Cresce rapidamente il mercato del video on demand, ma resta aperta la discussione sul quadro normativo alla luce del rapporto Olivennes

di Raffaella Natale |

Francia


TV

Il mercato francese del video on demand (VoD) è cresciuto del 25,4% nel terzo trimestre rispetto a quello precedente. I dati sono quelli riferiti da GfK e NPA Conseil, società specializzate in ricerche di settore.

Nei primi nove mesi dell’anno, il Rapporto sottolinea che il fatturato del VoD si è stabilizzato a 19,9 milioni di euro per 5,8 milioni di visioni a pagamento.

 

Prevedendo una crescita del mercato del 35% al quarto trimestre, il mercato dovrebbe totalizzare, secondo GfK e NPA Conseil, entrate per almeno 30,5 milioni di euro per la fine dell’anno, vale a dire il doppio di quelle del 2006 che si erano attestate a 16 milioni di euro.

 

GfK e NPA sottolineano che il consumo di VoD avviene solitamente attraverso il pay-per-view (99% di visioni nel 2007). I film rappresentano il 67% delle visioni in volume, escludendo gli abbonamenti a servizi di video on demand.

 

Da tempo gli esperti del settore si domandano che effetti produrrà il VoD sul cinema.

 

Al momento, secondo un sistema unico in Europa, il cinema francese è finanziamento principalmente dalla televisione, attraverso il preacquisto e la coproduzione delle pellicole.

Questa economia è messa in pericolo dalla concorrenza ancora marginale, ma crescente, dalle offerte di film attraverso le piattaforme di downloading e VoD lanciate dalle telcos.

 

Produttori come Costa-Gavras, Claude Miller o Radu Mihaileanu si sono fatti portavoce del settore per esprimere i timori di fronte all’avanzata della diffusione digitale di film che potrebbe, a loro dire, tagliare le fonti di finanziamento del cinema e impoverire la realizzazione.

 

Qualcuno è arrivato addirittura a proporre l’ingresso degli operatori tlc nel di sostegno del CNC per il cinema francese.

Ma i diretti interessati non hanno mostrato molto interesse per la situazione, opponendo che si tratta di un mercato ancora giovane difficile da regolamentare.

 

Un accordo siglato il 20 dicembre 2005 sottopone gli operatori tlc all’obbligo di investire nel cinema francese ed europeo e fissa, dopo l’uscita in sala, un termine di 33 settimane prima di diffondere i film on demand.  

 

Ciò che emerge con forza è sicuramente la necessità di norme, più flessibili, che aprano a una nuova regolamentazione del settore cinema, che si estendano a tutti i player indistintamente. Nuovi business model, quindi, e regole per l’industria che altrimenti rischierebbe di perdere il treno della convergenza.

 

Sicuramente farò tanto discutere ancora l’accordo “Per lo sviluppo e la protezione delle opere e dei programmi culturali sulle nuove reti“, siglato dai fornitori di accesso a internet, le major dell’audiovisivo e i poteri pubblici per contrastare la pirateria su internet.

L’accordo, noto come rapporto Olivennes – dal nome del suo artefice, il presidente Fnac Denis Olivennes – è stato firmato la scorsa settimana alla presenza del presidente della Repubblica Nicolas Sarkozy e dei ministri della Cultura Christine Albanel, dell’Economia Christine Lagarde e della Giustizia Rachida Dati.

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