P2P: all’esame dell’Antitrust il caso Tele2, mentre una ‘svista’ legalizza gli MP3

di Alessandra Talarico |

Italia


File sharing

Toccherà all’Autorità garante della concorrenza (Agcm) stabilire se l’operatore telefonico Tele2 abbia o meno dato informazioni corrette in merito al blocco delle connessioni peer-to-peer.

Lo ha reso noto l’associazione dei consumatori Aduc, che aveva denunciato nelle scorse settimane all’Antitrust la presunta ingannevolezza delle informazioni presenti sul sito Tele2 alla sezione “Domande & Risposte”.

Secondo quanto sostenuto dal gestore, “l’accesso a internet è senza limiti di traffico e di consumo” e “le offerte Adsl non pongono comunque alcuna limitazione al traffico.”

 

Affermazioni in netto contrasto con quanto dichiarato da alcuni dirigenti della società, nonché con l’esperienza di centinaia di utenti che hanno segnalato anomali blocchi al traffico P2P sulle reti dell’operatore, recentemente acquisito da Vodafone.

 

Il dibattito su queste azioni di filtraggio praticate dagli operatori sulle reti utilizzate dagli utenti per scambiarsi file ha risvolti molto ampi, andando a toccare anche il concetto di net-neutrality, e anche negli Usa la Federal Communications Commission ha avviato un’indagine per stabilire se siano fondate le accuse rivolte all’operatore via cavo Comcast, inchiodato da un rapporto secondo il quale la società starebbe bloccando l’accesso ai network di BitTorrent.

 

Finora, infatti, Comcast è stata molto vaga circa lo scopo e l’estensione della sua attività di traffic management e avrebbe anche minacciato di licenziare i dipendenti che avessero discusso la cosa con chiunque al di fuori della compagnia, sottolineando che “…la responsabilità della società è quella di garantire agli utenti la migliore esperienza internet possibile, utilizzando le ultime tecnologie di gestione della rete per permettere a tutti di godere di ogni applicazione”.

 

La FCC vuole comunque verificare che tutti gli utenti Comcast “siano trattati allo stesso modo” e che non venga utilizzata qualche pratica di bloccaggio poco trasparente.

 

L’accusa è molto pesante e ha fatto insorgere gli internauti di tutto il mondo, già surriscaldati dal dibattito sulla neutralità della rete, che torna quindi quanto mai d’attualità, proprio mentre in Italia, secondo quanto riferito dall’esperto in diritto d’autore e internet Andrea Monti al quotidiano La Repubblica, una svista in un comma non più modificabile della nuova legge sul diritto d’autore renderebbe del tutto legale “la libera pubblicazione attraverso la rete internet, a titolo gratuito, di immagini e musiche a bassa risoluzione o degradate, per uso didattico o scientifico e solo nel caso in cui tale utilizzo non sia a scopo di lucro”.

 

L’errore risiederebbe nel fatto che il termine ‘degradate‘ ha un significato tecnico ben preciso e comprende anche gli MP3 che altro non sono che una versione compressa, quindi ‘degradata’ della musica originale.

Secondo l’avvocato Monti, quindi, questa svista renderà legale ciò che prima non lo era e cioè la pubblicazione su siti web o su server di file sharing di file MP3 “coperti da copyright, senza autorizzazione dai detentori di diritto d’autore”.

 

La svista italiana avviene in un momento non proprio felice per l’industria discografica mondiale, dopo che anche la Corte di giustizia europea ha dichiarato che “Il diritto comunitario non impone agli Stati membri, per garantire l’effettiva tutela del diritto d’autore, l’obbligo di divulgare dati personali nel contesto di un procedimento civile”.

La tutela del diritto d’autore, secondo quanto stabilito dalla Corte, “non può pregiudicare gli obblighi relativi alla tutela dei dati personali. Peraltro, le direttive sulla tutela dei dati personali offrono agli Stati membri la possibilità di istituire deroghe all’obbligo di garantire la riservatezza dei dati sul traffico”.

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