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Vetro o plastica, quale dei due è più sostenibile per l’ambiente?

Vetro amico dell’uomo, anche dell’ambiente?

Il vetro ha accompagnato lo sviluppo della nostra civiltà, fin dai tempi più antichi. Abbiamo imparato ad utilizzarlo come contenitore già millenni or sono e oggi continua ad avere un ruolo chiave nella nostra economia e nella quotidianità.

La domanda che molti si pongono è la seguente: ma davvero il vetro è più sostenibile a livello ambientale della plastica?

Chissà quante volte lo abbiamo pensato o lo abbiamo sentito in una discussione con amici o colleghi. Di vetro e plastica ce n’è in abbondanza sul mercato, li utilizziamo non solo come imballaggi, ma anche nell’industria per la produzione di importanti componenti di diversi settori strategici, dall’ICT all’edilizia.

In termini di riciclaggio, il vetro è sicuramente più amico dell’ambiente.

Secondo dati riportati in un articolo della BBC, il tasso medio di riciclo del vetro è del 76% a livello mondiale (e il vetro riciclato può arrivare fino a 20 cicli di riuso), quello per la plastica da imballaggio del 41%, del legno da imballaggio del 31%.

Non inquina se disperso

In caso di dispersione del vetro in ambiente, anche in discarica abusiva, il materiale non è inquinante come la plastica, perché è composto di silice, che è un minerale naturale.

La silice costituisce il 60% circa della crosta terrestre, è davvero un composto del tutto naturale e se lasciato a degradarsi in ambiente libero non crea problemi a livello di ecosistema, ha spiegato Franziska Trautmann, co-fondatrice di Glass Half Full, un’azienda con sede a New Orleans che ricicla il vetro trasformandolo in sabbia, che poi può essere utilizzata per il ripristino della costa e per gli interventi d’emergenza in caso di calamità (ad esempio per contenere o deviare i flussi delle inondazioni/esondazioni).

La sabbia con cui si fa il vetro è la seconda risorsa più sfruttata al mondo dopo l’acqua

Fin qui i grandi vantaggi del vetro, rispetto alla plastica, ma andando a fondo alla questione ci sono anche degli svantaggi nella produzione di vetro.

Primo fra tutti il problema delle materie prime. Per fare vetro serve tanta sabbia e oggi siamo già in carenza di questo composto minerale così caro a noi tutti per i ricordi estivi a cui rimanda, perché come ci hanno detto dalle Nazioni Unite: se ne consuma molta di più di quanta se ne rigenera in natura anno dopo anno.

La sabbia è infatti la seconda risorsa più utilizzata al mondo dopo l’acqua: ogni anno ne usiamo per svariati motivi circa 50 miliardi di tonnellate sotto forma di “aggregato”, termine industriale per sabbia e ghiaia, dall’industria dei microchip all’agricoltura, dai trasporti all’elettronica di consumo, dall’edilizia all’aerospaziale.

Il vetro è energivoro e genera emissioni inquinanti

Altro problema, per ottenere vetro servono temperature di fusione molto alte. Nel procedimento di fusione inoltre si generano molte emissioni inquinanti, gas serra insomma.

Fondere sabbia per ottenere vetro da cui produrre bottiglie genera emissioni pari a 60 megatonnellate di CO2 l’anno. La plastica, a confronto, necessità di una temperatura di fusione molto più bassa.

Le materie prime impiegate per ottenere vetro fondono a 1500 C°. Spesso si miscelano alle materie prime anche materiale riciclato, così da abbassare la temperatura, impiegare meno combustibile per alimentare i forni e tutto sommato mantenere inalterata la qualità del prodotto finale.

La fusione è il punto critico dell’industria del vetro, perché rappresenta il 75% del consumo energetico di questa industria.

E se per produrlo passassimo all’elettrificazione o all’idrogeno verde? Intanto servono più rinnovabili

In conclusione, il vetro ha un impatto basso sull’ambiente in termini di inquinamento dovuto alla degradazione del prodotto esausto sul terreno o in acqua, ma per essere prodotto richiede elevati consumi energetici generando quindi elevate emissioni di gas serra.

Per sostenere che sia più amico dell’ambiente rispetto alla plastica bisognerebbe rapidamente trovare un nuovo vettore energetico per alimentare gli impianti di produzione del vetro al posto dei dannosi combustibili fossili.

Aumentando il tasso di riciclo e il mix di materie prime impiegate, si può ridurre il consumo energetico e molte aziende europee, anche in ragione degli obiettivi di sostenibilità che l’Unione si è data tra il 2030 ed il 2050, stanno già pensando alla conversione degli impianti all’elettrificazione (80% energia elettrica, 20% gas), ma c’è anche chi pensa all’idrogeno verde e al biogas (non come unica alimentazione, sempre all’interno di un mix di fonti energetiche).

Questo però aumenterà sensibilmente la domanda di energia, soprattutto da fonti energetiche rinnovabili, che significa sarà necessario rapidamente potenziare la capacità totale installata in tutti i Paesi europei. nella sola Germania si stima che i consumi di energia elettrica passeranno dagli attuali 567 miliardi agli oltre 700 miliardi di kWh attesi per il 2030.

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