Spettro radio

5G, in Germania nuove frequenze nel 2018. E in Italia?

La Germania lancia un piano strategico per il 5G da realizzare in tutto il paese nel 2025 e annuncia per il 2018 l’assegnazione di nuove frequenze in banda 2.3 e 3.5 Ghz. Il quadro italiano nella relazione annuale dell’Agcom.

di Paolo Anastasio | @PaoloAnastasio1 |

La Germania non vuole perdere il treno del 5G e annuncia un piano nazionale per realizzare le nuove reti e renderle disponibili a livello nazionale entro il 2025. Ieri il ministro delle Infrastrutture digitali Alexander Dobrindt ha presentato il piano dettagliato per il 5G, che prevede il rilascio di nuove frequenze entro l’anno prossimo, nuovi progetti in fibra e il lancio di un concorso di idee per nuove applicazioni ‘smart city’ legate al 5G. Dobrint ha ribadito che la nuova tecnologia è un sostegno per il lancio della gigabit society e che la Germania vuole essere della partita con le reti 5G pronte entro la data fissata dalla Ue vale a dire il 2025, quando le maggiori arterie di comunicazione (strade, autostrade e ferrovie) dovranno essere connesse ovunque in Europa.

Tra l’altro, nel 2020 sono previsti 770 milioni di oggetti connessi soltanto in Germania, dove si è già tenuta nel 2015 l’asta per la banda 700 Mhz, che in prospettiva sarà utilizzata per il 5G, e ieri il ministro Dobrint ha detto che nuove porzioni di spettro saranno messe sul mercato nel 2018, in banda 2.3 Ghz e 3.5 Ghz. Il governo si è poi impegnato a collaborare con comuni e contee locali per aprire alcune infrastrutture pubbliche, in particolare la rete semaforica, lampioni ed edifici, alla nuova rete wireless, che avrà bisogno di moltissime celle particolarmente dense nelle zone urbane per veicolare il crescente traffico radio.

L’obiettivo è aumentare sensibilmente il numero di stazioni base connesse in fibra. I comuni potranno poi partecipare a diversi concorsi di idee per lo sviluppo di nuove applicazioni per le smart city, per ottenere così in cambio sostegno economico dal governo federale.

 

700 Mhz e Banda L, coordinamento a sei nella Ue

Sempre in tema 5G, è di questi giorni la notizia che sei paesi della Ue (Belgio, Francia, Lussemburgo, Svizzera, Germania e Olanda) hanno siglato un accordo multilaterale che fissa le regole per lo sviluppo futuro di servizi mobili transfrontalieri in banda 700 Mhz e banda L (1427-1518 Mhz). Di fatto, questi sei paesi hanno concluso il coordinamento transfrontaliero delle frequenze.

Secondo la roadmap del Consiglio Europeo, il rilascio dei 700 Mhz per i servizi mobili è fissato al 2020 con tolleranza di due anni in più o in meno a seconda delle roadmap dei singoli paesi.

 

5G, Quadro in Italia

Visti gli ultimi sviluppi europei sul 5G, considerato che come detto anche la Germania ha già assegnato (come la Finlandia e presto la Svezia) la banda 700 Mhz, il quadro italiano di avvicinamento al 5G al momento può contare sul progetto pilota del Mise nelle cinque città (Milano, Bari, Matera, Prato, L’Aquila), con diverse manifestazioni di interesse al vaglio del ministero. La sperimentazione fortemente voluta dal sottosegretario Antonello Giacomelli scade nel 2022, per allora l’auspicio è che il nostro paese sia pronto per lanciare un grande progetto nazionale che abbracci tutto il territorio.

 

5G nella Relazione annuale Agcom

Dalla relazione annuale presentata due giorni fa dal presidente Agcom Angelo Marcello Cardani emerge che è in fase conclusiva l’indagine conoscitiva sulle prospettive di sviluppo dei sistemi wireless e mobili di quinta generazione”.

Per quanto riguarda il rilascio di nuove frequenze, il presidente Cardani non ha sciolto i nodi che riguardano i tempi e le risorse frequenziali che nel prossimo futuro (nel 2018?) saranno messi sul mercato nel nostro paese. Il 5G è una sfida importante per il futuro del paese, “L’Autorità dovrà impegnarsi da un lato nelle attività che, congiuntamente con quelle di competenza del Ministero, dovranno portare a definire il master plan per la liberazione della banda 700 MHz e al tempo stesso valutare in maniera complementare e integrata le diverse opportunità per il mercato derivante dalla diponibilità temporale effettiva delle diverse bande (3.4-3.8 e 26 GHz) da assegnare eventualmente ai servizi di accesso a banda larga 5G (wireless e mobili)”.

 

Banda 700

Per quanto riguarda i 700 Mhz, Agcom e Mise stanno lavorando al coordinamento internazionale da completare entro la fine dell’anno. Entro il 2018 il nostro paese dovrà presentare la roadmap per la migrazione dei 700 Mhz dai broadcaster televisivi agli operatori mobili. Il processo di migrazione sarà poi completato entro il termine ultimo del 2022 anche se telco e broadcaster non hanno fretta.

 

Banda 3.4-3.8 Ghz e 26 Ghz (onde millimetriche)

Per quanto riguarda le altre bande individuate per il 5G, ovvero i 3.4-3.8 Ghz – con particolare attenzione ai 3.5 Ghz, che peraltro sono ancora occupati fino al 2023 da operatori ex Wimax ora migrati a Lte come Tiscali e Linkem – nessuna novità dalla relazione dall’Agcom.

Per quanto riguarda la banda 3.4-3.8 Ghz (Banda C), il Mise ha fatto sapere da tempo che entro il 2017 fisserà i criteri per l’assegnazione di questa porzione di spettro al 5G, non si sa ancora se nella sua interezza o soltanto in banda 3.6-3.8 Ghz o con altri format. Con ogni probabilità l’asta si terrà nel 2018. Resta quindi da capire, ad esempio, se i blocchi che saranno messi a gara saranno da 100 Mhz e non più da 50 Mhz, come auspicato dall’Itu.

Resta ancora aperto, infine, quali sono i piani futuri per i 26 Ghz (24.25 – 27.5 Ghz), le onde millimetriche, anch’esse individuate dalla Ue come frequenze pioniere del 5G. Si tratta di una grande quantità di spettro radio, più di tre gigabit di spettro, che al momento vengono usati, con scadenza al 2022, dagli operatori come Tim, Eolo, Open Fiber, anche loro, come Tiscali e Linkem, per garantire l’accesso in Fwa (Fixed wireless access).

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