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6G: il futuro delle reti è la sostenibilità, con il metaverso necessario “riciclare” il calore

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Il 6G e la sostenibilità ambientale

La rete 6G ancora non esiste, se non a livello di singole sperimentazioni, eppure è giunto già il momento di confrontarsi su quelli che saranno gli standard minimi di base, tra cui non può mancare la questione incalzante della sostenibilità ambientale.

La New York University ha organizzato un meeting virtuale dal titolo “Brooklyn 6G” incentrato proprio su questo argomento molto critico, perché le reti di nuova generazione sono strumenti di crescita irrinunciabili e allo stesso tempo, però, dobbiamo tutti fare i conti con la crisi climatica e ambientale in corso.

Il 6G utilizza onde ad alta frequenza (THF), note anche come onde sub-millimetriche, per raggiungere velocità 100 volte superiori al 5G, che, in confronto, utilizza onde millimetriche (mmWave).

La latenza dovrebbe essere inferiore a un microsecondo con una maggiore larghezza di banda per consentire una connettività avanzata. In altre parole, questa tecnologia di nuova generazione è destinata a colmare il divario tra il mondo digitale e quello reale.

Partendo concettualmente come prossima estensione della rete 5G, il 6G sarà fondamentale per sviluppare tecnologie oggi all’avanguardia e dal potenziale ancora da esplorare, come l’intelligenza artificiale, la robotica e l’automazione, la connettività generale per l’internet of Everything o IoE, stereoscopia 3D per ologrammi avanzati.

Le nuove reti e un fiume di dati in piena

Gli esperti che hanno partecipato al “Brooklyn 6G”, però, hanno invitato tutti a non concentrarsi sull’utilizzo della nuova tecnologia di rete, quanto sulla rete stessa e il suo funzionamento in termini energetici, quanto consuma e quanto inquina? È possibile ridurre i parametri energetici generali?

Kimberly Parsons Tromler, responsabile di Thinknet 6G, ha spiegato che la responsabilità deve essere equamente condivisa tra tutti gli attori, dagli operatori di rete ai produttori di apparecchiature, con l’obiettivo di raggiungere la massima trasparenza riguarda il loro impatto ambientale.

Bisogna riuscire a generare crescita abbattendo le emissioni inquinanti, soprattutto a partire dal 2025, quado l’incremento del traffico dati sarà notevole. Secondo stime ITU, entro il 2030 il traffico di rete mobile raggiungerà i 4.394 exabytes, ma con l’impiego di soluzioni di comunicazione macchina-macchina (Machine-to-Machine o M2M) tale dato sarà pari a 5.016 exabyters.

Secondo la Tromler, già solo l’opzione di risparmio energetico dei device connessi in rete potrebbe ridurre il consumo energetico generale di dieci volte rispetto all’attuale: “Bisogna guardare agli apparecchi utilizzati dagli utenti per abbattere l’impronta di carbonio”.

Riciclare il calore di macchine e reti

Balazs Bertenyi, ingegnere Nokia, ha affermato che il settore ICT nel suo complesso produce circa il 2% delle emissioni inquinanti globali, ma la cosa importante su cui concentrarci è che l’80% dell’energia che produce tali emissioni dalle macchine e dalle reti viene dissipata.

Bertenyi guarda sostanzialmente al calore emanato dall’elevatissimo numero di dispositivi attivati e operativi, reti comprese, che non faranno altro che aumentare man mano che il 5G giunge a maturazione e che il 6G si affaccia sul mercato.

Lo sviluppo del metaverso, inoltre, farà aumentare l’impiego di servizi e prodotti per la realtà virtuale e aumentata, per le esperienze immersive, il che comporterà un numero straordinario di device connessi, con elevati livelli di consumi, emissione di calore e di gas serra.

È proprio sul calore che dovremo intervenire, cercando di catturarlo e riutilizzarlo per generare altra energia da consumare, una sorta di energia circolare, secondo Bertenyi.

I rifiuti elettronici, un problema sociale: serve un nuovo modello di consumo

Altro problema da considerare è l’elevato livello raggiungo di rifiuti elettrici ed elettronici, secondo Ralf Bendlin, staff tecnico di AT&T Labs, “non più un problema tecnico o amministrativo, ma sociale. Nel 2019 abbiamo prodotto 54 milioni di tonnellate di questi rifiuti”.

A questo problema va aggiunto il consumo di acqua: “3,5 milioni di galloni al giorno nei data center, mentre solo per estrarre i minerali di base per produrre smartphone ne consumiamo 100 miliardi di litri. Con il 6G dobbiamo cambiare radicalmente approccio”, ha precisato Bendlin.

Per fare questo, ha proposto Marie-Paule Odini, technologist di HPE, “dobbiamo imparare a conoscere il rapporto che esiste tra il modo in cui noi usiamo la tecnologia e come questo generi inquinanti e favorisca l’innalzamento della temperatura media globale”.

Grazie al 6G possibile fermare la febbre del pianeta

Il 5G può aiutarci in tal senso – ha aggiunto Odini – perché ci consente un monitoraggio continuo del modo in cui consumiamo energia, la stessa automazione può essere impostata al minimo consumo e con il 6G potremo fare molto di più, armonizzando i consumi in maniera autonoma, evitando così di un aumento della temperatura media del pianeta superiore ai +2°C entro il 2050”.

Il nemico è quindi la CO2, ma non solo. Per iniziare davvero a contrastare il nostro impatto ambientale dobbiamo fare in modo che la sostenibilità garantisca un ritorno economico, oltre che in termini di qualità della vita e in salute.

In attesa di nuove tecnologie cosiddette green, non ci rimane altro che riesaminare daccapo l’intero ecosistema delle comunicazioni per mantenere la barra dritta nella transizione ecologica generale, dai materiali alle macchine, dalla manutenzione al riciclaggio di ogni parte, anche del calore stesso.

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