Il rame nell’era dell’intelligenza artificiale: il metallo invisibile che alimenta la rivoluzione digitale
Quando Thomas Edison fece stendere alcune decine di km di cavi di rame sotto le strade di Lower Manhattan nel 1882, illuminando un miglio quadrato di città, probabilmente non immaginava di aver inaugurato una dipendenza destinata a crescere nei secoli successivi. Da allora e senza limiti, il rame è diventato il sistema nervoso della civiltà elettrica. Oggi, però, quella stessa civiltà sta entrando in una nuova fase: l’era dell’intelligenza artificiale (AI). E ancora una volta, al cuore di questa crescita c’è il rame.
Negli ultimi anni, il metallo rosso è tornato al centro del dibattito strategico globale. Non a caso, nel 2025 anche gli Stati Uniti lo hanno ufficialmente inserito nella lista dei “minerali critici”. Una scelta che riflette una realtà ormai evidente: senza rame non esistono reti elettriche, data center, veicoli elettrici, sistemi di comunicazione, infrastrutture digitali né, tantomeno, intelligenza artificiale.
Una domanda che cresce più velocemente dell’offerta, entro il 2040 rame risorsa scarsa?
Secondo uno studio di S&P Global, la domanda globale di rame passerà da 28 milioni di tonnellate nel 2025 a circa 42 milioni nel 2040, con un aumento del 50% in appena quindici anni. L’intelligenza artificiale non è il principale motore di questa crescita, ma è il fattore che meglio ne evidenzia la natura strutturale: senza elettricità abbondante e affidabile, l’AI semplicemente non funziona. E senza rame, l’elettricità non arriva.
Il problema è che l’offerta fatica a tenere il passo. Sempre secondo lo studio, senza una significativa espansione delle attività estrattive e di raffinazione, il mondo potrebbe trovarsi di fronte a un deficit di circa 10 milioni di tonnellate di rame entro il 2040. Un divario enorme, che solleva interrogativi non solo economici, ma anche geopolitici e industriali.
L’AI corre sull’elettricità (e quindi sul rame)
L’esplosione dell’intelligenza artificiale rappresenta l’ultimo vettore, certamente il più simbolico, della crescita della domanda di rame. Fino a pochi anni fa era quasi invisibile. Poi, nel novembre 2022, il lancio di ChatGPT ha dato il via a quella che molti definiscono ormai apertamente la “corsa all’AI”. Una corsa che consuma enormi quantità di energia elettrica.
Addestrare e far funzionare modelli di intelligenza artificiale richiede una potenza di calcolo senza precedenti. I data center, cuore fisico dell’AI, sono strutture estremamente energivore: server, sistemi di raffreddamento, cablaggi, trasformatori, connessioni alla rete. Tutto questo è intensamente rame-dipendente.
Secondo le stime, entro il 2030 i data center potrebbero arrivare a rappresentare fino al 14% della domanda di elettricità negli Stati Uniti, contro circa il 5% attuale. Un salto che implica investimenti massicci non solo in chip e software, ma anche – e soprattutto – in infrastrutture elettriche.
Il rame è presente ovunque in questa catena: nei cavi che portano energia ai data center, nei sistemi di distribuzione interna, nelle connessioni di rete e nelle infrastrutture di supporto che alimentano città sempre più “digitalizzate”. L’AI non consuma rame solo direttamente, ma lo fa anche indirettamente, spingendo l’espansione e il potenziamento delle reti elettriche.
Chi consuma più rame tra Cina, USA e Europa?
La geografia della domanda di rame sta cambiando rapidamente, secondo la ricerca, riflettendo le grandi trasformazioni economiche, tecnologiche ed energetiche in atto a livello globale. Tra il 2025 e il 2040, Cina e resto dell’Asia concentreranno circa il 60% della crescita della domanda mondiale, spinte dalla diffusione accelerata dei veicoli elettrici, dall’espansione delle fonti rinnovabili, dall’elettrificazione di edifici e infrastrutture e dall’estensione delle reti elettriche.
In Nord America e in Europa, invece, il principale motore sarà la corsa alla costruzione di data center per l’intelligenza artificiale, affiancata dagli investimenti in solare, eolico e mobilità elettrica. Il Medio Oriente, pur partendo da volumi più contenuti, registrerà uno dei tassi di crescita più elevati, intorno al 4% annuo fino al 2040, grazie a strategie di diversificazione industriale e sviluppo infrastrutturale.
A livello globale, la spinta a rinnovare e potenziare le reti di trasmissione e distribuzione richiederà investimenti superiori a 7.500 miliardi di dollari: un impegno colossale che conferma il ruolo insostituibile del rame come infrastruttura materiale della transizione energetica, della digitalizzazione e dello sviluppo economico del XXI secolo.
L’AI come acceleratore di una tendenza più ampia
L’intelligenza artificiale si inserisce in un contesto già fortemente espansivo. La domanda di elettricità globale è destinata a crescere di quasi il 50% entro il 2040. Dopo decenni di stagnazione, anche negli Stati Uniti i consumi elettrici tornano a salire, trainati dal reshoring industriale, dall’elettrificazione dei consumi e, appunto, dall’AI. In Cina e in India i tassi di crescita sono ancora più elevati.
L’AI, dunque, non crea il problema, ma lo accelera. È la prova più evidente che stiamo entrando in una fase in cui digitale ed elettrico coincidono. Ogni algoritmo avanzato, ogni modello generativo, ogni assistente virtuale ha un’impronta fisica fatta non solo di rame, ma anche di acciaio, silicio ed energia, a cui possiamo aggiungere anche altri metalli chiave per la transizione digitale ed energetica.
Cresce anche la domanda di oro e argento
L’AI sta avendo un significativo impatto anche sulla domanda di oro e argento attraverso i data center e l’infrastruttura per il computing ad alte prestazioni, causando tensioni sull’offerta e spingendo i prezzi al rialzo nel 2026.
I data center AI richiedono enormi quantità di argento per pannelli solari, cooling systems e connessioni elettriche: un singolo array solare da 500 MW ne consuma circa 300 tonnellate. Con centinaia di data center in costruzione, la domanda industriale accelera un deficit di fornitura globale. Questo ha portato l’argento oltre i 60 USD/oncia, con previsioni di ulteriori rialzi per carenza strutturale.
La domanda tecnologica di oro è cresciuta del 7% nel 2024 a 326 tonnellate, trainata da AI per cablaggi, chip e connettori nei data center. Nel 2026, le previsioni indicano prezzi oro fino a 6.220 USD/oncia, supportati da questo trend oltre a fattori geopolitici.
Conviene iniziare a recuperare e riciclare il rame
Secondo stime TXO, l’industria delle telecomunicazioni potrebbe arrivare a recuperare fino a 800 mila tonnellate di rame in disuso entro il 2035, per un valore di mercato (ai prezzi correnti) di circa 7 miliardi di dollari.
Un valore compreso dalle aziende del settore, che hanno avviato progetti e programmi di recupero del rame, come ha fatto OpenReach nel Regno Unito, che entro i prossimi 15 ani dovrebbe recuperarne 200 mila tonnellate.
Il metallo chiave della nuova economia
In questo scenario, il rame assume un valore che va ben oltre quello di una commodity industriale. Diventa un asset strategico, un fattore abilitante della competitività tecnologica e della sicurezza nazionale. Non sorprende che governi e aziende guardino sempre più con attenzione alla filiera del rame, dalla miniera al riciclo, cercando di ridurre dipendenze e colli di bottiglia.
L’intelligenza artificiale viene spesso descritta come una rivoluzione immateriale, fatta di dati e algoritmi. Ma la realtà è diversa: è una rivoluzione profondamente “materiale“, possiamo dire anche fisica. E il rame, silenzioso e invisibile, ne è uno dei pilastri fondamentali. Senza un adeguato aumento dell’offerta di questo metallo, il rischio è che l’era dell’AI si scontri con un limite molto concreto: quello dei cavi che non bastano più, ma anche quello della scarsità di rame, che a sua volta aprirebbe ad una conflittualità geopolitica sempre più acuta.
