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Vertice in Belgio sulla competitività europea, la vera partita è solo l’energia? E il digitale?

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La riunione dei capi di Stato e di Governo riuniti ad Alden Biesen. Tre le priorità espresse nel pre-vertice tra Italia e Germania. Draghi spinge per muoversi velocemente. Si rilancia con forza il principio della "cooperazione forzata". Il fattore chiave è l'energia, mentre il digitale esce di scena.

Il vertice Ue per rilanciare la competitività europea

Completamento del Mercato Unico, semplificazione regolatoria e riduzione dei prezzi dell’energia, con una politica commerciale ambiziosa e pragmatica. Queste le tre priorità delineate nel documento orientativo predisposto da Italia, Germania e Belgio nel pre-vertice dell’incontro informale dei Capi di Stato e di Governo Ue di Alden Biesen.

La richiesta diretta è sulla deregolamentazione, la revisione del meccanismo ETS e l’abbattimento del prezzo dell’energia, con il sostegno della grande industria europea, ma che a quanto pare non prende in considerazione il mondo delle tecnologie e del digitale.
Ci chiediamo se la partita della competitività si può vincere non parlando di indipendenza digitale e tenendo a margine l’innovazione tecnologica, che gli Stati Uniti invece tengono bene in conto nelle politiche nazionali e nelle strategie geopolitiche (vedi l’intelligenza artificiale e i servizi digitali, che Washington usa come maglio verso l’esterno).

Punti chiave che si ritrovano anche nell’intervento di Mario Draghi ad Anversa, che ribadisce: “é urgente agire subito”, anche attraverso il principio della “cooperazione rafforzata”.

La strada per l’ex premier italiano è sempre la stessa: ridurre le barriere nel mercato unico, la frammentazione dei mercati azionari; aumentare gli sforzi per mobilitare i risparmi europei; ridurre il costo dell’energia; prevedere la possibilità di una “preferenza europea” mirata in alcuni settori; intervenire sul processo decisionale della Ue prevedendo la possibilità di “cooperazioni rafforzate” per avanzare più rapidamente su alcuni di questi terreni, se necessario.

Il vertice di oggi al castello di Alden Biesen non è un semplice incontro “informale” tra i 27 capi di Stato e di Governo dell’Unione europea, ma un momento di rilevanza politica che potrebbe certificare un cambio di rotta dell’Unione nel suo complesso, magari definito nei dettagli nel prossimo appuntamento del 19 e 20 di marzo.

I diciannove Paesi che stamani si sono riuniti stamattina nel pre-vertice lavoreranno per proporre al Consiglio Europeo di marzo “tre cose concrete da fare“, a partire dai prezzi dell’energia, ha dichiarato la Presidente del Consiglio Giorgia Meloni, a margine del vertice informale nel castello fondato dall’Ordine Teutonico nell’odierno comune di Bilzen, nel Limburgo (Fiandre).

Continueremo a lavorare – ha spiegato nel punto stampa – l’obiettivo che ci diamo non è solamente quello di vederci prima dei Consigli Europei, ma di lavorare, in tutto il tempo che c’è tra un Consiglio Europeo e l’altro, per arrivare con soluzioni concrete. Io vorrei che il gruppo di lavoro proponesse per il prossimo Consiglio tre cose concrete da fare. La prima è sui prezzi dell’energia: stiamo cercando di essere molto concreti“.

La nostra Premier ha poi annunciato che il nuovo gruppo composto da Italia, Germania e Belgio, incentrato sulla competitività, proseguirà i suoi lavori anche in vista della riunione del Consiglio europeo di marzo.

Da sinistra la Premier italiana Giorgia Meloni, e Mette Frederiksen, Primo ministro della Danimarca

Energia troppo cara, a rischio competitività, innovazione e crescita. L’appello degli industriali

L’energia è sicuramente un fattore decisivo per il futuro industriale dell’Europa. È attorno a questo nodo si è articolato l’Antwerp European Industry Summit, riunitosi nelle Fiandre in occasione del vertice informale dei Capi di Stato e di Governo dell’Unione europea (Ue) al castello di Alden Biesen, in Belgio. Mentre i leader politici discutono la strategia per rafforzare la competitività del continente rispetto a Stati Uniti e Cina, dall’industria arriva un appello netto: senza un drastico intervento sui costi dell’energia, l’Europa rischia una deindustrializzazione strutturale.

Perché l’Europa è così indietro rispetto al resto del mondo? È una questione energetica”, ha dichiarato alla Reuters Conrad Keijzer, amministratore delegato della svizzera Clariant, specializzata in prodotti chimici.

Jon Morrish, CEO per l’Europa di Heidelberg Materials, è stato altrettanto esplicito: “La priorità numero uno sono i prezzi dell’energia: devono scendere. Le istituzioni devono prenderci sul serio e capire che questo sta realmente frenando la competitività europea”.

Per le imprese europee, l’energia costa oggi oltre il doppio rispetto a Stati Uniti e Cina. Dopo l’invasione russa dell’Ucraina nel 2022 e la fine delle forniture di gas russo a basso costo, i prezzi hanno subito un’impennata, colpendo in particolare i settori energy intensive. A incidere sulle bollette non sono solo le quotazioni del gas, strutturalmente più elevate in Europa rispetto agli Stati Uniti, ma anche reti congestionate, imposte nazionali e il prezzo della CO2 nel sistema europeo di scambio delle emissioni (ETS).

Il meccanismo marginalista del mercato elettrico europeo, che lega il prezzo all’ultima centrale necessaria a soddisfare la domanda (spesso a gas), espone l’intero sistema alla volatilità del metano. “La struttura dei prezzi dell’energia è una grande sfida”, ha osservato Morrish, sottolineando che Heidelberg Materials (primo produttore mondiale di cemento, con la Germania come mercato di riferimento) sta già spostando parte degli investimenti fuori dall’Europa.

L’allarme della comunità industriale della Dichiarazione di Anversa

Alla vigilia del vertice di Alden Biesen, gli industriali che hanno sottoscritto la Dichiarazione di Anversa, composta da oltre 1.300 aziende, associazioni tra cui Glass Alliance (Federazione europea del settore del vetro), la Federazione europea dei contenitori in vetro (Feve) e sindacati, hanno lanciato un appello per “adottare misure urgenti e coraggiose per ripristinare la competitività industriale dell’Europa, salvaguardare posti di lavoro di alta qualità e trasformare il Clean Industrial Deal in risultati concreti per le aziende nel 2026”.

La comunità rappresenta l’industria europea energy intensive, un comparto con un fatturato superiore a 1,5 trilioni di euro e 6,6 milioni di dipendenti diretti. Nell’ultimo anno, secondo i dati diffusi, sono andati persi 200.000 posti di lavoro e la produzione ha registrato cali fino al 40% in alcuni segmenti.

L’appello è stato rilanciato durante il Vertice europeo dell’industria ad Anversa, che ha riunito oltre 500 leader industriali e rappresentanti di associazioni, alla presenza della Presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, e sotto l’egida del primo ministro belga, Bart De Wever. Hanno partecipato, tra gli altri, il Cancelliere tedesco Friedrich Merz, il Presidente francese Emmanuel Macron, il Primo Ministro olandese Dick Schoof e il Cancelliere austriaco Christian Stocker, a testimonianza della rilevanza politica della crisi industriale.

La Dichiarazione di Anversa, documento programmatico firmato il 20 febbraio 2024, delinea un percorso in 10 punti per un “Patto Industriale Europeo” che ponga la competitività al centro dell’agenda 2024-2029. Le richieste si concentrano su tre assi: ridurre i costi dell’energia e delle emissioni di carbonio; sostenere il commercio globale equo e migliorare l’accesso ai finanziamenti; rafforzare gli strumenti contro la concorrenza sleale per garantire condizioni di reale parità.

La risposta di Ursula von der Leyen: più rinnovabili e Unione dell’energia

La presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, ha riconosciuto che “i prezzi restano troppo alti e volatili”, attribuendone le cause alla “mancanza di interconnessioni e di reti adeguate” e alla dipendenza dai combustibili fossili.

Intervenendo al Parlamento europeo, ha ribadito che “completare il Mercato unico significa anche completare l’Unione dell’energia”. I dati sui costi di generazione nel 2025 rafforzano, secondo la Commissione, la necessità di accelerare sulla transizione: l’elettricità prodotta dal gas ha superato in media i 100 euro per megawattora; quella solare si è attestata a 34 euro per megawattora; il nucleare tra 50 e 60 euro per megawattora.

Nel 2024, per la prima volta, l’Unione ha prodotto più elettricità da solare ed eolico che da tutti i combustibili fossili messi insieme.

Per consolidare questa traiettoria, Bruxelles ha proposto a dicembre una revisione legislativa per accelerare i permessi sulle infrastrutture di rete e ha lanciato il pacchetto “Reti europee”. A gennaio è stato siglato l’accordo sul progetto Bornholm Energy Island, che collegherà Danimarca e Germania a 3 gigawatt di eolico offshore, trasformando “il vento del Baltico da risorsa nazionale a energia europea condivisa“.

Sul breve periodo, la Commissione ha anche suggerito di ridurre le imposte nazionali sull’energia, ma la proposta ha incontrato scarso sostegno tra gli Stati membri, impegnati a finanziare nuove priorità come la difesa.

L’Ue alla ricerca di energia “abbondante e accessibile”

Come possiamo quindi rafforzare il business case dell’Europa? Servono velocità, scala, potenza e nuovi mercati per competere in un mondo inarrestabile. Velocità, per espandere la produzione e crescere. Scala, per mobilitare maggiori investimenti e attrarre capitali. E potenza, ovvero energia abbondante e accessibile. E abbiamo bisogno di nuovi mercati per rafforzare e ridurre i rischi delle nostre catene di approvvigionamento“, ha dichiarato von der leyen ad Anversa.

La Presidente della Commissione ha poi anticipato l’arrivo del 28° regime a marzo, dell’Industrial Accelerator Act a fine mese e la proposta di un’Unione del risparmio e degli investimenti, tutti strumenti chiave per favorire gli investimenti, aumentare la capacità competitiva e aiutare i settori produttivi, anche se il passo decisivo sarà arrivare ad offrire energia affidabile e accessibile: “Questo è fondamentale per sostenere il business case dell’Europa, soprattutto per i settori ad alta intensità energetica“.

Le critiche ambientaliste: “Non arretrare sulla transizione”

Le organizzazioni ambientaliste contestano l’idea che la competitività possa essere recuperata rallentando o attenuando le politiche climatiche. A loro avviso, l’attuale crisi dimostra la fragilità di un sistema ancora troppo dipendente dai combustibili fossili importati.

Ridurre il prezzo dell’energia attraverso sussidi al gas o un indebolimento dell’ETS, sostengono, rischierebbe di ritardare gli investimenti in rinnovabili, efficienza energetica ed elettrificazione industriale.

La vera risposta strutturale, secondo questa prospettiva, è accelerare sulle fonti a basse emissioni, potenziare le reti e favorire contratti a lungo termine che disaccoppino progressivamente il prezzo dell’elettricità dalla volatilità del gas.

In questa chiave, progetti come Bornholm Energy Island e il rafforzamento delle interconnessioni sono considerati strumenti essenziali per stabilizzare i prezzi e rafforzare l’autonomia strategica europea.

Competitività e decarbonizzazione: una sintesi ancora da costruire

Nel suo intervento ad Anversa, Bart De Wever ha definito la situazione industriale in Belgio, Germania, Paesi Bassi e Francia “semplicemente drammatica”, avvertendo che l’Europa è “sull’orlo di una crisi esistenziale”. Senza “innovazione, produttività e competitività”, ha affermato, “la decarbonizzazione dell’Europa diventerà sinonimo della sua deindustrializzazione”.

Tra Anversa e Alden Biesen si gioca dunque una partita strategica: conciliare sicurezza energetica, prezzi sostenibili e transizione climatica. L’energia, con il suo costo, le fonti, le infrastrutture e le regole di mercato, è il terreno su cui si misura la capacità dell’Unione europea di restare un attore industriale globale senza rinunciare agli obiettivi climatici. La sintesi tra queste esigenze definirà il profilo economico e geopolitico dell’Europa nel prossimo decennio.

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