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Vodafone: tre quarti dei cittadini britannici chiedono più investimenti per l’Internet of Things

Uno dei problemi principali delle città e dei progetti smart city in fase di lancio è la mancanza di organizzazione. Non c’è una visione d’insieme degli interventi, che spesso sono inutili e costosi. È quanto ha dichiarato in un’intervista al magazine internazionale dello studio Osborne Clarke, dedicato alle città intelligenti, Matt Key, Commercial director di Vodafone M2M.

Gran parte delle città odierne, impegnate in un’operazione di trasformazione urbana sul modello smart city, non hanno una piattaforma integrata per l’accesso ai servizi da parte di cittadini e imprese, con un’offerta fortemente frammentata e inefficace”, ha spiegato Key.

L’internet delle cose, il cloud e le tecnologie big data possono essere d’aiuto per l’amministrazione pubblica che volesse ottenere risultati concreti in termini di efficienza energetica, trasporti intelligenti e telemedicina: “Vodafone ha lanciato negli ultimi anni diversi progetti ehealth e di social innovation, mettendo al centro pazienti e cittadini, offrendo loro, alle strutture sanitarie e di social caring, nuovi dispositivi interconnessi e connessi in rete, per rendere sempre accessibili avanzati servizi pubblici e privati, anche da remoto”.

Stessa cosa nei trasporti, ha precisato il direttore Vodafone: “Sensori e video camere permettono di monitorare il traffico e la mobilità urbana, con la raccolta di dati in tempo reale e quindi di informazioni su ingorghi, incidenti, inquinamento e tempi di percorrenza, che poi possono essere diffuse alla cittadinanza tramite semplici applicazioni per smartphone con ottimi risultati in termini di smart mobility”.

Non è un problema di costi, “dai trasporti alla gestione dei rifiuti, le pubbliche amministrazioni possono contare su nuovi modelli di partnerhip pubblico-privato, su sinergie efficaci tra istituzioni, aziende e centri di ricerca, già consolidate in altre parti del mondo, grazie a cui il costo delle soluzioni tecnologiche non è più un impedimento”.

In Gran Bretagna, ha affermato Key, “abbiamo condotto una ricerca coinvolgendo 600 enti pubblici locali e 1600 cittadini, è risultato che due terzi delle amministrazioni non avevano minimamente idea di cosa fosse una tecnologia M2M o Internet delle Cose, ma i tre quarti dei cittadini chiedevano alle stesse di aumentare gli investimenti in innovazione tecnologica. Serve volontà politica e un sostegno valido al mondo delle startup e delle piccole imprese”.

L’esperto Vodafone non ha dubbi: “Le smart city sono a portata di mano di tutti, ma è necessaria una regia attenta, una più efficace politica di acquisti nella PA e un miglioramento nelle competenze digitali nel pubblico”.

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