MySpace prepara lo sbarco in Italia e lancia un software per controllare la veridicità dei figli

di Alessandra Talarico |

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Un software per consentire ai genitori di verificare con quali generalità i figli si registrano e chattano su MySpace.

Lo ha annunciato la società, dopo che 33 procuratori generali americani avevano minacciato di procedere per vie legali se non fosse stato innalzato il limite di età per accedere al sito da 14 a 16 anni e se non si fossero presi seri provvedimenti per verificare la reale età degli utenti.

 

Il software si chiama “Zephyr” e permetterà ai genitori ansiosi di fare luce su un’eventuale ‘seconda vita’ virtuale dei figli di conoscere con quale nome, età anagrafica e luogo di provenienza i pargoli si registrano sul sito.

Niente paura per la privacy, perché comunque Zephir non permette di ficcare il naso nelle email o nel profilo registrato sulla pagina personale e avverte che le informazioni sono state visualizzate da qualcuno.

 

L’uscita di Zephyr potrebbe dunque permettere a MySpace di evitare la pubblicità negativa di una causa così pesante, proprio quando i pubblicitari stavano cominciando a superare i dubbi sul business model del sito, acquistato nel 2005 da Rupert Murdoch per 580 milioni di dollari.

 

Popolarissimo tra i teenager di tutto il mondo, MySpace è appena sbarcato anche in Francia e ha preparato versioni beta per l’Irlanda, la Germania e l’Italia, che saranno quindi le prossime piattaforme ad essere lanciate ufficialmente nei prossimi mesi.

 

Sulle reti sociali, giovani – ma anche sempre più adulti – possono creare il proprio profilo e costruire un network personale che li connette ad altri utenti, conosciuti o meno.

Un’esplosione di popolarità che ha posto anche l’accento sulle diverse problematiche legate alla sicurezza di questi siti, che come molti altri pongono i minori a rischio di adescamento da parte dei diversi malintenzionati che popolano la rete così come le strade del mondo.

 

Secondo un recente sondaggio condotto da Pew Internet & American Life Project su un campione di 935 ‘teen’ americani, il 55% degli adolescenti ha creato un profilo personale online e il 55% ha usato siti di social networking come MySpace o Facebook.

 

Non tutti, però, sono disposti a rendere visibile il proprio profilo a chiunque: il 66% dei ragazzi infatti, ha dichiarato che le proprie informazioni sono disponibili soltanto per un numero limitato di navigatori-conoscenti, così come la stragrande maggioranza dei ragazzi (91%) afferma di utilizzare i siti di social networking soltanto per mantenere i contatti con gli amici ‘veri’ del mondo offline, con i quali magari non è sempre facile potersi vedere.

 

Molti altri (49%) scelgono queste mete virtuali per farsi nuovi amici e sono anche tanti (48%) quelli che visitano questi siti più di una volta al giorno per controllare se siano stati postati nuovi messaggi.

 

Un vero e proprio mondo parallelo insomma quello del social networking, nel quale i ragazzi fanno un po’ il bello e il cattivo tempo, molto spesso ‘aggiustando’ le loro caratteristiche fisiche e sociali a uso e consumo delle loro disparate relazioni virtuali, siano esse flirt, amicizie o soltanto un semplice passatempo.

 

Una pratica che da ora in poi potrà essere monitorata ed eventualmente ‘corretta’ dai genitori, con tutte le polemiche che questa soluzione comporterà.

C’è già infatti chi invoca il diritto alla privacy, e chi teme che lo strumento potrebbe essere utilizzato anche da qualcun altro oltre ai genitori.

 

Polemiche che comunque lasciano il tempo che trovano, poiché si tratta sempre di minori che vanno tutelati online come offline.

La sicurezza degli utenti più piccoli è sempre stata molto a cuore a MySpace, più di qualsiasi altro sito di interazione sociale. Lo scorso anno, ad esempio, la società ha ingaggiato Hemanshu Nigam, ex procuratore federale contro lo sfruttamento dell’infanzia su Internet e anche ex direttore alla sicurezza di Microsoft, per mettere in guardia gli utenti – soprattutto i più giovani – contro i pericoli di avance sessuali.

MySpace ha anche lanciato una campagna – in collaborazione con l’Advertising Council e il National Center for Missing and Exploited Children – per guidare genitori e ragazzi a un uso sicuro della Rete. Campagna che sarà estesa anche ad altri siti e canali televisivi della News Corp.

 

“I genitori sono terrorizzati da siti come MySpace”, ha spiegato Harry Aftab, executive director dell’organizzazione wiredsafety.org.

“MySpace – ha aggiunto – ha sempre preso la questione della sicurezza e della privacy molto sul serio”, limitando l’uso del sito ai minori di 14 anni e vietando agli utenti di visualizzare il profilo dei membri con meno di 16 anni.

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