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Wikipedia e l’invisibile guerra dei bot

È di sicuro la più grande enciclopedia online al mondo, multilingue, collaborativa e libera, intessuta di milioni di articoli e soprattutto accessibile a tutti da qualsiasi dispositivo di connessione alla rete. Solo in italiano sono disponibili su Wikipedia più di 1,3 milioni di contenuti su un totale di circa 5,3 milioni.

Dal 2001 sono ormai decine di milioni le pagine da consultare su ogni argomento a cui è possibile, previa iscrizione, dare il proprio apporto, aggiungendo e modificando quanto già scritto da altri. E proprio sul lavoro di correzione e di controllo refusi si sta scatenando una vera e propria guerra delle macchine, i cosiddetti bot (software robot).

Si tratta di programmi automatici che sono impiegati in ogni momento del giorno per lavorare a perfezionare i testi, correggere qualche piccola imprecisione, testare i link. Di solito va tutto bene, ma all’improvviso possono iniziare da darsi battaglia e i conflitti possono anche durare mesi, o anni.

È quanto si legge nella nuova ricerca “Even good bots fight: the case of Wikipedia” che è stata coordinata da Milena Tsvetkova, dell’Internet Institute di Oxford, e pubblicato su Plos One, sulle attività dei bot tra il 2001 e 2010 in 13 lingue diverse.

Le correzioni su una virgola – si legge in una nota Ansa di Luciano Floridi, dell’università di Oxford e uno degli autori dello studio – possono andare avanti all’infinito, con uno spreco davvero enorme di tempo e energia“.

In qualche modo siamo sempre noi a determinare questi fenomeni informatici, come la guerra dei bot, perché il loro funzionamento dipende dalle istruzioni contenuti nei programmi che noi stessi sviluppiamo.

Questi software robot hanno dimostrato di poter dar vita a diverse tipologie di conflitto anche in base alle diverse lingue con cui il contenuto è stato scritto. Ad esempio è stato notato che le pagine in lingua tedesca hanno registrato pochissimi conflitti negli ultimi dieci anni, mentre quelle in lingua portoghese diverse centinaia.

Un dato quest’ultimo che i ricercatori hanno trovato particolarmente interessante, perché potrebbe tornare utile nello sviluppo avanzato delle piattaforme più complesse per l’intelligenza artificiale che probabilmente vedremo tra qualche anno attive sulle automobili a guida automatica e connesse in rete e ovviamente applicate anche nelle reti sociali.

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