Braccio di ferro

Vivendi-Mediaset, la sentenza del Tar sul ricorso francese contro Agcom dopo l’estate

Vivendi dovrà attendere qualche mese la sentenza del tribunale sul ricorso contro l’Autorità prima di capire in che modo ricalibrare la sua strategia in Italia.

di Paolo Anastasio | @PaoloAnastasio1 |

Vivendi dovrà attendere qualche mese prima di sapere in che modo ricalibrare la sua strategia in Italia. Il verdetto del Tar del Lazio sul ricorso fatto da Vivendi contro la decisione di Agcom che ha imposto al gruppo di Vicent Bollorè di diminuire le sue quote in Tim o Mediaset non sarà pronto prima di 45 giorni, “più probabilmente dopo l’estate”.

Lo hanno detto fonti legali di Vivendi e Mediaset, in vista della discussione sul merito che si è svolta ieri pomeriggio in udienza pubblica al Tar.

Agcom il 18 aprile 2017 ha imposto a Vivendi di alleggerire la sua partecipazione in Tim o Mediaset, in base all’articolo 43 del Tusmar, perché la doppia partecipazione significativa in due aziende i cui ricavi nel settore delle comunicazioni elettroniche superano il 40% dei ricavi non possono superare il 10% dei ricavi del SIC (Sistema integrato delle comunicazioni).

Vivendi, che ha fatto ricorso ad aprile 2018, ha spostato in un trust (la fiduciaria Simon) poco più del 19% della quota di circa il 29% detenuta in Mediaset. Vivendi è anche il primo azionista di Tim con il 23,9%, ed esprime 5 membri del Cda.

Nel corso del dibattito di ieri i legali di Vivendi hanno sottolineato come viene reiterata da parte della società “la richiesta di rinvio pregiudiziale alla Corte di Giustizia” ritenendo che l’interpretazione data dall’Agcom all’articolo 43 del Tusmar “viola la libertà di circolazione dei capitali e dei servizi”.

Il legale di Vivendi Giuseppe Scassellati ritiene che la delibera dell’Agcom vada annullata in quanto discriminatoria verso il gruppo francese che ha sempre rispettato i limiti fissati dal Tusmar. Per loro la delibera violerebbe sia le norme italiane che quelle europee in materia in quanto, dicono, Vivendi non controlla né esercita influenza dominante su Mediaset.

Vivendi non ha fatto ricorso alla Commissione Europea, anche se non esclude di farlo.

Banner Tiesse

“Se fosse vera la tesi della controparte, Vivendi potrebbe acquisire il 28% di Sky, La7 e, se fosse possibile, anche della Rai. E’ una tesi insostenibile dal punto di vista della ragionevolezza”. Lo ha dichiarato l’avvocato Antonio Catricalà, già presidente dell’Antitrust e sottosegretario alle Comunicazioni, oggi difensore di Mediaset nella causa al Tar. Catricalà, nel corso del dibattito avvenuto oggi al Tar, ha richiamato il dettato dell’articolo 43 del Tusmar per controbattere ai legali di Vivendi che puntano il dito sull’interpretazione della norma da parte dell’Agcom. L’articolo 43 del Tusmar parla dell’applicazione delle norme per “società controllate o collegate” non lasciando, secondo i legali di Mediaset, dunque adito a dubbi.

Le frizioni fra Mediaset e Vivendi risalgono a due anni fa, dopo la mancata acquisizione di Mediaset Premium da parte del gruppo francese, e sono proseguite dopo la successiva scalata francese definita “ostile” dal gruppo di Cologno Monzese. La lite prosegue in tribunale, con una richiesta danni miliardaria da parte di Mediaset e Fininvest.

C’è da dire che all’ultima assemblea Mediaset i rappresentanti della fiduciaria di Vivendi non sono stati ammessi in assemblea. I rapporti non sembrano migliorati nel tempo anche se Mediaset, che sta lavorando ad un progetto per realizzare un grande polo dei media europei e sta cercando alleati, non esclude a priori la presenza di Vivendi nel progetto come investitore.

Quel che è certo, inoltre, è che Vivendi non ha alcuna intenzione di abbandonare il mercato italiano nonostante le difficoltà.

© 2002-2018 Key4biz

Instant SSL