Vodafone: Home Zone parte in Gran Bretagna. Il contenzioso con Telecom al vaglio dell’Agcom il 15 novembre

di Alessandra Talarico |

Italia


Vodafone shop

Chissà se l’offerta Vodafone Home Zone avrà più fortuna in Gran Bretagna che in Italia.

Il numero uno della telefonia mobile mondiale ha infatti annunciato la data di lancio oltremanica del suo servizio a banda larga su rete fissa, lo stesso – per intenderci – che nel nostro Paese è al centro del contendere con l’ex monopolista Telecom Italia.

 

Il servizio – da noi già pubblicizzatissimo dai campioni del mondo Francesco Totti e Gennaro Gattuso – permette di trasferire il numero di casa sul cellulare, che può quindi essere utilizzato come un cordless, continuando comunque a pagare – per ricevere ed effettuare le telefonate – le stesse tariffe del fisso.

 

L’offerta Home Zone che Vodafone lancerà sul mercato britannico costerà 25 sterline al mese (circa 37 euro) e si appoggerà alla rete broadband di BT Group, garantendo accesso illimitato a 8 MB, chiamate nazionali gratuite sulla rete fissa e uno sconto del 25% sui telefonini.

Agli utenti che sottoscriveranno l’abbonamento all’offerta fissa, Vodafone offrirà a metà prezzo un modem USB Mobile Connect a metà prezzo per accedere alla rete broadband 3G del gruppo dal computer portatile.

 

In Gran Bretagna Home Zone partirà il prossimo 8 gennaio, data entro la quale non si esclude che la situazione possa sbloccarsi anche in Italia, dal momento che l’Autorità per le Garanzie nelle comunicazioni ha convocato le due società per il prossimo 15 novembre per acquisire elementi utili per valutare la questione.

 

Secondo Vodafone, Telecom avrebbe violato il Codice delle Comunicazioni Elettroniche, sospendendo le negoziazioni volte all’apertura dell’interconnessione e ostacolando di fatto l’ingresso dell’operatore sul mercato della telefonia fissa.

 

Più o meno la stessa cosa sostenuta da Telecom Italia, secondo cui è il gruppo britannico ad aver violato il Codice, precisamente l’articolo 80, comma 2, sollevando quindi il problema della ‘legittimità’ delle richieste di interconnessione tra il mobile e il fisso avanzate da Vodafone, opzione che in Italia non sarebbe ancora contemplata e che in Gran Bretagna ha richiesto un aggiustamento delle normative.

 

Accuse ovviamente rimandate al mittente da entrambe le società e sulle quali l’Agcom si pronuncerà dunque mercoledì prossimo.

 

Nel frattempo, ha detto la sua sulla diatriba anche il Movimento dei Consumatori che, pur non entrando nello specifico dell’interpretazione dell’articolo 80 del Codice delle comunicazioni, ha centrato la vera sostanza della questione: cioè l’assenza di concorrenza sul mercato italiano, che va a ripercuotersi direttamente sulle tasche dei consumatori.

Il mancato sviluppo di un mercato veramente competitivo – secondo il presidente dell’associazione Lorenzo Mozzi – si può ben attribuire al fatto che “uno dei gestori, essendo contemporaneamente anche proprietario degli impianti di rete fissa, si trovi nella posizione di dettare le condizioni ai propri concorrenti”.

 

MdC ritiene dunque che, “in generale, l’introduzione di una nuova modalità di accesso ai servizi telefonici, a prescindere dalla sua convenienza da valutare caso per caso, sia di per sé un fatto positivo per il mercato e per gli utenti”.

 

La parola passa ora all’Authority che, si spera, metterà la parola fine a un contenzioso di cui avremmo fatto volentieri a meno e che, secondo il presidente Corrado Calabrò, investe ormai l’intero settore delle tlc italiane che – di fatto – è uno dei meno concorrenziali d’Europa…e noi paghiamo!

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