Una corte tedesca ha condannato una filiale di Meta al pagamento di 30 milioni di euro a Deutsche Telekom per servizi di rete utilizzati dalle piattaforme del gruppo (Facebook, Instagram e Whatsapp).
Il pagamento, scrive la Reuters, copre le spese per i servizi che Deutsche Telekom dice di aver fornito nell’arco di più di tre anni per la gestione del traffico generato da Facebook, Instagram e Whatsapp.
La questione dell’uso dei punti di interconnessione
La questione era se durante questo periodo esistesse un contratto vincolante per l’utilizzo dei “punti di peering” (punti di interconnessione) di Telekom, ovvero i punti in cui i dati entrano nella rete aziendale.
Telekom sosteneva che Edge Network Services, una controllata di Meta, continuasse a utilizzare i suoi punti di interconnessione privati anche dopo la scadenza del contratto originale. Il che, a suo dire, equivaleva alla necessità di sottoscrivere un nuovo accordo a pagamento.
Edge Network Services, dal canto suo, sosteneva che le due aziende avevano stipulato un accordo di peering senza accordi transattivi, il che significava che nessuna delle due parti poteva esigere un pagamento dall’altra per lo scambio di dati.
La sentenza del tribunale attribuisce più peso a Deutsche Telekom e alle aziende di telecomunicazioni
Le aziende di telecomunicazioni sostengono da anni che le Big Tech come Meta e Google dovrebbero contribuire a finanziare l’espansione delle reti a banda ultralarga, poiché generano un intenso traffico dati.
Le Big Tech ribattono che le norme sulla neutralità della rete impongono che tutti gli utenti siano trattati allo stesso modo, il che significa che non dovrebbero pagare di più rispetto agli altri.
Più peso a Deutsche Telekom
La sentenza del tribunale di martedì attribuisce maggiore peso alle argomentazioni delle aziende di telecomunicazioni.
Secondo il tribunale, Edge Network Services può presentare un reclamo alla Corte Federale di Giustizia contro la decisione del tribunale di grado inferiore.
Un portavoce di Meta ha detto che l’azienda non è fondamentalmente d’accordo con la sentenza del tribunale e sta valutando le sue opzioni, pur restando impegnata a garantire un accesso di alta qualità ai suoi servizi a tutti gli utenti.
Accuse da ambo le parti
Nella controversia legale, entrambe le parti si sono accusate a vicenda di detenere una posizione dominante sul mercato e di abusare della propria posizione in violazione della legge antitrust. Tuttavia, il tribunale ha respinto tale accusa per quanto riguarda Deutsche Telekom. I giudici hanno stabilito che la controllata Meta possedeva un notevole potere di controbilanciamento, il che precludeva qualsiasi abuso di posizione dominante sul mercato in questo caso. Edge Network avrebbe potuto interrompere la trasmissione dati all’operatore di rete Telekom e instradare i dati tramite i concorrenti di Telekom, ha sostenuto il tribunale.
Caso tedesco modello per il Digital Networks Act?
Il fatto che Deutsche Telekom abbia ricevuto piccoli pagamenti da Meta fino al 2020 è, in un certo senso, un’anomalia: la casa madre di Facebook non paga altri operatori di rete come Vodafone. L’importo finanziario richiesto da Deutsche Telekom gioca in definitiva soltanto un ruolo secondario nella controversia legale. Ben più importante per l’azienda è la conclusione del tribunale secondo cui l’operatore di rete ha un diritto fondamentale al pagamento.
Un portavoce di Deutsche Telekom ha dichiarato di aver preso atto della sentenza. “La Corte d’Appello di Düsseldorf ha confermato la nostra posizione giuridica secondo cui il trasporto del traffico dati di Meta attraverso la nostra rete costituisce un servizio prezioso”. Che va remunerato.
Il caso tedesco un precedente per le dispute fra telco e OTT nel Digital Networks Act?
Resta da capire, a questo punto, se la sentenza tedesca diventerà un modello per il nuovo modus operandi a livello europeo, nell’ambito delle dispute fra telco e OTT che si presenteranno in futuro, in base al principio di riconciliazione volontaria presente nel testo del Digital Networks Act della Commissione Ue, che dopo l’iter legislativo dovrebbe entrare i vigore entro l’anno.
