisive, dove – attraverso diversi passaggi – è stato possibile orientare le fasi di switch-off dell’analogico, con un prevedibile beneficio in termini di digital dividend per tutto il settore delle telecomunicazioni.

Penso che il coordinamento istituzionale tra Agcom e Ministero delle Comunicazioni è essenziale con particolare riguardo alla delicata fase di immissione di nuove porzioni di spettro sul mercato. In quanto risorsa pubblica, il regime regolatorio di ogni singola frequenza dovrebbe, infatti, trovare il giusto equilibrio tra le istanze di efficienza del mercato (rappresentate dall’Agcom) e quelle afferenti alla politica industriale (cui è preposto il Ministero delle Comunicazioni).

 

La vicenda WiMax torna così a porre in campo il tema del rapporto fra pubblico e privato e mi conferma ancora una volta nell’dea che, nella società digitale il ruolo del pubblico si stia adeguando alle trasformazioni indotte dalla liberalizzazione dei mercati, ma non a scapito della sua importanza, anzi. Aver adottato, attraverso l’asta competitiva, il criterio dei diritti di proprietà, preferendolo a quello tradizionale del Command & Control,  in cui è invece lo stato che definisce per via autoritativa (attraverso concorsi basati su vari requisiti, metodo che va sotto il nome di beauty contest) a chi debbano andare le frequenze, solo in apparenza costituisce uno strappo in favore del privato. Infatti il ruolo del pubblico (in questo caso dell’Agcom e del Ministero) si è trasformato: da scelta discrezionale che si presta a pratiche poco trasparenti e a inefficienti lungaggini, a vero e proprio disegno strategico delle regole del gioco.

 

Il grande valore economico delle frequenze è ormai della massima evidenza: le stime più recenti parlano di un valore di mercato a livello europeo dello spettro pari a 250 miliardi di Euro, ossia a circa il 2,2% del PIL totale dell’Unione Europea. Un valore destinato a crescere nel prossimo futuro. E questo nonostante il fatto che lo sviluppo tecnologico, accrescendo il digital dividend, farà aumentare il numero dei servizi gestibili con le medesime frequenze; ma la posta in gioco è di altissimo valore, perchè la mobilità degli individui tenderà in futuro a crescere sempre più, generando bisogni di connessione mobile alla rete, sempre più intensi.

Per tali ragioni, nell’incontro di oggi sarà particolarmente interessante ascoltare gli operatori che hanno ottenuto le licenze. Si tratta di soggetti eterogenei: accanto a operatori consolidati, sono risultati vincitori della gara nuovi soggetti, sia italiani, sia stranieri, che per la prima volta hanno affrontato operazioni di rilevanza nazionale. Si tratta di nuovi entranti nel mercato dell’accesso alle reti di telecomunicazione che potranno stimolare la competizione nel settore, innovando nelle strategie industriali e nei modelli di business. L’auspicio è che la nuova tecnologia e le imprese che la svilupperanno possa portare un concreto beneficio all’utenza, composta – come sappiamo – sia da privati che da altre imprese.

Rimane, quindi, da vedere quali saranno gli effetti sui comportamenti degli operatori, sia di quelli che si sono aggiudicati le frequenze per il WiMax, sia degli altri, se e come verranno effettivamente realizzati gli investimenti necessari ad avviare l’offerta di servizi ai clienti finali.

 

In conclusione la gara WiMax, inoltre, si è dimostrata un’operazione riuscita, determinando un allargamento del mercato e favorendo il suo sviluppo armonico, anche a costo di ridurre gli obiettivi di cassa per lo stato. Si è rivelata quindi una scelta accorta e saggia, in un momento di grande instabilità e incertezza sia economica che politica.

 

 

 

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