L’Europa contesta Meta: Facebook e Instagram “progettati per creare dipendenza”
Non è soltanto una questione di quanto tempo trascorriamo sui social network. Al centro della nuova contestazione europea contro Meta c’è il modo stesso in cui Facebook e Instagram sono stati costruiti: un insieme di funzioni, automatismi e algoritmi pensati per rendere difficile interrompere la navigazione.
La Commissione europea ha comunicato di ritenere, in via preliminare, che Meta abbia violato il Digital Services Act (DSA), il regolamento europeo sui servizi digitali, perché non avrebbe identificato, valutato e ridotto in maniera adeguata i rischi derivanti dal cosiddetto “design che crea dipendenza” delle sue piattaforme. Su questo c’è già una sentenza in California che potrebbe rappresentare un precedente importante (compresa un’iniziativa legislativa approdata al Senato degli Stati Uniti per introdurre la dipendenza algoritmica).
Nel mirino di Bruxelles sono finite alcune delle caratteristiche più comuni e apparentemente innocue dei social network: lo scorrimento infinito dei contenuti, la riproduzione automatica dei video, le notifiche push, i reel e le storie che si susseguono senza interruzioni, oltre ai sistemi di raccomandazione che scelgono in modo sempre più preciso che cosa mostrare a ogni singolo utente.
Secondo la valutazione preliminare della Commissione, queste funzioni possono alimentare un uso eccessivo o compulsivo di Instagram e Facebook, con conseguenze sul benessere fisico e mentale degli utenti. I rischi riguarderebbero in particolare bambini, adolescenti e adulti vulnerabili, ma non sarebbero limitati a queste categorie.
Virkkunen (Ue): “La tutela del benessere fisico e mentale dei cittadini deve essere priorità per le piattaforme digitali”
“La tutela della salute fisica e mentale dei cittadini europei deve essere una priorità per le piattaforme di social media. Il Digital Services Act stabilisce un quadro normativo chiaro per chiamare le piattaforme a rispondere del design che crea dipendenza e degli effetti prodotti dai loro servizi. Siamo pienamente impegnati a far rispettare questa normativa in tutta l’Unione europea”, ha dichiarato Henna Virkkunen, Vicepresidente esecutiva per la Sovranità tecnologica, la sicurezza e la democrazia della Commissione europea.
“Gli strumenti di mitigazione attualmente adottati dalla piattaforma, come le impostazioni per la gestione del tempo, i controlli parentali e le risorse del Centro per la sicurezza, non sono sufficienti. Possono essere facilmente ignorati dagli utenti oppure richiedono ai genitori un livello di competenze tecniche troppo elevato. La Commissione si aspetta ora modifiche concrete al design delle piattaforme: dalla disattivazione, per impostazione predefinita, dell’autoplay e dello scorrimento infinito all’introduzione di efficaci pause nell’utilizzo dello schermo, fino a una revisione degli algoritmi di raccomandazione, affinché siano meno orientati a massimizzare il coinvolgimento degli utenti”, ha precisato la Vicepresidente della Commissione.
L’indagine aperta il 16 maggio 2024 si è basata, secondo Bruxelles, sull’esame delle valutazioni del rischio elaborate dalla stessa Meta, su documenti e dati interni, sulle risposte dell’azienda alle richieste di informazioni, sulla letteratura scientifica e su colloqui con esperti, compresi studiosi delle dipendenze comportamentali. Il procedimento era stato avviato proprio per verificare se Facebook e Instagram potessero stimolare comportamenti di dipendenza e se le misure adottate per proteggere i minori fossero adeguate.

L’accusa: Meta non avrebbe studiato abbastanza i rischi
Il primo rilievo mosso a Meta riguarda la valutazione del rischio. Secondo la Commissione, l’azienda non avrebbe analizzato con sufficiente accuratezza l’effetto complessivo delle proprie scelte di progettazione.
Non basta, in altre parole, esaminare separatamente un sistema di notifiche, un algoritmo di raccomandazione o la funzione di riproduzione automatica. Occorre anche chiedersi che cosa accade quando tutti questi strumenti lavorano insieme, per ore, su utenti molto giovani o particolarmente vulnerabili.
Bruxelles sostiene inoltre che Meta non avrebbe tenuto adeguatamente conto delle informazioni disponibili sull’uso notturno dei social da parte dei minori. Il momento della giornata è importante: trascorrere molto tempo su Instagram o Facebook durante la notte può interferire con il sonno e trasformarsi in un indicatore di utilizzo problematico.
Particolare attenzione viene riservata a formati come reel e storie, concepiti per offrire contenuti brevi, rapidi e consecutivi. Secondo la Commissione, Meta non avrebbe valutato a sufficienza se l’ottimizzazione di questi formati potesse favorire un uso eccessivo o compulsivo.
La presente indagine riguarda anche le preoccupazioni relative alle misure di verifica dell’età messe in atto da Meta per i minori di 13 anni, per le quali sono già state adottate conclusioni preliminari.
Un giudizio preliminare, non una condanna definitiva
La decisione comunicata dalla Commissione non chiude il procedimento e non equivale a una sentenza definitiva. Si tratta di conclusioni preliminari, l’azienda conserva il diritto di difendersi. Meta, infatti, potrà esaminare i documenti contenuti nel fascicolo d’indagine e rispondere per iscritto. Potrà presentare osservazioni, dati e argomentazioni per mettere in discussione l’analisi della Commissione o dimostrare che le misure già adottate sono efficaci.
Parallelamente sarà consultato il Comitato europeo per i servizi digitali, l’organismo che riunisce le autorità nazionali competenti nell’applicazione del Digital Services Act. Dopo avere valutato le difese di Meta e il parere del Comitato, la Commissione potrà archiviare alcune contestazioni, modificarle oppure confermarle con una decisione definitiva di non conformità.
In quest’ultimo caso, Meta potrebbe essere obbligata ad adottare specifiche misure correttive. La Commissione avrebbe inoltre la possibilità di imporre una sanzione fino al 6 per cento del fatturato mondiale totale annuo dell’azienda. L’importo effettivo dovrebbe essere proporzionato alla natura, alla gravità, alla durata e all’eventuale ripetizione dell’infrazione.

I limiti degli strumenti per controllare il tempo online
Meta mette già a disposizione funzioni per controllare il tempo trascorso sulle piattaforme. Gli utenti possono ricevere promemoria, impostare limiti e consultare statistiche sull’utilizzo. Per gli adolescenti alcune protezioni sono attivate automaticamente, mentre i genitori possono ricorrere a strumenti di supervisione.
Per la Commissione, tuttavia, queste misure non sono sufficienti. Il problema principale è che molti avvisi possono essere ignorati o rimandati facilmente. Quando compare una notifica che invita a fare una pausa, basta spesso un tocco per continuare. L’ostacolo introdotto è quindi minimo e non modifica davvero il funzionamento del servizio.
Dal punto di vista di Bruxelles, una misura di sicurezza non può essere considerata efficace soltanto perché esiste nel menu delle impostazioni. Deve produrre una riduzione concreta del rischio e permettere agli utenti di esercitare un controllo reale sul proprio comportamento.
Le critiche riguardano anche gli strumenti destinati ai genitori. Secondo la Commissione, la loro efficacia dipenderebbe troppo dalle competenze tecniche, dal tempo e dall’impegno degli adulti. Un sistema di protezione difficile da trovare, configurare o comprendere rischia di funzionare soltanto per le famiglie più informate e digitalmente preparate.
Anche le iniziative di sensibilizzazione, come i suggerimenti sull’uso responsabile o i collegamenti alle risorse per la salute mentale, sarebbero troppo deboli. Informare gli utenti dei rischi attraverso una pagina separata non compenserebbe un’architettura della piattaforma che continua a incentivare il coinvolgimento.
La risposta di Meta
Meta contesta le conclusioni europee e sostiene di avere introdotto nel tempo numerose protezioni, in particolare per gli adolescenti. L’azienda richiama, tra le altre cose, gli account dedicati ai più giovani, le restrizioni notturne e gli strumenti per la gestione del tempo.
Un portavoce di Meta, si legge in un’agenzia Radiocor del Sole 24 Ore, ha risposto alle accuse della Commissione europea: “Da quando è stata avviata questa indagine, abbiamo lanciato gli account per teenager, che proteggono automaticamente i ragazzi e danno ai genitori il controllo – consentendo loro di bloccare l’accesso a Instagram di notte e di limitare il tempo di utilizzo giornaliero a soli 15 minuti“.
La società, ha proseguito la nota, condivide “l’impegno della Commissione europea nel garantire ai ragazzi esperienze online sicure e positive, e continueremo a collaborare con loro in modo costruttivo“. La Commissione ritiene però, come visto, che tali soluzioni siano facilmente aggirabili o insufficienti rispetto alla portata del problema.
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