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700 Mhz alle telco, anche il Regno Unito accelera. Italia più isolata nella Ue?

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Banda 700 Mhz, dopo Francia e Germania anche il Regno Unito punta ad anticipare di due anni la migrazione alla banda larga mobile nel secondo trimestre 2020. L’Ofcom ha aperto una consultazione in questo senso, in linea con la roadmap indicata dalla Commissione Ue che chiede agli stati membri di anticipare la migrazione dei 700 Mhz al mobile, in vista dell’avvento del 5G.

La proposta della Commissione Ue dovrà passare al vaglio del Parlamento e del Consiglio europeo, ma l’accelerazione del Regno Unito rischia di lasciare isolata l’Italia, che nei giorni scorsi ha chiesto al Parlamento europeo più tempo, fino al 2022, per la migrazione dei 700 Mhz alla banda larga mobile.

Roma, pur favorevole al passaggio dei 700 Mhz alla banda larga, contava sull’appoggio di Londra per sostenere la sua posizione più attendista sui tempi di migrazione del digitale terrestre a Bruxelles. Ma la decisione dell’Ofcom, a questo punto, cambia ancora lo scenario e rischia di indebolire le istanze del nostro paese, che cercherà ora un asse forte con la Spagna e altri paesi del sud Europa.

C’è da dire che il presidente dell’AGCOM Angelo Cardani ha inviato un parere favorevole, in linea quindi con la Commissione Europea e la DG Connect – che rappresenterebbe il punto di vista dell’Autorità – al passaggio dei 700 Mhz alla banda larga mobile nel 2020 alla Commissione VIII Lavori Pubblici e Comunicazioni del Senato. Commissione VIII che la settimana scorsa ha però espresso una posizione più attendista (passaggio nel 2022) in linea con il Governo.

Tornando alla situazione nel Regno Unito, già nel 2014 il regolatore di Londra aveva proposto la riallocazione dello spettro in questione entro il 2022, in linea con il rapporto Lamy proposto dalla scorsa Commissione Ue, ma anche prima.

Tra l’altro il governo di Londra nel novembre del 2015 ha destinato 550 milioni di sterline (708 milioni di euro) nei prossimi cinque anni per finanziare la liberazione delle frequenze oggi occupate in larga misura dai broadcaster televisivi del digitale terrestre (694-791 Mhz).

L’obiettivo della consultazione dell’Ofcom, che scade il 20 maggio, è verificare e mettere a punto il processo di migrazione della banda 700 all’Internet mobile a livello nazionale in tempi rapidi. Una soluzione ritenuta più vantaggiosa per le aziende e i consumatori.

Uno degli obiettivi dichiarati dal regolatore è favorire il mercato dei Mno (Mobile network operator) con l’aggiunta di nuove risorse spettrali.

Il progetto dell’Ofcom è di trasferire le emittenti del digitale terrestre sulle frequenze a 600 Mhz, che al momento sono in concessione ad Arqiva fino al 2026 per la fornitura di servizi aggiuntivi al digitale terrestre: in definitiva, si tratta di mux concessi ad interim al DTT fino al 2026.

Per superare questo ostacolo, Ofcom è intenzionata a revocare la licenza concessa ad Arqiva e a traslocare i mux ad interim su altre frequenze dalla fine del 2017.

Secondo il regolatore i disagi per il digitale terrestre sarebbero accettabili. I consumatori dovrebbero soltanto risintonizzare i ricevitori esistenti. Ofcom ammette per che potrebbero esserci alcuni problemi per una minoranza degli spettatori, che potrebbero essere costretti a installare nuove antenne sul tetto di casa.

Nel Regno Unito la banda 700 Mhz è usata anche la produzione di programmi televisivi ed eventi speciali (PMSE) come ad esempio i concerti. Ofcom ha deciso di trasferire questi servizi in shared access sulla banda 960-1164 Mhz, in uso ai servizi radio aeronautici e di navigazione.

A novembre 2015 l’ITU al WRC15 di Ginevra ha stabilito deciso di allocare in maniera armonica i 700 Mhz all’Lte nella Regione 1, che copre l’Europa, l’Africa, il Medio Oriente e l’Asia Centrale. Una decisine in linea con quanto già stabilito nel 2007 con l’allocazione dei 700 Mhz alla banda larga mobile nelle Regioni 2 e 3 (Americhe e Asia Pacifico).

A giugno 2015 l’asta per l’assegnazione dei 700 Mhz alle telco ha avuto già luogo in Germania, in contemporanea al rinnovo delle licenze per i 900 MHz, 1500 MHz e 1800-MHz. L’asta nel suo complesso ha fruttato 5,1 miliardi di euro. A novembre dello scorso anno anche la Francia ha completato l’asta per i 700 Mhz per 2,8 miliardi.

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