Costi di ricarica, contratti telefonici e web, trasparenza: ecco in dettaglio quanto si potrà risparmiare grazie alle nuove misure

di Alessandra Talarico |

Italia


Telefonia mobile

Un risparmio medio di circa 38 euro l’anno a persona, 76 euro per le famiglie che possiedono due telefonini. È questo il calcolo effettuato dall’Adoc appena è circolata la notizia che il decreto legge varato ieri dal Consiglio dei ministri in materia di liberalizzazione comprendeva anche l’attesissima abolizione dei costi di ricarica dei telefonini. Nei 550 euro all’anno che ogni famiglia risparmierà grazie alle nuove misure, alla voce telefonini si potranno aggiungere anche i 68 euro legati alla trasparenza tariffaria: voci più chiare in bolletta e parametri confrontabili faciliteranno la scelta dell’operatore, mentre le nuove norme sui contratti faranno sì che rescindere un contratto con un provider telecom, internet o una Pay Tv non sia più un’odissea.

 

Ma andiamo con ordine: il primo articolo del provvedimento prevede il divieto da parte degli operatori di telefonia mobile di applicare costi fissi e contributi extra rispetto al  traffico telefonico richiesto, anche quando la ricarica viene effettuata via bancomat o in forma telematica, quindi via internet.

Il decreto prevede inoltre l’abolizione della scadenza delle ricariche: anche se si decide di non utilizzare una scheda per un anno, dunque, il traffico telefonico residuo resterà utilizzabile, e non azzerato come avvenuto finora.

 

In nome della trasparenza, inoltre, il Dl prevede che le offerte dei differenti operatori mobili debbano evidenziare tutte le voci che compongono l’effettivo costo del traffico telefonico, per consentire un adeguato confronto delle tariffe.

 

Salta infine l’obbligo per gli utenti di restare fedeli agli operatori di telefonia e di reti televisive o internet, indipendentemente dalla tecnologia utilizzata: i contratti di adesione stipulati con i provider devono prevedere la capacità di disdire il contratto in qualsiasi momento e senza ritardi o spese non giustificati da costi degli operatori, i quali oggi impongono la fornitura del servizio per 12 mesi nonché un obbligo di preavviso superiore a 30 giorni.

 

Gli operatori telefonici dovranno adeguare sia le loro offerte commerciali, sia i contratti già stipulati entro 30 giorni.

 

Lo stop a queste pratiche del tutto abusive, che hanno consentito in tutti questi anni agli operatori telefonici di accumulare bei gruzzoletti sulle spalle degli utenti italiani, è arrivato dunque dal Governo e non dall’Authority per le tlc, che alcuni giorni fa aveva annunciato l’arrivo di un intervento sui costi di ricarica entro metà febbraio e alla quale ora spetterà il compito di stabilire le modalità attuative di queste nuove disposizioni e di applicare le sanzioni in caso di inosservanza.

 

Il business dei costi di ricarica lo scorso anno ha fruttato a TIM, Wind, Vodafone e H3G, ricavi per circa 1,7 miliardi di euro, corrispondenti ad oltre il 15% degli introiti complessivi delle schede prepagate.

Mentre il termine di un anno – del tutto ingiustificato – per l’utilizzo del credito residuo è costato agli utenti mobili circa 5.600.000 euro: secondo i calcoli delle associazioni dei consumatori, infatti, circa 800.000 utenti all’anno perdono in media 7 euro di traffico a causa di questo limite temporale imposto dai gestori non si sa per quale motivo.

 

Il vaso di Pandora dei costi di ricarica era stato scoperchiato sul finire dello scorso anno da una indagine conoscitiva condotta dall’Agcom e dall’Antitrust e durata ben 5 mesi a dispetto dei programmati due, dopo che le quasi 800 mila firme raccolte da Andrea D’Ambra e inviate alla Commissione europea erano passate pressoché sotto silenzio.

L’indagine ha riconosciuto quello che D’Ambra predicava da diverso tempo e cioè che il contributo – da 1 ai 5 euro – versato anche per le ricariche di piccolo taglio non solo è rimasto inalterato nel tempo, ma nulla ha a che fare con i costi sostenuti dagli operatori per la gestione dei servizi di ricarica, rappresentando “una componente di prezzo inserita dalle imprese nell’ambito delle loro strategie di pricing”.

 

Le nuove norme sono state accolte con animi contrastanti dalle associazioni dei consumatori: mentre l’Adoc ha consegnato al Ministro Luigi Bersani la tessera numero 1 del 2007, per la sua “capacità di recepire e risolvere i problemi più invisi ai consumatori italiani”, il Codacons sottolinea la presenza di “luci ed ombre” su molti provvedimenti.

 

Le misure contenute nel decreto – che sono il primo passo di quello si prevede un lungo cammino per riequilibrare il mercato – secondo l’Adoc permetteranno un risparmio a famiglia superiore ai 550 euro all’anno, “ripartiti nelle varie voci che fino ad oggi hanno pesato come tanti piccoli balzelli sui bilanci delle famiglie italiane”, ha spiegato il presidente Carlo Pileri.

 

Secondo i calcoli di Altroconsumo – su dati indagini Autorità, consumi delle famiglie Istat, Nielsen – il risparmio a famiglia si attesterà a 520 euro, di cui 85 ascrivibili alla voce telefonia mobile e 50 ai contratti di telefonia.

Il presidente di Altroconsumo, Paolo Martinello, punta tuttavia il dito sulla “immobilità” di un’Authority “inefficiente e in ostaggio degli operatori di telefonia” e sollecita con urgenza “la riforma della governance delle Autorità, a partire dall’AGCOM sino a quella dei servizi finanziari, dove la voce dei consumatori deve pesare molto di più”.

 

Per Adiconsum, invece, è molto positiva la misura che introduce la libertà, per gli utenti di spostarsi da un operatore all’altro senza vincoli. “Può sembrare una piccola libertà, eppure è una rivoluzione”, spiega l’associazione, sottolineando che ora gli operatori, le Pay Tv o gli ISP non potranno “più trattenere l’utente insoddisfatto” o costringerlo a ricorrere alle vie legali per rescindere un contratto diventato insoddisfacente o troppo oneroso.

 

Tra le critiche mosse dal Codacons, invece, il fatto che “se formulato male” il provvedimento potrebbe sbarrare la strada alla restituzione di quanto ingiustamente versato nelle casse degli operatori telefonici in tutti questi anni di malagestione.

 

Quello che ora tutti ci auguriamo è che gli operatori non si rifacciano della perdita dei costi di ricarica ‘spalmando’ qualche extra sulle tariffe, come paventato addirittura dalla stessa Authority che dovrebbe vigilare perché ciò non avvenga, e imparino invece a offrire servizi di qualità senza dover ricorrere a trabocchetti e trappole varie per trattenere i clienti.

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