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I conflitti di interesse di Trump nelle aziende tech. Ma il Congresso vuole vietare il trading azionario ai funzionari pubblici

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Le rivelazioni pubblicate a maggio mostrano oltre 3.700 transazioni finanziarie nel primo trimestre 2026, molte concentrate su Nvidia, Microsoft, Amazon e Meta.

Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump possiede, compra e vende azioni delle grandi compagnie tecnologiche per centinaia di milioni di dollari.

I documenti di disclosure depositati presso l’U.S. Office of Government Ethics e resi pubblici a maggio mostrano che il presidente americano ha effettuato nel primo trimestre 2026 oltre 3.700 transazioni finanziarie, per un valore cumulativo compreso tra 220 e 750 milioni di dollari, secondo Reuters.

Negli Stati Uniti i presidenti non sono obbligati a vendere i propri titoli durante il mandato. Devono però comunicare le transazioni finanziarie. Il punto è che quelle operazioni sono avvenute mentre la sua amministrazione prendeva decisioni decisive sugli stessi settori: chip, intelligenza artificiale, cloud, esportazioni verso la Cina e possibile ingresso pubblico nel capitale delle aziende AI.

Sul piano formale, quindi, le operazioni sono dichiarate. Sul piano politico, invece, aprono una questione evidente: quanto è sostenibile che il presidente mantenga una forte esposizione verso aziende direttamente interessate dalle decisioni della Casa Bianca?

Le operazioni sui grandi titoli tech

Dai documenti emerge una forte concentrazione nel settore tecnologico. Tra le circa tre dozzine di operazioni dal valore compreso tra 1 e 5 milioni di dollari, Trump ha acquistato titoli di ServiceNow, Nvidia, Adobe, Microsoft, Oracle, Broadcom, Motorola, Amazon, Texas Instruments e Dell.

È un elenco che attraversa quasi tutta l’infrastruttura dell’economia digitale americana: chip, software, cloud, servizi enterprise, semiconduttori, hardware e data center. Non si tratta di società laterali rispetto all’agenda politica dell’amministrazione. Sono aziende centrali nella competizione tecnologica con la Cina, nello sviluppo dell’AI e nella nuova politica industriale americana.

Nvidia è il caso più evidente. I suoi chip sono alla base dei modelli AI più avanzati e delle infrastrutture di calcolo che stanno sostenendo la crescita dell’intelligenza artificiale. Microsoft, Amazon e Oracle controllano invece una parte rilevante del cloud e della capacità computazionale usata da imprese, governi e laboratori AI.

Anche le vendite più rilevanti restano nel tech

Gli acquisti di singole azioni Nvidia, Microsoft, Broadcom, Amazon, Apple e di altri titoli hanno avuto un controvalore compreso tra 1 milione di dollari (856.000 euro) e 5 milioni di dollari (4,27 milioni di euro). Gli ordini di acquisto di AMD, Intel, Goldman Sachs, Alphabet, Airbnb, DoorDash, Micron, Bloom Energy e altri titoli sono invece compresi tra 500.000 dollari (427.500 euro) e 1 milione di dollari (856.000 euro).

Il presidente statunitense Donald Trump ha inoltre dichiarato centinaia di vendite di azioni, per importi che vanno da 15.000 dollari (12.825 euro) fino a 25 milioni di dollari (21,37 milioni di euro).

Secondo il rapporto, e ipotizzando che le posizioni siano rimaste sostanzialmente invariate dalla fine di marzo, Trump registra utili pari ad almeno il 20% su quasi tutti i titoli citati e su altri ancora.

In particolare Trump è in guadagno di oltre il 100% su AMD, Intel, Iridium Communications, Bloom Energy, Intuitive Machines, Marvell Technology, Penguin Solutions, SanDisk, Seagate, Vishay Intertechnology e altri titoli.

Dalle date delle operazioni appare anche evidente che Trump ha approfittato del forte calo dei prezzi a marzo, innescato dallo scoppio della guerra in Iran. L’indice S&P 500 ha perso oltre l’8% e ha toccato il minimo alla fine del mese, per poi risalire di circa il 19% fino a nuovi massimi storici.

La Casa Bianca nega conflitti

La Casa Bianca ha respinto ogni ipotesi di conflitto di interessi. Il portavoce Davis Ingle ha dichiarato a CNBC che gli asset del presidente sono detenuti in un trust gestito dai figli.

“Non ci sono conflitti di interesse”, ha affermato Ingle. “Il presidente Trump agisce solo nel migliore interesse del popolo americano”.

La difesa è formale: il trust separerebbe la gestione patrimoniale dalle decisioni dirette del presidente. Ma il tema politico resta. Quando le operazioni finanziarie riguardano aziende che possono essere influenzate da decisioni dell’amministrazione, la distinzione tra legalità formale e opportunità istituzionale diventa più fragile.

Con “Restore Trust in Congress Act” il Congresso vuole vietare il trading azionario ai funzionari pubblici

Al Congresso degli Stati Uniti è in corso un’iniziativa bipartisan per approvare un divieto di negoziazione di azioni per i funzionari pubblici, e diversi progetti di legge si trovano in varie fasi dell’iter legislativo. L’iniziativa più rilevante è il “Restore Trust in Congress Act” (“Ripristinare la fiducia nel Congresso”), un disegno di legge bipartisan presentato al Congresso a settembre 2025 dal deputato repubblicano Chip Roy e dal deputato democratico Seth Magaziner.

Il testo vieterebbe ai membri del Congresso, ai loro coniugi e ai figli a carico di possedere o negoziare singoli titoli azionari e altri investimenti coperti dal provvedimento. Secondo i promotori, la versione per la Camera dei rappresentanti ha raccolto oltre 120 co-sponsor, mentre una “discharge petition” lanciata dalla deputata repubblicana Anna Paulina Luna punta a portare il testo in aula anche senza l’approvazione della leadership.

È aperto anche un dibattito separato sul fatto se il divieto debba andare oltre il Congresso e riguardare anche il presidente e il vicepresidente.

Alcune proposte sostenute dai Democratici estenderebbero i vincoli anche al potere esecutivo, in parte in risposta alle preoccupazioni legate alle attività economiche e alle operazioni finanziarie del presidente Donald Trump rese pubbliche dalle dichiarazioni.

Al Senato una versione dell’ETHICS Act ha superato l’esame di commissione nel 2025 e vieterebbe il trading azionario ai membri del Congresso, al presidente e al vicepresidente, anche se compromessi ed eccezioni hanno complicato il suo percorso politico.

Una bella grana per Trump se dovesse passare il divieto di trading anche per il presidente e i suoi componenti familiari.

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