World Going Digital. Contenuti digitali e 3° e 4°schermo. P. Ferrari (Anica): ‘I 2/3 della popolazione non riesce ad andare al cinema. Il digitale lo porterà nelle loro case’

di di Annetta Franco |

Addetti ai lavori provenienti dal mondo del cinema, della televisione, della pubblicità, della stampa, di internet a confronto per discutere il futuro dei contenuti digitali e le sfide industriali, economiche e creative ad essi legate.

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Anica

I contenuti audiovisivi si aprono sempre più alle nuove modalità distributive. Internet e telefonia mobile, ovvero il Terzo e Quarto schermo, sono senz’altro il nuovo mercato dei contenuti digitali e l’apertura di questi nuovi fronti distributivi ha avviato da qualche anno un grande confronto su come riformulare competenze, regole, modelli di business, capacità creative. In che modo cambierà il modo di produrre? Quale è il profitto che si potrà ricavare attraverso i nuovi canali? Quali sfide creative, quali vantaggi economici, ma anche quale minacce pone la nuova frontiera, specialmente a chi non intende rinnovare il proprio posizionamento nelle nuove catene del valore?

Di questo si è discusso a Roma, al convegno World Going Digital organizzato da ANICA ed API col sostegno di The Business Street, nel quadro delle iniziative legate alla 2° Festa del Cinema di Roma.

  

Già nei brevi saluti di avvio dei lavori si è intesa l’esigenza di affrontare un nodo che non può essere spostato in avanti nel tempo.

“L’API  ha sottolineato Angelo Barbagallo, Presidente dell’associazione degli autori e produttori – ritiene che la diffusione tramite supporti multimediali sia il tema centrale del futuro del settore. C’è, però, dobbiamo ammetterlo, una carenza di conoscenza rispetto ai nuovi media e persistono delle lacune che devono essere colmate“.

  

Che ci si trovi di fronte ad un salto generazionale è un dato ormai acquisito dagli addetti ai lavori.

Siamo di fronte a una svolta e ci sono mille nuove possibilità che si affacciano col passaggio dall’analogico al digitale – ha evidenziato Paolo Ferrari, Presidente ANICA – Del resto, risulta che i due terzi della popolazione italiana ha delle difficoltà nell’arrivare a un cinema e il digitale, invece, aiuterà proprio a portare il cinema a queste persone. Tutto ciò indica, per l’industria nella quale operiamo, una grande opportunità che non può trovarci impreparati.”

  

Gaetano Blandini, Direttore generale MBAC: “Nella nuova Legge finanziaria ci sono un paio di provvedimenti per i fondi al cinema, ma la Legge 122 è come un bambino non ancora nato e, quindi, non bisogna abbassare la guardia sul tema. Inoltre, ci sono delle nuove opportunità che provengono dai mercati dell’Est ed è importante che il nostro Paese si interessi a dovere della cosa, per far uscire il nostro cinema dai confini nazionaliDal momento che vi sono possibilità interessanti, bisogna fare degli investimenti in tal senso….per conoscere il mercato e per operarvi con cognizione di causa. Inoltre – ha ricordato Blandini, riprendendo quanto sostenuto poco prima da Ferrari – c’è una consistente fascia di pubblico che non riesce ad andare al cinema e la speranza è che, con le nuove tecnologie, si riesca a fare dei passi in avanti, rendendo più disponibile il prodotto, perché questo va a favore dell’utente e contemporaneamente a favore dei produttori“.

  

Che il Terzo e Quarto schermo pongano un problema nuovo di incontro tra domanda ed offerta, è stato sottolineato da Erik Lambert: “…L’uso di piattaforme multimediali ed il ricorso a paradigmi nuovi di creatività deve essere visto in relazione al pubblico cui ci si vuol rivolgere e incontrando la sua domanda di nuovi prodotti…A questo proposito è necessario ancor prima che utile capire quali siano le tendenze che si stanno affermando e che determineranno il corso delle cose in futuro“.

  

I tratti fondamentali dello sviluppo del mercato dei contenuti digitali è stato tracciato da Peter Kruger.

“Le tendenze che caratterizzano l’attuale panorama sono: il passo accelerato delle nuove tecnologie, la progressiva frammentazione dei supporti con cui si guarda il contenuto digitale e l’evoluzione sempre maggiore di internet. Sicuramente – ha proseguito Kruger – per il futuro non ci sarà affatto un rallentamento delle nuove tecnologie. Con i nuovi supporti si scambieranno facilmente film interi in due, tre secondi. Nei prossimi cinque, dieci anni ci sarà anche una notevole proliferazione di terminali. Nell’arco di questo periodo, tutti i device avranno al loro interno un’architettura da computer e si trasformeranno anche in server. Internet, infine, è destinato a diventare colonna portante della distribuzione di contenuti”.

Le sfide – ha concluso Kruger – sono appena iniziate e sono destinate a incrementarsi in modo inimmaginabile”

  

Delle sfide interessanti, senza dubbio, come è stato chiaramente sottolineato da Vincent Letang che ha presentato il Rapporto di Screen Digest sulle prospettive offerte dallo sviluppo dei mercati digitali: broadband, telefonia mobile, tv digitale, contenuti digitali. Vincent Letang è colui che ha coordinato la redazione del Rapporto ed ha sottolineato come i nuovi mercati digitali siano mercati capaci di lanciare sfide di sviluppo e di crescita economica caratterizzati da arricchimento culturale, oltre che economico, ma a patto che si usino i giusti strumenti.

Nel suo intervento, Letang ha subito messo in chiaro come l’Europa sia senza dubbio indietro rispetto a Stati Uniti e Giappone, con riguardo sia al broadband che al mobile. “In base alle nostre previsioni, i Paesi europei – ha detto Letang – raggiungeranno l’attuale livello di crescita di Giappone e Stati Uniti solo nel 2010. Si prevedono circa 8 milioni di euro di ricavi per l’industria dei contenuti. In questa cifra, la parte del leone la farà la musica, che, nel 2010, interesserà il 20,4% dei ricavi complessivi, fatturando una cifra pari 1,7 miliardi di euro. Anche i video on demand, però, frutteranno cifre pari a 1,2 miliardi di euro. L’incremento, a livello economico, sarà, insomma, enorme, sempre che si capisca che Terzo e Quarto schermo non vanno trattati come dei Walled Gardens. I ricavi europei rappresenteranno meno di un terzo dei ricavi globali, perché l’Europa si è mossa e si sta muovendo in ritardo rispetto ad altre nazioni.”

Letang ha evidenziato che gli ostacoli che nei Paesi europei si frappongono ad un pieno sviluppo delle nuove tecnologie sono ostacoli tecnici, economici, ma soprattutto di natura legale e di regolazione.

Su questo punto è intervenuta anche Beatrice Covassi, della Commissione Europea, perché “…la convergenza è una sfida per il legislatore, perché va al di là della regolamentazione tradizionale…L’incertezza normativa rappresenta un grosso limite agli investimenti e allo sviluppo. Il quadro normativo per i servizi lineari  esiste e la necessità è crearne uno anche per quelli non lineari, che non limiti le esigenze dell’industria, ma la incoraggi.”

  

Il problema dei diritti è stato affrontato anche da Enzo Ciarravano, della Regione Lazio, che ha chiesto regole certe “…affinché i produttori continuino ad esistere“.

  

Gli ha fatto eco Riccardo Tozzi, a nome di ANICA, perché i film di per sé “… attraggono un pubblico sempre maggiore, ma, nello stesso tempo, si assiste a una forte decrescita delle entrate per i produttori. Numero degli spettatori e ricavi sono inversamente proporzionali. Continuando di questo passo, si rischia di mettere la parola fine all’esistenza stessa dell’industria produttiva.”

 

Il riferimento implicito era anche al fenomeno della pirateria audiovisiva.

Già – ha aggiunto Filippo Roviglioni, della FAPAV – la pirateria è un fenomeno incalzante e combatterla sembra proprio una mission impossibile. Purtroppo, ci troviamo di fronte a organizzazioni criminali capillari e perfettamente organizzate, così tanto da proporre un film in versione pirata ancor prima che questo esca nelle sale e, peraltro, con una qualità audio e video perfette. Il loro giro d’affari, secondo le nostre stime, è di un milione di euro all’anno. Secondo noi – ha continuato Roviglioni – a parte l’azione repressiva, si deve educare il pubblico, affinché comprenda che scaricare un film senza pagare è un atto illegale.”

Secondo Riccardo Tozzi, poi, il pubblico “…sarebbe anche disposto anche a un download legale dei film, se fosse messo di fronte a un servizio di buona qualità e a costi giusti”.

  

Questo è ciò che sta tentando di fare in Spagna, da parte della Egeda Filmotech, società che raggruppa i produttori di contenuti audiovisivi iberici.

Ricardo Fraguas, spagnolo e produttore anch’egli, ha fatto un quadro del loro proposito, di quello che hanno già fatto e che intendono sviluppare con il loro sito www.filmotech.com.

“Tra gli utenti di internet – ha detto Fraguas – c’è una grande domanda di contenuti audiovisivi. Solo in Spagna, nel 2007 sono stati scaricati 200 milioni di film, ma due su tre degli utenti che fanno download non pagano e scaricano in modo illegale. Con il metodo del file sharing, o condivisione che dir si voglia, però l’ utente è spesso costretto ad aspettare giorni per scaricare l’intero film e, a volte, si ritrova fra le mani un contenuto che non è nemmeno nella sua lingua o comunque quello desiderato.”

Fraguas ha, poi, lanciato una provocazione, sostenendo che chi fa pubblicità sarebbe anche disposto a pagare il download del film al posto dell’utente, con la possibilità di naturalmente di inserire della pubblicità all’interno del titolo. “I produttori, in tal caso, verrebbero pagati dalla pubblicità.

Il produttore spagnolo è, poi, passato ad illustrare come è stato risolto dalla sua organizzazione il problema dei diritti audiovisivi attraverso la vendita via internet. “…Ogni produttore spagnolo digitalizza su filmotech.com un proprio film, che viene venduto a 1 . Questo è il prezzo che si paga se si vuol vedere il film per una settimana, mentre se lo si vuole tenere per sempre si vanno a pagare 5,80 . Attualmente, stiamo cercando di conquistare altri produttori alla nostra causa, ai quali abbiamo offerto di digitalizzare gratuitamente i loro contenuti.”

 

Ma al World Going Digital, internet e telefonia mobile hanno espresso altre possibilità che il futuro apre loro grazie anche agli interventi di imprenditori che hanno  creduto sin da subito nel terzo e quarto schermo.

 

Douglas Gayeton, di Millions of Us ha dichiarato: “…Sono a capo di un’azienda abbastanza particolare, con persone con età media inferiore a venticinque anni e molti dipendenti dislocati in giro per il mondo, che ogni giorno mi inviano eMail con report su ciò che di interessante hanno visto su internet il giorno precedente.”

Un anno fa è stato contattato da un canale televisivo finlandese per produrre un documentario su internet e lui ha prodotto, girato e montato un documentario interamente su Second Life.

Il costo che ho sostenuto per realizzare il mio documentario girato interamente in Second Life è stato di 23.000 Euro e ne ho ricavato il prezzo più alto mai realizzato per un programma su internet.” Gayeton ha poi dato le coordinate che un prodotto audiovisivo deve avere per avere successo sulla rete: innanzitutto l’interattività, quindi la brevità. “È importante rispettare le caratteristiche richieste dal pubblico, perché bisogna creare contenuti e portarli alla gente e non, invece, aspettare che la gente venga a cercarli.”

 

Ma internet ha più di una faccia. Di televisione su internet, anzi di IPTV ha parlato Mario Mariani, amministratore delegato di Tiscali, che ha illustrato il progetto che Tiscali realizzerà entro fine anno in Italia. Si Chiamerà Tiscali TV e tutto è pronto per il suo lancio. Come funzionerà? “Tecnicamente – ha spiegato Mariani –  l’idea si basa su un decoder che si attaccherà al modem, che, a sua volta, si attaccherà alla televisione. La novità è che sono previsti i normali canali della tv lineare, ma anche dei veri e propri serbatoi di film, musica, cartoni e preregistrazioni dei programmi andati in onda nelle quarantotto ore precedenti. In tal modo l’utente potrà decidere cosa vedere e quando vederlo. Vogliamo rendere facile la fruizione di questo servizio, di modo che non sia utilizzato solo da chi ha confidenza con la tecnologia, ma da tutti indistintamente, e vogliamo collegare la tv lineare a quella non lineare e al video-on-demand. Tutti, così, avranno la possibilità di vedere il film o il tg del giorno prima che si è perso: è come poter tornare indietro nella programmazione televisiva in base ai propri gusti e alle proprie esigenze. La programmazione, allora, non sarà più basata su palinsesti decisi dall’alto, ma da una propria e personale playlist di programmi. Con l’IPTV ci si svincola definitivamente dal tempo.”

 

Riguardo alla tutela del diritto d’autore, Mariani ha risposto che l’IPTV sfrutterà la rete ADSL 2plus, ma sarà un ambiente non aperto ad internet, nel senso che solo gli utenti Tiscali potranno accedervi ed usufruirne. “…I prezzi, poi, favoriranno la legalità, perché cercheremo di tenerli bassi, con un nuovo metodo di pagamento, comunque con un sistema di fatturazione a monte.

 

Dalla Finlandia è arrivato l’esempio di Timo Vuorensola, la cui esperienza si è basata soprattutto sull’interattività che la rete offre.  È coautore di Star Wreck, una parodia di Star Trek. La sua produzione è partita come clip su internet e proprio lì ha fatto la sua fortuna. “Secondo me – ha dichiarato Vuorensuola – il modo giusto, per il cinema, di usare internet è quello di sfruttare la comunità, anzi le internet community, proprio come abbiamo fatto noi nel produrre il nostro film. Il 50%  di Star Wreck è stato creato grazie ai Creative Commons, scegliendo quali diritti riservare e quali no. Una comunità di tremila internauti ci ha supportato fornendoci modelli di astronavi o i sottotitoli nelle varie lingue del mondo.”

Dal film si è passati, poi, alla creazione degli Star Wreck Studios, una piattaforma legale per una collaborazione creativa, non destinata a creare film a grosso budget, ma con lo scopo di arrivare al grande pubblico, che utilizzi in collaborazione con gli altri le proprie doti per creare qualcosa di cui si è fruitori, ma anche creatori.

 

Anche Nokia, come è ovvio prevedere, sta guardando attentamente a tutte le possibili nuove piattaforme multimediali e all’uso sempre più forte del telefonino per navigare in internet. “…La mobilità ed internet saranno il nostro futuro. – ha dichiarato Harri Mannisto – Nokia farà prodotti sempre più potenti e multimediali, così ché non si dovranno più portar dietro troppi strumenti e apparecchi. Abbiamo messo tutto in un unico pacchetto, producendo strumenti che possano agganciarsi ad internet, in modo da sfruttarne al massimo la connessione. Internet è una sfera di socializzazione che apre molte possibilità e il mobile sarà, ne siamo certi, l’interfaccia principale per accedere ad internet da parte degli utenti.”

I nuovi device della Nokia, veri e propri computer portatili sono riuniti sotto il marchio OVI.

Ovviamente – ha concluso Mannisto – da parte dei gestori devono nascere delle offerte attraenti, perché al momento navigare in internet dal telefonino costa davvero troppo.”

 

E i grandi produttori di contenuti a tutto tondo come rispondono alla sfida lanciata da Terzo e Quarto schermo? Alla domanda hanno risposto Pierfrancesco Gherardi, De Agostini, e Antonello Perricone, RCS Group.

 

Per Pierfrancesco Gherardi: “…Gli strumenti di produzione si sono evoluti velocemente, la banda larga è penetrata in tutte le famiglie italiane e il pubblico non vuole più essere passivo, ma essere coinvolto nella creazione di contenuti….Il carattere della rete è audiovisivo per sua natura e il testo rimarrà un supporto di approfondimento, ma non lo strumento principe della divulgazione. Del resto, non è una novità dire che quello italiano è un popolo di non lettori……Le minacce ci sono e si riassumono soprattutto nella cannibalizzazione dei contenuti tradizionali e nel fatto che i competitor, ormai, non sono più solo gli editori.”

Per rispondere alla sfida delle nuove piattaforme, Gherardi ha posto l’attenzione su un focus tematico ben determinato, sulla necessità di nuove forme organizzative che consentano la ideazione e progettazione dei format direttamente in funzione di una molteplicità di contenuti e non con una riformulazione forzata da una piattaforma ad un’altra”.

 

Di fronte ad un futuro incerto ed a tratti a tinte fosche previsto per la carta stampata, Antonello Perricone, RCS Group, ha affermato che, forse, si sta un pò giocando al con un atteggiamento connotato da catastrofismo, ” …anche se è indubbio che ci siano dei forti cambiamenti in atto.”

Ma cosa fare in un contesto se non tragico, quantomeno non esaltante? “…Dalle nostre indagini – ha continuato Perticone – sappiamo che Corriere.it è visitato da una media di 900.000 lettori, ma il 50% di questi non è acquirente del quotidiano in edicola….Bisogna capire, allora, che ci stiamo rivolgendo a un pubblico che è culturalmente cambiato e bisogna perciò andare a conquistare gli utenti generalisti e li si deve conquistare con i contenuti. RCS vuole esser un’azienda multimediale, internazionale, ma soprattutto integrata. La carta non può più essere considerata l’unico mezzo per esprimere il brand e ci stiamo organizzando proprio in questa nuova chiave strategica  

 

In tale direzione si sta muovendo anche il settore pubblicitario, il creativo Gaetano La Rosa. “…I creativi sono delle spugne e percepiscono subito le novità, quindi l’attuale pubblicità è già figlia della comunicazione sulla rete, che vive spesso anche di falsificazioni”. Il mondo della pubblicità ha fatto luce su due aspetti molto importanti della pubblicità su internet: la enorme possibilità di targettizzazione del prodotto ovvero della comunicazione pubblicitaria e la possibilità di far conoscere un prodotto attraverso realizzazioni di produzioni low cost, accessibili quindi anche ad aziende con budget limitati”.

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