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Verifica dell’età online, gli Stati europei frenano sull’app della Commissione. “Dubbi su sicurezza e privacy”

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Bruxelles punta comunque a standard comuni ma diversi governi preferiscono soluzioni nazionali: dubbi su sicurezza e privacy sul quale l’Estonia, ad esempio, ha espresso un “campanello d’allarme” che rende improbabile l’adozione.

I Paesi europei guardano con scetticismo alla nuova applicazione sviluppata dalla Commissione europea per verificare l’età degli utenti online. Secondo quanto riportato da Politico, diversi ministri e funzionari di governo si sono detti incerti, riluttanti o apertamente contrari all’adozione dello strumento, preferendo mantenere o sviluppare soluzioni nazionali.

La Commissione ha raccomandato l’utilizzo dell’app per proteggere i minori dai rischi online, in particolare per l’accesso a contenuti illegali o sensibili come pornografia, alcol e, in prospettiva, anche social media.

App verifica dell’età online: problemi tecnici e vulnerabilità

Poche ore dopo che Bruxelles aveva dichiarato il sistema “tecnicamente pronto”, alcuni criminal hacker hanno individuato falle nel software, alimentando ulteriori dubbi tra gli Stati membri.

La Commissione ha ridimensionato l’accaduto, spiegando che si trattava di una versione dimostrativa e che il codice sarà aggiornato prima di un’eventuale diffusione su larga scala.

Per Irlanda, Francia, Polonia è no

Politico spiega come Irlanda, Francia e Polonia preferiscono continuare a utilizzare le proprie applicazioni nazionali. La Germania ha fatto sapere di non avere intenzione di adottare la soluzione europea, mentre la Finlandia non la sta implementando attivamente.

Nei Paesi Bassi, il governo sta ancora valutando se l’app sia sicura, rispettosa della privacy e difficile da aggirare. L’Estonia ha espresso preoccupazioni più nette: i rischi legati a cybersecurity e protezione dei dati rappresentano, secondo Tallinn, un “campanello d’allarme” che rende improbabile l’adozione.

Alcuni Paesi, come l’Estonia, mettono in dubbio anche l’efficacia di queste misure, sostenendo che i sistemi di age verification siano facilmente aggirabili e non risolvano davvero i problemi legati ai contenuti online.

L’Ue pensa all’interoperabilità

Il nuovo sistema per la verifica dell’età è una sorta di “mini-wallet”, pensato per anticipare alcune funzionalità e rispondere rapidamente alle preoccupazioni legate all’impatto dei social media sui minori.

Molti Paesi, però, lo considerano uno strumento secondario. La Polonia, ad esempio, ha chiarito che il proprio wallet digitale resterà il principale sistema di verifica dell’età.

Nonostante le resistenze, la Commissione punta a garantire interoperabilità tra le diverse soluzioni nazionali. L’architettura tecnica è pensata per far dialogare applicazioni diverse, evitando la necessità di un’unica piattaforma obbligatoria.

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