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Virkkunen ripudia il fair share. In DNA modello “equo compenso”-Agcom come nel caso Bing-Gedi?

Henna Virkkunen liquida il fair share (di bretoniana memoria) e promuove al suo posto il nuovo sistema di conciliazione volontaria fra operatori Tlc e OTT. Di fatto, la Ue rinnega l’imposizione automatica di un pagamento diretto obbligatorio dalle Big Tech alle telco in caso di liti e dispute proposta dalla Commissione Ue nel Digital Networks Act. Promuove invece un meccanismo volontario, da mettere in atto caso per caso in caso di conflitto.

Un brodino per gli operatori Tlc

Un bordino per gli operatori Tlc, che speravano in un intervento deciso dell’Esecutivo e che hanno protestato in modo vibrante dopo la pubblicazione della proposta di legge del DNA, che dovrà passare al vaglio dell’Europarlamento e del Consiglio Ue.

Sarà la soluzione giusta?

Di certo, non si chiama più fair share (equo compenso) ma in qualche modo ne prende il posto introducendo di fatto una “network fee” mascherata che dovrà di fatto essere decisa di volta in volta a seconda dei conflitti.

Il modello di conciliazione fra operatori Tlc e Ott potrebbe in futuro ricalcare quello fra editori e OTT per quanto riguarda la pubblicazione degli articoli sui motori di ricerca. In Italia ha fatto scuola il provvedimento Agcom del 26 luglio 2024: l’autorità nella disputa fra Microsoft, che pubblica news sul suo motore di ricerca Bing, e Gruppo Gedi, ha imposto al gruppo americano di pagare un equo compenso al Gruppo Gedi per la pubblicazione dei suoi contenuti.

Editori modello per gli operatori Tlc?

Gli editori hanno fatto scuola e potrebbero rappresentare un modello per gli operatori Tlc con il nuovo DNA in arrivo?

Vedremo.

Resta da capire se il BEREC, con il supporto delle autorità nazionali, sarà in grado di agire in maniera perentoria ed efficace come arbitro del DNA.

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