Operatori mobili virtuali: dal 2007 arriveranno anche in Italia

di Alessandra Talarico |

Da Calabrò apprezzamento per gli arresti legati alle ‘bollette pazze’.

Italia


Mvno

Dal 2007 partiranno anche in Italia gli operatori mobili virtuali. Una misura molto attesa, annunciata dal presidente Agcom Corrado Calabrò in un’intervista alla stampa, che dovrebbe finalmente vivacizzare la concorrenza – e far scendere i prezzi – anche sul nostro mercato delle comunicazioni.

 

Quello dei mobile virtual network operator (mvno) è un tema molto dibattuto, non solo perché il loro ingresso nel mercato potrebbe portare a un congruo abbattimento dei costi, ma anche perché permetterebbe agli operatori proprietari di generare profitti aggiuntivi derivanti dall’utilizzo di capacità di banda altrimenti inutilizzata, giovando dunque all’intera catena di valore.

 

L’Italia è l’unico Paese europeo in cui agli operatori virtuali è vietato operare, almeno fino al 2010, in base a una delibera dell’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni (544/00).

In tutti gli altri Paesi, l’Autorità favorisce e protegge gli accordi tra operatori dominanti e MVNO o comunque non li esclude: accordi in questo senso sono stati conclusi, ad esempio, in Francia, Germania, Spagna, Regno Unito, Olanda e Svezia dove, sulla base di contratti commerciali, sono attivi operatori alternativi con background industriali diversificati, dai supermercati a catene di distribuzione all’ingrosso agli operatori telecom veri e propri.

 

L’Agcom, che dice di aver già da tempo riconosciuto il contributo positivo degli operatori virtuali sulla concorrenza nel mercato dei servizi mobili, ha comunque avviato un’attività di monitoraggio sull’evoluzione del mercato dei servizi all’ingrosso di accesso e raccolta, con particolare attenzione all’effettivo ingresso di operatori virtuali.

 

Anche se in Italia, ha ricordato l’Agcom, “non sussiste per gli operatori mobili un obbligo a contrarre con eventuali operatori non dotati di risorse radio”, ciò “non esclude la possibilità di negoziazione volontaria su base commerciale”, nel rispetto dei principi di trasparenza e non discriminazione.

 

Se si dovesse verificare una situazione d’impossibilità di evoluzione del mercato, ha sottolineato il presidente Corrado Calabrò, “sicuramente interverremo, e se sarà necessario, naturalmente, lo faremo prima della fine dell’anno”.

 

L’Antitrust, inoltre, ha avviato una istruttoria nei confronti di Tim, Wind e Vodafone per accertare se i tre operatori abbiano o meno rifiutato di negoziare accordi di accesso al fin di impedire l’ingresso nel mercato al dettaglio dei servizi d comunicazione mobile da parte di operatori alternativi.

Una decisione in merito dovrebbe giungere – se la data di scadenza del non verrà posticipata per l’ennesima volta – il 10 maggio 2007.

 

A parole, infatti, gli operatori mobili italiani sembrano dispostissimi ad aprire le loro reti ai concorrenti che non dispongono di risorse di spettro, ma a conti fatti essi contano sulla mancanza di norme che regolino il mercato.

 

Ieri, intanto, l’Authority ha disposto una consultazione di 30 giorni che interesserà diversi argomenti, tra cui la possibilità di prevedere obblighi relativi all’accesso alle reti degli operatori mobili da parte di operatori mobili virtuali.

 

Nel frattempo, la Polizia Postale ha smantellato un’organizzazione criminale attiva nel settore delle truffe telefoniche, eseguendo 33 ordini di custodia cautelare nei confronti di titolari di call-center, intermediari e telefonisti. L’indagine, condotta in sinergia tra Carabinieri e Polizia postale, ha interessato vari regioni d’Italia (Umbria, Marche, Toscana, Sicilia, Sardegna, Lazio, Campania, Emilia Romagna) e portato al sequestro di materiale informatico e documentazione contabile in diversi call-center.

 

Organizzatore della truffa, un uomo del perugino con numerosi precedenti per reati contro il patrimonio, a cui sono riconducibili due strutture parallele delle quali una relativa ai cosiddetti centri servizi, cioè titolari di numerazioni a valore aggiunto tipo 899, e l’altra ai ‘telefonisti’.

Questi ultimi non solo intervenivano su centrali telefoniche della Telecom, violandole e collegando apparecchiature meccaniche ed elettroniche per addebitare scatti telefonici ad ignari utenti e far confluire i guadagni sulle numerazioni 899 intestate ai complici, ma intervenivano anche direttamente intestando contratti telefonici di linea fissa e realizzando in poche ore centinaia di connessioni per migliaia di euro.

 

Da qui le ‘bollette pazze’ segnalate da migliaia di utenti. Un problema più volte denunciato anche dall’Authority che su questi temi ha recentemente promosso una consultazione con la stessa Polizia Postale e il Ministero delle Comunicazioni, “al fine di coordinare i rispettivi interventi per dare massima efficacia all’azione diretta a stroncare ogni tipo di abuso nei confronti degli utenti dei servizi di telecomunicazione”.

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