La partita

Vivendi-Mediaset, riavvicinamento in nome del pallone?

Vivendi rilancia nel nostro paese con l’apertura di una filiale a Milano per la produzione e distribuzione di contenuti. Avanza l’ipotesi della Serie A nel menu dei francesi, chiave per chiudere la contesa con Mediaset su Premium.

di Paolo Anastasio | @PaoloAnastasio1 |

Giornate piene nel nostro paese per Arnaud De Puyfontaine, amministratore delegato di Vivendi e presidente esecutivo del Gruppo Tim, che ieri ha fatto visita ai vertici Agcom in vista dei rimedi che la conglomerata francese dovrà presentare entro il 18 giugno all’Autorità, che ha imposto diluire in Mediaset o Tim le quote troppo elevate che detiene nei due gruppi in violazione della legge Gasparri.

L’Autorità ha imposto un intervento sull’incrocio delle quote detenute da Vivendi tra Telecom Italia (24%) e Mediaset (29%). La posizione del gruppo francese nelle due società costituisce secondo l’Autorità una violazione del Testo unico dei servizi di media audiovisivi e radiofonici (Tusmar) con il superamento di ricavi nel settore delle comunicazioni elettroniche superiori alla quota del 40% nonché di ricavi SIC superiori alla quota del 10%.

Per questo, l’Agcom ha imposto una rimozione della violazione accertata entro 12 mesi dalla notifica del 18 aprile 2017.

Vivendi potrebbe tentare di ammorbidire l’Autorità offrendo di sterilizzare i diritti di voto in Mediaset sotto la soglia del 10%.

Scoglio regolatorio ma nuova filiale

Uno scoglio regolatorio da superare per Vivendi, che tuttavia non sembra intimorita dallo stop di Agcom e anzi appare intenzionata ad ampliare la sua presenza sul mercato italiano, come sembra dimostrare la recente apertura di una filiale italiana, destinata alla produzione e acquisizione di contenuti locali. Una mossa strategica per perseguire il grande sogno di Vincent Bollorè, ovvero la creazione di un mega polo dei media sud europeo specializzato in contenuti televisivi premium (magari anche il calcio) e distribuzione digitale (che potrebbe avvenire attraverso Tim e Mediaset).

La nuova filiale italiana annunciata la scorsa settimana da De Puyfontaine avrà sede a Milano, e aprirà entro fine mese. “Sarà il veicolo per investire nelle industry creative e culturali italiane”, ha detto un portavoce di Vivendi.

Non sembra un caso che l’apertura dell’ufficio italiano di Vivendi arrivi pochi giorni dopo la nomina di Arnaud De Puyfontaine a presidente esecutivo del Gruppo Tim, che Vivendi controlla di fatto, dopo il disco verde della Commissione Ue, con una quota del 24%.

Rilancio in Italia

Un rilancio sul mercato italiano che arriva nonostante l’intervento regolatorio dell’Agcom e nonostante la guerra legale in atto con Mediaset, per la mancata acquisizione di Premium, che di fatto ha rotto l’alleanza strategica di Bollorè con la famiglia Berlusconi disegnata appunto per creare un grande polo dei media nel Sud Europa al quale Vivendi non ha però rinunciato.

L’ormai defunta alleanza fra Vivendi e Mediaset, nata nell’aprile del 2016, era disegnata per creare una piattaforma di contenuti paneuropea in grado di competere con Sky e Netflix nel bacino del Mediterraneo, forte anche del produttore cinematografico e televisivo di Vivendi Studiocanal. Ma l’accordo è poi naufragato, dopo che Vivendi si è tirata indietro rispetto all’acquisizione di Premium e in seguito ha rastrellato quote del Biscione salendo in pochi mesi dal 3% al 29,9% (secondo azionista dietro a Fininvest).

Vivendi-Mediaset, riavvicinamento sui diritti del calcio?

Secondo il sito specializzato Variety, un riavvicinamento fra Vivendi e Mediaset potrebbe arrivare adesso sul terreno dei diritti del calcio. Oltre agli investimenti in contenuti locali come serie e film, Vivendi potrebbe decidere di spendere per acquisire i diritti Tv della Serie A, che saranno rimessi all’asta dopo l’estate in seguito al fallimento della prima gara la scorsa settimana, alla quale soltanto Sky ha presentato la sua offerta meno della metà rispetto al miliardo e più atteso dai club di Serie A. L’asta è stata contestata da Mediaset, che ha fatto ricorso all’Antitrust contro i termini del bando di gara e in particolare la composizione dei lotti.

Dopo il flop dell’asta, Luigi De Siervo, l’amministratore delegato di Infront, ha detto che “E’ in fase di definizione la situazione complessa di Vivendi, Telecom e Mediaset: a un certo punto arriverà a maturazione e al colosso Sky si contrapporrà quello Vivendi-Mediaset-Telecom. Quindi non sono preoccupato”. Per l’advisor dei club della Lega di Serie A “non c’è deflazione” e se non andasse in porto il polo Vivendi-Telecom-Mediaset il canale della Lega sarebbe l’unica ipotesi plausibile”, ha aggiunto.

Insomma, secondo l’advisor della Lega alla fine il colosso Sky dovrà vedersela con l’altro colosso formato da Vivendi, Mediaset e Telecom Italia per i diritti della Serie A. C’è da dire che Telecom Italia ha smentito ogni interessamento per la serie A, ma secondo gli analisti l’interesse comune per il calcio spingerà Mediaset a più miti consigli nel conflitto in atto con Vivendi.

Anche secondo gli analisti di Equita SIM l’apertura della nuova filiale italiana di Vivendi e il potenziale interesse per i diritti della Serie A sono elementi “che potrebbero riportare insieme Vivendi e Mediaset”.

C’è da dire, però, che se De Puyfontaine non perde occasione per porgere la mano a Mediaset, dal canto suo il Biscione resta ancora freddo e incontri in vista per riaprire il dialogo fra le parti al momento non ce ne sono.

D’altra parte, dopo che ieri Sky si è aggiudicata in esclusiva diritti della Champions e dell’Europa League per il triennio 2018-2021, il futuro di Premium sembra ancor più legato alla partita dei diritti per la Serie A. Premium sarà della partita?

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