Key4biz

Voto tradizionale, sezioni in ospedale per i positivi al Covid, i-Voting, election pass

amministrative referendum voto positivi Covid

Non più solo il tradizionale seggio elettorale. Il Consiglio dei Ministri, su proposta del Presidente Mario Draghi e del Ministro dell’interno Luciana Lamorgese, ha approvato un decreto-legge, che consente per le elezioni amministrative e dei referendum, da svolgersi entro quest’anno, di realizzare seggi ad hoc per chi è positivo al Covid, sia domiciliati sia ospedalizzati. Un po’ come è avvenuto per la recente votazione del presidente della Repubblica: in un’area esterna, ma attigua alla Camera dei Deputati, è stata data la possibilità ai parlamentari positivi di poter votare per il Capo dello Stato. 

Il decreto

Il provvedimento individua apposite misure di prevenzione del contagio, per garantire lo svolgimento in sicurezza del procedimento elettorale e della raccolta del voto. In particolare, per gli elettori positivi a COVID-19, sottoposti a trattamento ospedaliero o domiciliare, e per tutti coloro che si trovano in condizioni di isolamento, si prevedono modalità operative e di sicurezza che consentano, anche a tali soggetti, di poter prender parte attiva alle consultazioni.

Sezioni elettorali ospedaliere costituite nelle strutture sanitarie che ospitano reparti COVID-19 e seggi speciali nei comuni privi di sezione ospedaliera

Limitatamente alle consultazioni elettorali e referendarie dell’anno 2022, si legge nel decreto-legge, nelle strutture sanitarie con almeno 100 e fino a 199 posti-letto che ospitano reparti COVID-19 sono costituite le sezioni elettorali ospedaliere.

Concretamente, ogni sezione elettorale ospedaliera istituita presso la struttura sanitaria che ospita reparti COVID-19 è abilitata alla raccolta del voto domiciliare degli elettori, nonché dei ricoverati presso reparti COVID-19 di strutture sanitarie con meno di 100 posti letto.

Allo stesso tempo, secondo il decreto-legge, è possibile istituire “seggi speciali nei Comuni privi di sezione ospedaliera” per gli elettori sottoposti a trattamento domiciliare o in condizioni di isolamento per COVID-19: loro sono ammessi al voto presso il Comune di residenza.  

La proposta dell’election pass

Ovviamente, essere presenti nel Comune di residenza durante la tornata elettorale non è sempre possibile per molti elettori. Per superare questo limite geografico, è stato proposto l’election pass: la tessera digitale scaricabile su smartphone o stampabile, come il green pass, che consente di votare anche senza più recarsi al Comune di residenza. L’idea è una delle 6 proposte contenute nel Libro Bianco “Per la partecipazione dei cittadini: come ridurre l’astensionismo e agevolare il voto “avanzate dalla Commissione di esperti, coordinata da Franco Bassanini, ed istituita il 22 dicembre 2021 con decreto del ministro dei rapporti con il Parlamento con delega alle riforme istituzionali, Federico D’Incà.

“Le proposte, che potranno semplificare e agevolare la partecipazione di oltre 9 milioni di cittadini, circa il 20% degli elettori, sono all’attenzione del Parlamento e del Governo. Le presenterò a breve alle Commissioni Affari Costituzionali di Camera e Senato“, ci ha detto nella nostra intervista, il ministro D’Incà. Vedremo.

La Commissione di esperti voluta da D’Incà non si è interessata, volutamente, del voto elettronico, perché il ministero dell’Interno ha già dato l’ok all’avvio della sua sperimentazione, secondo le linee guida approvate dal decreto adottato dal ministro dell’Interno, Luciana Lamorgese, di concerto con il ministro per l’Innovazione tecnologica e la Transizione digitale, Vittorio Colao.

iVoting, ecco come è andata la prima sperimentazione in Italia

E la prima sperimentazione in Italia, senza valore legale, del voto digitale è stato messo a disposizione dalla Farnesina, dal 24 novembre fino al 3 dicembre scorso, in occasione delle elezioni, via posta cartacea, per il rinnovo dei Comitati degli italiani all’estero. 

La sperimentazione (qui tutti i numeri forniti dalla Farnesina) non ha prodotto effetti giuridici per questa tornata elettorale, rimanendo valido ai fini dello scrutinio soltanto il consueto voto espresso per corrispondenza. Ma la simulazione è stato uno dei primi tentativi di innovare il sistema di voto in Italia, cercando di offrire ai lettori le stesse garanzie previste dall’articolo 48 della Costituzione italiana: libertà, personalità e segretezza del voto.

Per sapere, tecnicamente, se questi diritti sono stati garantiti durante la simulazione siamo in attesa della pubblicazione da parte del ministero degli affari esteri e della cooperazione internazionale della relazione tecnica relativa alla sicurezza informatica. La segretezza e l’anonimato “sono stati garantiti compatibilmente con le tecnologie disponibili”, ci ha spiegato il ministero. Aspettiamo la relazione per conoscere con esattezza tutti i dettagli e capire se la Farnesina boccia o promuove, con eventuali migliorie, la prima sperimentazione italiana dell’i-Voting.

Per approfondire:

Leggi il decreto-legge integrale

Exit mobile version