Lotta alla pirateria: infuria in Francia la polemica sul ‘Rapport Olivennes’. Passo storico o attentato liberticida?

di Alessandra Talarico |

Francia


Nicolas Sarkozy

È polemica in Francia in seguito alla firma dell’accordo “per lo sviluppo e la protezione delle opere e dei programmi culturali sulle nuove reti”, siglato dai fornitori di accesso a internet, le major dell’audivisivo e i poteri pubblici per contrastare la pirateria su internet.

L’accordo, noto come rapporto Olivennes – dal nome del suo artefice, il presidente Fnac Denis Olivennes – è stato firmato alla presenza del presidente della Repubblica Nicolas Sarkozy e dei ministri della Cultura Christine Albanel, dell’Economia Christine Lagarde e della Giustizia Rachida Dati.

 

Il cammino della missione Olivennes per arginare il downloading illegale di contenuti digitali ha preso il via a settembre, per volere del Presidente della Repubblica francese che ha incaricato il presidente Fnac di “esplorare le vie per lottare contro la contraffazione digitale e gli strumenti per sviluppare un’offerta culturale digitale attraente”.

 

Il testo prevede, tra le altre proposte, anche la realizzazione di un ente amministrativo incaricato di coordinare la lotta alla pirateria illegale attraverso l’invio ai pirati più accaniti di messaggi di avvertimento e, in caso di proseguo delle violazioni, la sospensione temporanea o l’annullamento della connessione a internet.

 

Sarkozy, che si era formalmente impegnato con l’industria audiovisiva in favore della proprietà intellettuale, ha annunciato trionfante la fine della demagogia e del ‘giovanismo’ di chi si oppone alle sanzioni contro gli internauti che scaricano illegalmente file dal web.

 

“L’accordo appena siglato rappresenta un momento decisivo per l’arrivo di un internet civilizzato”, ha dichiarato Sarkozy paragonando gli atti di pirateria a dei “comportamenti medievali dove, con la scusa del digitale, ognuno può taccheggiare liberamente”.

 

Sarkozy parla di un accordo “solido ed equilibrato” che da una parte prevede l’invio di email di “avvertimento” agli internauti che fanno “un cattivo uso della loro connessione” e l’impegno dei fornitori di accesso a mettere in atto dei dispositivi di filtraggio.

“D’altra parte – ha aggiunto – a questo sforzo degli ISP si accompagnerà uno sforzo di pari importanza degli aventi diritto. Profondi miglioramenti i cui vantaggi andranno totalmente a favore dei consumatori”.

 

Forti critiche sono arrivate però dalle associazioni dei consumatori, che considerano il rapporto Olivennes come l’anticamera di un’escalation repressiva nei confronti di internet.

 

L’UFC Que Choisir giudica il rapporto per il “salvataggio dell’industria culturale e la civilizzazione di internet” uno strumento “molto duro, potenzialmente liberticida e antieconomico”. Un vero e proprio “controsenso della storia digitale”, dal momento che le nuove misure contro la pirateria si aggiungono ad un arsenale già molto repressivo come i carichi penali per la contraffazione che possono costare 3 anni di prigione e fino a 300 mila euro di multa.

 

Il dispositivo previsto da Olivennes, secondo l’associazione, è contrario al rispetto della presunzione d’innocenza e alle garanzie procedurali previste a livello europeo.

“…E’ inaccettabile – spiega UFC – che il potere del giudice sia trasferito a un’Autorità dotata dei mezzi umani e tecnici necessari all’avvertimento e alla sanzione”.

 

Per la Ligue Odebi , invece, le nuove contromisure avranno l’effetto contrario di quello sperato dai suoi promotori e finiranno probabilmente per “…far crollare le vendite dell’industria culturale, contrariamente all’obiettivo della missione Olivennes”.

 

La missione Olivennes, che prevede anche la diffusione su larga scala entro 24 mesi di misure di filtraggio dei contenuti diffusi sul web – come il ricorso ai segnapunti digitali – resta inoltre vaga sui DRM (sorta di lucchetti digitali che impediscono l’interoperabilità tra differenti lettori e store digitali).

 

“Quasi niente sul DRM. Una semplice raccomandazione senza misure concrete e promesse che on impegnano nessuno”, spiega l’UFC che considera l’unica nota positiva l’allineamento dell’uscita delle offerte video on demand (VOD) su quella dei DVD.

 

Anche l’associazione APRIL esprime la sua contrarietà a un provvedimento che “non è che la continuazione della deriva di questi ultimi anni verso la realizzazione di una ‘polizia privata del web’ che spoglia i giudici delle loro funzioni e attenta al diritto alla difesa”

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