Il vice presidente americano J.D. Vance sarà finalmente soddisfatto che il brusco ammonimento che rivolse, esattamente un anno fa, all’Unione Europea “troppe regole che legano le nostre aziende” si sia tradotto in una strategia concreta.
In queste ore il parlamento comunitario ha impresso una robusta svolta a quella politica: dalle regole dobbiamo passare alle infrastrutture “dure”, per salvaguardare la sovranità europea nelle delicatissime strategie tecnologiche. Questo il senso del documento approvato in queste ore, che apre una nuova prospettiva nell’emancipazione del vecchio continente, non più affidata a norme di contenimento, come lamentava Vance, ma ad una chiara volontà di indipendenza nei punti cardini dei sistemi digitali.
La scelta è quella non solo di dotarsi di spazi e funzioni autonome nella raccolta, elaborazione e sviluppo delle soluzioni di intelligenza artificiale, ma anche di sollecitare l’intero spazio pubblico, in tutte le sue articolazioni, a pretendere per i propri servizi digitali caratteristiche specifiche di queste infrastrutture, dove devono prevalere procedure di open source e pratiche di interoperabilità.
Caratteristiche queste che devono identificare un modello europeo autonomo fra Cina e Usa che , per motivi e con assetti diversi, si muovono comunque in tutt’altra direzione.
Stiamo parlando di strutture quali i fondamentali semiconduttori, le reti di connettività veloce, i fatidici data center che ormai sono disseminati nelle nostre regioni e per larga maggioranza sono di proprietà dei giganti della Silicon Valley, gli apparati di cloud ed edge computing, che animano le piattaforme dei social e i sistemi agentici, modelli di addestramento per personalizzare le Intelligenze artificiali.
Insomma tutte quelle architetture materiali che danno spessore alle attività immateriali digitali e costituiscono il retroterra competitivo che al momento sta subordinando i mercati europei alle offerte dei due giganti globali.
L’insieme di questi apparati rappresentano quella che il documento definisce “lo strato abilitante” che rende i servizi digitali una consapevole e autonoma scelta e non un atto di subordinazione strutturale.
L’indipendenza digitale diventa cosi non una generica e informe reazione alle scosse del mercato ma l’effetto di una esplicita e programmata strategie infrastrutturale.
Fra le diverse forme di intervento appare fondamentale e del tutto inconsueta il riconoscimento della centralità della committenza pubblica, ossia di quella spesa aggregata che le diverse e molteplici branche delle pubbliche amministrazioni continentali erogano ogni anno.
“Quando lo stato acquista infrastrutture digitali – si legge nella risoluzione approvata – seleziona anche un modello di governance del dato e un grado di apertura dello spazio competitivo, con effetti che travalicano il singolo contratto.
In questa logica la neutralità del procurement si attenua e gli appalti iniziano a funzionare come architettura di mercato”
Una vera bomba politica. Si riconosce, e si dichiara di voler perseguire questa strada, che negoziare con i giganti americani e cinesi è possibile, e che i soggetti negoziali sono proprio i settori diversi della pubblica amministrazione, a cominciare dagli enti locali, città e regioni, che rappresentano gran parte del fatturato delle grandi piattaforme digitali.
Comprare un sistema tecnologico, spiega appunto il documento non significa acquisire una capability ma aderire ad un apparato culturale e linguistico che impone una propria gerarchia a cominciare dall’uso privato er speculativo del dati di profilazione.
Si apre così una nuova stagione dove proprio la ricchezza europea- il sistema delle autonomie locale, la famosa cultura dei mille campanili- diventa un nuovo network di selezione e scelta di valori e procedure che riprogrammano le funzioni di memorie e intelligenze.
A questo punto la palla passa al ceto politico e amministrativo dei paesi comunitari. Bisogna inventare strumenti e integrare competenze per elaborare piani regolatori delle potenze di calcolo, modelli di governance che richiamano quella generazione dei piani regolatori urbano che segnò la civiltà dei territori europei sottratti generalmente alla grande speculazione immobiliare.
Bisogna riconoscere che un grande contributo a questa scelta è venuto proprio dal vice presidente Vance e dal suo ispiratore Peter Thiel, che saranno contenti della battaglia che hanno vinto, spingendo l’Europa a rendere concreta la propria indipendenza digitale.
