P2P: pirateria e responsabilità dei motori di ricerca. Gli Stati Uniti a una svolta  

di Raffaella Natale |

Stati Uniti


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Continua l’offensiva degli studios hollywoodiani contro siti che ospitano film piratati. Nel mirino della potente associazione professionale MPAA (Motion Picture Association of America), che difende gli studios americani, c’è ancora il peer-to-peer contro cui ha avviato una nuova azione legale.

Questa volta al centro delle indagini ci sono diversi motori di ricerca che portano gli utenti su siti che consentono il downloading illegale.

 

Come spiega un portavoce della MPAA, è la prima volta che vengono coinvolti siti come DVDRs.net e BinNews.com, che reindirizzano gli utenti verso i newsgroup basati sul protocollo Usenet. Ma anche Torrentspy.com, IsoHunt, BTHub.com, TorrentBox.com, NiteShadow.com, Ed2k-It.com, NZB-Zone.com.

Gli studios ritengono che non ci sia alcuna differenza tra una rete di scambio di file e un motore di ricerca che punta a opere piratate.

 

“Disattivare queste potenti reti di distribuzione illegale di file è un’importante tappa per fermare la pirateria online“, ha dichiarato John Malcom, Responsabile delle operazioni mondiali antipirateria per la MPAA.

 

Questa nuova offensiva crea una certa inquietudine nella Silicon Valley, visto che anche motori come Yahoo e Google possono aiutare chi naviga in Internet a trovare film pirata.

Tuttavia la legge americana DMCA (Digital Millennium Copyright Act) li protegge.

I motori di ricerca non possono, infatti, essere ritenuti responsabili se puntano a opere illegali, ma a tre condizioni: che i loro amministratori ignorino i contenuti piratati, che non traggano profitto da questi link, e che li ritirino immediatamente dietro richiesta dei detentori di copyright.

 

Contrariamente ai motori generalisti, i siti coinvolti contengono quasi esclusivamente link per scaricare film e musica protetta e gli appositi software per effettuare il downloading.

 

Alcuni dei motori coinvolti nell’azione legale hanno dichiarato di non aver ricevuto ancora alcuna comunicazione ufficiale. In ogni caso pare che si stiano già formando alcune coalizioni, come quella tra IsoHunt.com e TorrentBox.com che sperano di ottenere anche l’appoggio dell’EFF (Electronic Frontier Foundation).

 

I tribunali americani non hanno ancora preso una posizione chiara in merito alla responsabilità dei motori di ricerca, come tiene a sottolineare l’avvocato dell’EFF, Fred von Lohmann. Non a caso, negli ultimi anni, casi simili sono stati regolati da accordi stragiudiziali, come è stato per MP3board.

“Non si sa ancora con certezza se l’erogazione di un servizio di indicizzazione rappresenti un reato“, ha aggiunto il legale.

La MPAA è già riuscita a oscurare alcuni siti che distribuivano film attraverso la rete BitTorrent.

Alcuni giorni fa, ha annunciato che, grazie all’auto della polizia belga e svizzera, è stata bloccata l’attività del server europeo Razorback2, che faceva parte del network eDonkey, utilizzato da 1 milione di persone.

Tra l’altro, l’Associazione ha recentemente siglato un accordo con la società BitTorrent.com , che si basa sulla tecnologia di file-sharing, e il motore di ricerca con lo stesso nome. BitTorrent ha accettato di ritirare i link che puntano a film piratati.

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