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Verso le 7000 startup innovative in Italia. Il 13,5% fondate da donne

Fino ad oggi la maggioranza degli startupper è sempre stata maschile, con un’incidenza media delle donne a livello europeo pari al 14,6%. Uno squilibrio che però inizia a ridursi in Svezia, dove il 33,3% delle startupper è donna, nonché in Romania (28,1%) e in Francia (26,7%).

L’Italia è più indietro, con un 13,5% di startupper donne, ma a sorpresa davanti alla Germania (12,9%).

Sono questi alcuni dei dati più rilevanti consultabili nella “Relazione annuale 2016 al Parlamento” del Ministero dello Sviluppo Economico (Mise) e relativa allo stato di attuazione e sull’impatto della normativa in favore delle startup e delle Pmi innovative.

A dicembre 2016 le imprese iscritte alla sezione speciale del Registro delle Imprese dedicata alle startup innovative sono 6.745. Rispetto allo stesso periodo del 2015 si registra un aumento del 31% e addirittura del 112% se si prende a riferimento il 2014.

Questa Relazione – dichiara il Ministro dello Sviluppo Carlo Calenda nella premessa al testo – conferma la crescita dell’ecosistema italiano, in termini ad esempio di numero di startup registrate (+41% sull’anno precedente), forza lavoro coinvolta (+47,5%), valore medio della produzione (+33%) e risorse finanziarie raccolte (+128%, considerando il versante dell’accesso al credito mediante il Fondo di Garanzia per le PMI)”.

“Stando ai risultati dello Startup Manifesto Policy Tracker, pubblicato nel marzo 2016, l’Italia si posiziona infatti al secondo posto tra i 28 Paesi membri dell’Unione europea per tasso di adozione delle raccomandazioni promosse dalla Commissione europea sul tema”.

Proseguendo con questa velocità, si evidenzia nel documento, lo stock delle startup innovative italiane potrebbe superare quota 7.000 unità entro la metà del 2017. Tale proiezione però è in difetto, spiegano dal Mise, perchè non tiene però conto del significativo numero di imprese (840) che al 30 giugno 2016 ancora figuravano nella sezione speciale ma, essendo state costituite precedentemente al 18 dicembre 2012, hanno raggiunto il limite temporale previsto per la permanenza nella sezione speciale delle startup innovative al 18 dicembre del 2016.

Nell’anno appena terminato, la dinamica delle iscrizioni alla sezione speciale del Registro delle imprese ha conosciuto una crescita costante, con un picco di 248 startup iscritte nel marzo 2016. Il tasso di mortalità appare, anche se in leggera crescita rispetto all’anno precedente, ancora notevolmente basso; per la prima volta, inoltre, vengono presentate statistiche sul tasso di sopravvivenza delle imprese, le quali nel 95,1% del casi risultano ancora attive a tre anni dall’avvio.

In utile solo neanche il 43% delle startup innovative, per un giro di affari al di sotto di 590 milioni di euro.

Secondo la Relazione, l’età media degli startupper europei è di 34,6 anni: l’Italia si colloca al terzo posto per incidenza tra i founder della fascia di età under 24 (il 12,9%, dietro a Belgio e Regno Unito). Guardando alla fascia degli under 35, l’Italia si mantiene poco sopra la media europea (incidenza del 49,5% contro 48,2%).

A livello geografico, la regione italiana con la più alta quota di startup innovative resta la Lombardia (22,5%), dove peraltro opera il maggior numero di imprese attive italiane (15,8% del totale); seguono l’Emilia Romagna, con l’11,9% delle startup innovative (7,9% delle società di capitali complessive), il Lazio con il 10,1% (9,3%), il Veneto con il 7,5% (8,5%).

Da un approfondimento sulla distribuzione provinciale delle startup innovative italiane, invece, risulta che il maggior numero di queste è localizzato è Milano: 1000 imprese, pari al 15% del totale. Seguono Roma con 572 (8%), Torino 301 (4%), Napoli 190 (3,2%) e Bologna 178 (3,0%).

Secondo altri dati della Camera di Commercio di Bologna, quasi il 42% delle startup innovative italiane ha sede in una Città metropolitana.

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