Capitanio difende l’operato di Agcom e risponde al CEO di Cloudflare: “Vedremo nei fatti chi protegge la rete e chi, magari involontariamente, aiuta chi la saccheggia”
“Se qualcuno pensa che il “free internet” equivalga a consentire in rete violenze, furti, frodi, spaccio, traffico di armi, Houston abbiamo un problema. Serio”. Massimiliano Capitanio, commissario Agcom, dice la sua sul caso Cloudflare in Italia a seguito delle pesanti dichiarazioni del CEO e co-fondatore della piattaforma di servizi digitali, Matthew Prince.
“La tutela del diritto d’autore non è censura. Le dichiarazioni del CEO di Cloudflare, Matthew Prince, nascono probabilmente dalla mancata conoscenza del lungo percorso che ha portato Agcom a sanzionare la sua azienda.
La multa da 14 milioni di euro non riguarda la libertà di espressione, ma la tutela di diritti e posti di lavoro saccheggiati dalla pirateria”, ha sottolineato Capitanio.
Prince in un post infuocato contro l’Agcom aveva innalzato la bandiera della libertà di parola e dell’open internet, ergendosi a difensore della democrazia e dei suoi valori fondanti, chiamando anche in causa il vicepresidente JD Vance e il patron di Tesla e SpaceX, Elon Musk.
Il CEO di Cloudflare aveva anche minacciato la sospensione dei servizi gratuiti di cybersecurity per le imminenti Olimpiadi invernali italiane Milano-Cortina 2026, ma anche i servizi gratuiti agli utenti italiani in generale e i futuri piani di investimento nel nostro Paese.
Cloudflare invoca la censura, ma è il caso?
Una reazione pesante, che è chiaro sta andando oltre la semplice multa.
Come scrive Capitanio, perché tirare in ballo il free speech quando si sta combattendo la pirateria audiovisiva?
Perché accusare l’Autorità italiana di censura quando si sta ribadendo semplicemente un principio cardine della proprietà intellettuale (di cui si giova la stessa Cloudflare), cioè la difesa del diritto d’autore dall’assalto di gruppi criminali online?
“Combattere chi ruba ogni anno all’Italia 12.000 posti di lavoro e 2 miliardi di euro è privare qualcuno della libertà?
Stanare i criminali della pedopornografia è negare la libertà a qualcuno?
Rimuovere contenuti nocivi per i minori (come la challenge della cicatrice francese) è una privazione di libertà?
Vogliamo davvero la libertà di truffare, plagiare, adescare, coprire criminali spacciandola per neutralità tecnologica?”, si chiede il commissario Agcom.
Questa nei fatti è una battaglia per la difesa del diritto d’autore, che non è solo italiana, ma è portata avanti con forza anche dalla Premier League inglese e da La Liga spagnola, per quel che riguarda le partite di calcio.
L’operato Agcom difende anche gli interessi delle aziende americane
Per Prince l’azione dell’Agcom è un esempio pratico di “eccesso di potere extragiudiziale”, perché fa i conti in tasca a Cloudflare e può anche arrivare a imporgli un risarcimento pari al 2% del suo fatturato mondiale.
Il vero problema, ha spiegato Capitanio, è che “accertato che i servizi di Cloudflare consentivano l’accesso a siti pirata, AGCOM ha solo applicato la legge chiedendo di rendere inaccessibili questi contenuti”, ottenendo però come risposta “nessuna collaborazione” da parte della società americana.
Capitanio ha ricordato che proprio “gli USA subiscono circa 29,2 miliardi di dollari di perdite ogni anno per colpa della pirateria audiovisiva”: “Il nostro lavoro tutela anche le aziende americane colpite dai pirati (The Walt Disney Company, Amazon, Netflix, Sky, etc…). Dovremmo smettere?”.
“Tra l’altro – ha aggiunto Capitanio – Cloudflare si è dotata di un collegio difensivo di primissimo ordine per interloquire con AGCOM e con i Giudici. E ci è riuscita bene, tant’è che il Consiglio di Stato, con una recente ordinanza, ha imposto ad AGCOM di dare accesso a Cloudflare a tutti i documenti riguardanti i quindicimila siti pirata ospitati sull’infrastruttura della società, per cui è stata in seguito sanzionata”.
A questo punto, ha chiuso il commissario nel suo lungo post social, “vedremo nei fatti chi protegge la rete e (anche) le aziende americane e chi, magari involontariamente, aiuta chi le saccheggia”.
Marzano (MiC): “Censura? Tesi che il tempo, la prassi e l’evoluzione normativa hanno già ampiamente ridimensionato”
Riguardo l’accusa di censura all’Agcom, invocata da Prince, secondo l’avvocato Paolo Marzano, Componente Comitato Consultivo permanente per il Diritto d’Autore (MiC) e docente LUISS: “Colpisce il riemergere di argomentazioni note, già ampiamente discusse e ormai superate, utilizzate anche ad esempio per tentare di arrestare l’adozione del Regolamento Agcom antipirateria. Tesi che il tempo, la prassi e l’evoluzione normativa hanno già ampiamente ridimensionato”.
“Si sostiene che la tecnologia utilizzata da Cloudflare non consenta l’attuazione dei provvedimenti dell’Autorità senza produrre danni a terzi. Un esame più attento porta però a due rilievi difficilmente contestabili: Cloudflare è già stata condannata da diversi tribunali europei, nessuno dei quali ha ritenuto sussistente tale impossibilità tecnica; la stessa Cloudflare evita di instaurare quel dialogo – doveroso – che le consentirebbe di rappresentare le proprie ragioni davanti ad autorità e giurisdizioni dell’Unione”, ha precisato Marzano in un post social.
Cloudflare importante, ma la pirateria è una minaccia gravissima per le imprese, gli investimenti e i posti di lavoro
In ultima analisi, Cloudflare è sicuramente un gigante tecnologico del nostro tempo. Fanno affidamento sui suoi servizi 25 milion di siti, grazie ad una rete di oltre 300 data center su 165 città di 125 Paesi, servendo in media 78 milioni di richieste HTTP al secondo.
Per capire la sua importanza, i disservizi che hanno riguardato Cloudflare a giugno e novembre 2025 hanno creato seri problemi anche in Italia, mandando offline mezzo web.
Il problema, come ha ricordato il presidente della FAPAV, Federico Bagnoli Rossi, intervenendo sul caso Cloudflare, è che i suoi fondamentali servizi “vengono frequentemente utilizzati dagli amministratori di siti pirata per celare le loro attività ritenute illecite sia in Italia sia all’estero”.
Se un’attività è criminale offline, lo è anche online.
Proteggere il diritto d’autore, significa proteggere innovazione, investimenti, imprese e posti di lavoro.
Secondo l’ultima ricerca FAPAV/Ipsos sulla pirateria audiovisiva in Italia, queste attività criminali hanno causato una perdita diretta di fatturato pari a 800 milioni di euro e indiretta per 2,2 miliardi di euro, 1 miliardo di euro di danno all’economia nazionale, oltre 12 mila posti di lavoro a rischio.
Proteggere le imprese da questa tempesta non può essere paragonato a censurare o limitare ipotetiche libertà di internet, ma tutelare diritti e crescita economica. In una parola, difendere la cultura della legalità, anche nel digitale, dove è palese (o almeno il rischio pare tale) lo scontro non tra visioni di internet e quello che ci devo o meno accadere sopra, ma tra blocchi di interessi: quello americano da un lato e quello europeo dall’altro.
