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Vorticidigitali. Connettività e formazione: perchè tutta l’Europa ne ha bisogno

digital transformation

Come è giusto che sia, da qualche giorno si sta discutendo sul terzultimo posto che il nostro Paese ha avuto nell’ultima versione del Desi Index, l’indice compilato dalla Commissione Europea e relativo alla performance dei diversi Stati membri circa l’adozione dei media digitali all’interno del proprio tessuto economico ed ancor più sociale.
In particolare i due dati che sono stati oggetto dell’attenzione degli osservatori esterni e degli addetti ai lavori riguardano la situazione dell’infrastruttura e della connettività del nostro Paese e il basso livello di alfabetizzazione digitale dei nostri concittadini: su entrambi merita però osservare come all’evento nel quale è stato presentato il Desi Index, il commissario europeo Gunther Oettingher abbia sottolineato come questi siano elementi di ritardo nono solo dell’Italia, ma di tutta l’Europa senza la cui risoluzione il nostro continente patirà la leadership strategica ed industriale degli Stati Uniti e dell Cina.

In particolare l’importanza di diventare un sistema economico ad elevatissima velocità di connessione serve non tanto per consentire lo sviluppo di alcuni mercati business to consumer – pensiamo in questo senso al mercato dei contenuti digitali che da Netflix in poi si apriranno sempre più – ma ci ha tenuto a ricordare come tale aspetto consenta lo sviluppo di mercati dedicati al mondo business-to-business grazie alle tecnologie di comunicazione machine-to-machine ed allo sviluppo del machine learning.

Se infatti il digitale è una leva di sviluppo dei mercati sul piano dedicato alla relazione diretta con il consumatore finale e se questo ambito è oggetto di veri e propri “confini digitali” legati ad aspetti quali i contenuti, il customer care ed il geoblocking tali per cui l’80% degli acquirenti ha lamentato criticità nel caso di acquisti online cross-border, è pur vero che una strategia digitale europea potrà svilupparsi solo grazie ad una forte integrazione sul piano delle imprese e per questo sono necessari investimenti da parte dei Paesi membri ed un approccio di sistema: il direttore generale Roberto Viola ha infatti annunciato il fatto che da aprile la Commissione Europea sarà impegnata nel portare avanti delle vere proprie linee d’azione tese a digitalizzare l’industria del continente.

Quanto al ritardo in merito alla conoscenza dei media digitali presso l’intera popolazione, è chiaro che il nostro Paese debba rincorrere soprattutto sul piano della resistenza culturale con la quale spesso ci si difende rispetto alla velocità del cambiamento e determinanti saranno la diffusione della Rete nelle scuole, l’utilizzo di Internet nella relazione con la Pubblica Amministrazione e l’adozione del marketing digitale nel commercio sia per quanto riguarda gli esercizi commerciali che per quanto i professionisti affinchè non vedano in Internet un nemico, ma nell’uso della relazione relazione digitale un’importante leva di competitività e fiducia prodotti dalla relazione interpersonale.

Se l’Italia è in ritardo su tutti questi temi, è però compito dell’Unione Europea affrontare complessivamente un limite che, prima ancora che economico e sociale, rischia di essere geopolitico e strategico.

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