Reti mobili di prossima generazione: gli operatori si preparano al 4G, ma chiedono un contenimento dei costi

di Alessandra Talarico |

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Sei tra i maggiori operatori mondiali si sono uniti con l’obiettivo di definire un set di raccomandazioni per assicurare una migrazione ‘soft’ dalle reti 2G e 3G verso i network IP.

 

L’iniziativa Next Generation Mobile Network (NGMN)- creata da Vodafone, T-Mobile, Orange, KPN, NTT DoCoMo e Sprint Nextel – nasce, in sostanza, con l’intento di convincere i regolatori a consentire l’utilizzo dello spettro esistente per offrire servizi a banda larga wireless super veloci.

 

“L’obiettivo principale dell’iniziativa – si legge in una nota – è il lancio commerciale di una nuova esperienza nelle comunicazioni mobili broadband dal 2010 per assicurare un lungo ciclo di investimenti e innovazione e l’adozione di servizi nuovi e familiari a beneficio di tutti i membri dell’ecosistema mobile”.

 

L’NGMN può dunque essere considerato come un “ulteriore passo nell’evoluzione degli attuali sforzi dell’industria in tecnologie come Hsdpa, Hsupa ed Evdo per permettere un’esperienza di accesso broadband personalizzata e per consolidare la diversità dei network gestiti dagli operatori mobili”.

 

Ma dietro queste espressioni di prammatica, sostiene qualcuno, si cela sicuramente la volontà di evitare che il 4G sia considerato dai governi come una nuova occasione per guadagnare un’immensa fortuna come è successo per la concessione delle licenze 3G.

 

Se, infatti, negli Usa è possibile trasferire i servizi mobili su reti di nuova generazione senza acquistare nuovo spettro, la stessa cosa non avviene in Europa e gli operatori temono che il lancio dei nuovi servizi di accesso wireless a banda larga sarà per loro un nuovo salasso.

 

Le reti mobili next-generation permetteranno agli utenti di utilizzare i servizi a banda larga multimediale attraverso reti di accesso wireless e wireline multiple.

L’evoluzione verso le reti di prossima generazione è in effetti già iniziata, con molti operatori pronti a lanciare dispositivi in grado di passare senza interruzioni da una rete mobile a una Wi-Fi che permetteranno agli utenti di accedere ai servizi in ogni momento e da qualsiasi location.

 

Le compagnie telefoniche, intanto, sono alle prese con una miriade di incognite che richiedono anche investimenti rischiosi e non si sa quanto fruttuosi.

L’operatore mobile O2, controllato dalla spagnola Telefonica, ha appena speso 50 milioni di sterline per acquistare il provider internet a banda larga Be Broadband e iniziare a offrire servizi convergenti fisso-mobile.

Gli osservatori si aspettano che anche Vodafone compia un simile passo, ma sono in tanti a credere che comprare una rete fissa sia solo un palliativo e che il futuro sia piuttosto la banda larga mobile.

 

Da questo punto di vista, la convergenza sembra essere più che altro una strategia difensiva, dettata dalla paura che gli operatori di rete fissa – dati per spacciati prima per colpa della telefonia mobile, poi del VoIP – possano invece essere in ottima forma e in grado di mettere i bastoni fra le ruote a quelli mobili.

 

L’ex incumbent britannico BT Group, ad esempio, ha appena lanciato ‘Total Broadband‘, che offre Tv interattiva, video-on-demand, VoIP e altri servizi home media integrati, oltre alla possibilità di migrare senza problemi dalla rete di casa a quella Wi-Fi.

 

Al momento, gli operatori mobili tentano di rispondere a questo tipo di offerte con l’Hsdpa – noto anche come super Umts o 3,5G – che garantisce velocità 4 volte superiori al 3G: Vodafone l’ha già lanciato in Italia e Gran Bretagna e la stessa cosa si apprestano a fare quasi tutti gli operatori impegnati nella terza generazione.

 

Ma queste offerte non sono che la punta dell’iceberg: l’industria mobile è già alle prese con le specifiche del 4G, una tecnologia a banda larga mobile super veloce che, con una capacità di trasmissione di 20 MB al secondo, permetterà alle reti mobili di raggiungere – stavolta speriamo per davvero – le stesse velocità della banda larga fissa.

 

L’industria, tuttavia, non vuole che il 4G sia soltanto un’occasione per far guadagnare miliardi ai governi e alle compagnie proprietarie dei diritti intellettuali e l’NGMN farà pressione per evitarlo, spingendo verso la rinegoziazione delle licenze GSM – assegnate negli anni ’90 – e di quelle 3G, per le quali gli operatori hanno speso circa 150 miliardi di euro.

 

I dettagli delle raccomandazioni di NGMN sono contenuti nel White Paper, “Next Generation Mobile Networks Beyond HSPA & EVDO” versione 2.0, nel quale sono esaminate anche questioni relative alla gestione dei diritti di proprietà intellettuale (IPR), alla convergenza di diverse tecnologie e agli aspetti operativi necessari al successo dei servizi.

 

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